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Eretiche riflessioni, Società

Il paradosso della civiltà del divertimento

Il prossimo weekend sarà Notte Rosa in tutta la riviera romagnola, lo annunciano trionfalmente il Resto del carlino, La Repubblica e Il Corriere. Per due giorni ci sarà divertimento per tutti, assicurano, sono previsti ben due milioni di nottambuli festaioli per 110 km di litorale.
Gli stessi giornali sono pieni in questi giorni di articoli sui migranti. Nessuno pare accorgersi che questa compresenza suscita qualche domanda: i due eventi appartengono a due mondi differenti? Lo sballo di massa e le onde migratorie non hanno alcuna relazione?
La parola “divertimento” ha perso il suo significato originario. Dal latino dis-vertere, vorrebbe indicare un volgersi altrove, un allontanarsi da ciò che è consueto e abituale, un cambiare direzione. Poveri ragazzi della civiltà del divertimento! Credono di divertirsi ripetendo quello che fanno tutti i giorni: saltellare in discoteca, bere, cercare qualche alterazione artificiale del proprio stato percettivo (nessuno li informa che ci sono vie naturali per ottenerlo), è la via emiliana romagnola all’americano “sex drug and rock and roll” che ha distrutto le generazioni ribelli degli anni 60.
Se la sinistra non esiste più questa è una delle ragioni, aver trasformato la terra del lavoro di massa nella terra del divertimento di massa, la straordinarietà della giovinezza in una età della banalità.
A partire dal “piano giovani” del comune di Bologna del dopo ’77, la parola d’ordine è stata per decenni: sono giovani, facciamoli divertire.
Questa idea che da giovani si debba solo pensare a divertirsi a me sembra sostanzialmente un’idea fascista e mi dava fastidio anche quando giovane ero.
La giovinezza è un momento di elevazione, di apertura del proprio essere, è uno spazio vuoto, una “vacanza” (vacuum) che va appunto riempita con le proprie personali e individuali scelte di vita. La civiltà del divertimento, riempendo tutto il vacuum giovanile, mostra che ha paura della libertà dei giovani.
Leggo in un giornale che il prof. D’Avenia nelle ultime due ore di lezione al suo liceo quest’anno ha distribuito un foglio bianco, vuoto come le vacanze che iniziano, e ha chiesto ai propri studenti di riempirlo come ciascuno desiderava.
Ecco, le notti dovrebbero essere bianche e vuote, non predisposte e preorganizzate, così i giovani potrebbero riempire a piacimento, secondo i propri desideri, i fogli bianchi della propria vita. Smettiamo di divertirci e iniziamo a dis-vertere.

Giuliano Buselli

5 Luglio 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/notte-rosa.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-07-05 18:30:182018-07-05 18:30:18Il paradosso della civiltà del divertimento
Ambiente, Eretiche riflessioni, Società

I quarantaquattro ambasciatori del futuro vegetale

Ci sono, da ieri, quarantaquattro giovani “ambasciatori” di un possibile futuro vegetale, in giro per l’Italia. Si tratta dei partecipanti alla prima edizione del Master Universitario di I livello “Futuro Vegetale” organizzato dall’Università di Firenze con il coordinamento scientifico di Leonardo Chiesi e Stefano Mancuso e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Quarantaquattro professionisti, provenienti da tutta Italia e dagli ambiti disciplinari più disparati (dall’architettura al design, dalla botanica all’ingegneria, dal turismo alla biologia) che si sono cimentati nella progettazione di idee ispirate dall’osservazione e dalla conoscenza del funzionamento del mondo vegetale. Quarantaquattro persone, provenienti da esperienze formative e professionali così diverse, che sono riuscite a produrre idee progettuali innovative e variegate, in grado di cambiare la comune percezione del mondo vegetale ma anche di ispirarsi ad esso per trovare soluzioni efficaci e virtuose volte al miglioramento del rapporto tra l’uomo e l’ambiente.
Sedici, in totale, i progetti presentati al termine del master dai partecipanti che hanno spaziato dalla riconversione verde di spazi di archeologia industriale alla progettazione di eventi tematici, dall’ideazione di social network veramente orizzontali all’utilizzo di organismi vegetali per la progettazione di materiali performanti, dalla pubblicazione di album di figurine tematizzati alla stampa di calendari per accrescere la consapevolezza ambientale, dall’ideazione di nuovi paradigmi culturali per la formazione allo studio di strumenti per la mitigazione dei danni strutturali generati dalle piante in contesti urbani.
Mentre il mondo la fuori continuava a marciare verso l’insostenibilità ambientale, sociale, economica e culturale quarantaquattro persone, dotate di una consapevolezza e una sensibilità ambientale superiori alla media, si sono incontrate, confrontate, misurate, cimentate, per sei mesi a Firenze, nella progettazione di idee e paradigmi innovativi dotati di una visione sistemica e circolare dei rapporti tra gli esseri viventi, sia animali sia vegetali, che popolano il pianeta. Tematiche completamente assenti dal dibattito politico, specialmente nazionale, eppure urgenti, ineludibili e non rimandabili.
Il genere umano rappresenta una percentuale irrilevante rispetto al mondo vegetale, dipende in tutto e per tutto da esso, è l’ultimo arrivato in ordine di tempo eppure continua a sopravvalutarsi, a considerarsi padrone dell’ecosistema, dotato di un’intelligenza superiore e addirittura ad immaginare di poterla riprodurre, questa intelligenza, attraverso la costruzione di tecnologie sempre più sofisticate. Un delirio di onnipotenza destinato a schiantarsi contro le leggi della natura, contro una saggezza più grande, un’intelligenza superiore con la quale i partecipanti al master si sono trovati a fare i conti nell’immaginare un futuro ad immagine e somiglianza delle piante.
Torniamo a casa (tra i quarantaquattro c’è anche il sottoscritto) con una consapevolezza superiore, con una visione di lungo termine, con una speranza in più. Ora si tratta di evangelizzare, di dialogare, di spiegare, di diffondere questa consapevolezza a chi ancora non è stato raggiunto. Non sarà un percorso semplice e neanche breve, probabilmente occuperà i prossimi decenni, ma si tratta di un percorso inevitabile perché inevitabili diventeranno, sempre più, i provvedimenti da prendere per evitare l’estinzione del genere umano e non del pianeta, come erroneamente molti ambientalisti continuano ad affermare. Il pianeta non si estinguerà, al massimo potremo estinguerci noi se non agiamo per tempo, se non avremo l’intelligenza (questa si) di cambiare il nostro modo di pensare e di agire prima che sia troppo tardi.

Massimiliano Capalbo

3 Luglio 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/master-futuro-vegetale.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-07-03 09:48:292018-07-03 09:48:29I quarantaquattro ambasciatori del futuro vegetale
Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Il cambiamento nasce dal silenzio

“Io alla fine faccio la stessa cosa che fanno Salvini e Di Maio, solo che loro due hanno due partiti alle spalle” afferma in un’intervista a “La Stampa” di Torino, Gian Marco Saolini, di professione troll, se così si può dire. Cosè un troll? Uno che crea notizie-bufale o fake news e le diffonde sul Web. Pare però che il Gian Marco, a differenza di quelli che lo fanno per influenzare opinioni ed atteggiamenti, si diverta a farlo per confermare le proprie convinzioni. Ovvero che “la gente non ha fiducia nei media. Il format del “non ve lo dicono, statemi a sentire” funziona sempre, perché tutti pensano che lo stato e le istituzioni ci stiano nascondendo qualcosa.”
Come dargli torto? Per me Gian Marco Saolini non è un troll ma un artista della comunicazione e le sue sono vere e proprie opere d’arte digitali. Gli artisti, infatti, hanno il compito di mettere in evidenza le contraddizioni insite nelle società, di smontare i meccanismi che ci tengono intrappolati, di provocare e Gian Marco lo fa molto bene a giudicare dalle reazioni di chi legge e condivide le sue video-bufale.
In effetti il tam tam quotidiano della comunicazione giornalistica si nutre ormai da tempo di “sentito dire”, di ipotesi, di previsioni, di fretta di giungere alle conclusioni, non è molto diverso dalle fake news di Saolini. La quantità di giornali, trasmissioni televisive, radiofoniche e di webzine dedicate al tema della politica, ad esempio, è così elevata che il bisogno di notizie induce la maggior parte dei giornalisti(?) a creare le notizie ad arte pur di riempire pagine (cartacee e digitali) e ore di trasmissioni. La notizia diventa la dichiarazione, i dibattiti si fanno sulle intenzioni, sulle parole pronunciate e, quando queste mancano, le si vanno a ricercarle nei profili social dei partitici oppure direttamente alla fonte, specie se quest’ultima è bisognosa di visibilità per affermare il proprio ego, colpire l’avversario, scalare i sondaggi, sentirsi in qualche modo vivo. E’ sufficiente condividere le dichiarazioni sui social per aprire il vaso di Pandora della contumelia e dell’aggressività.
E quando la notizia non basta a riempire gli spazi, si aggiunge il gossip e la satira. I talk show di approfondimento politico sono diventati dei contenitori dove si discute dei massimi sistemi, dove tutto fa brodo, dove la notizia è solo lo spunto, l’ispirazione per arrivare da tutt’altra parte e perdere di vista il tema.
Saolini ci mette di fronte al tema dei temi della nostra società: l’incomprensione quotidiana, frutto spesso dell’overdose di informazioni che attraverso i media vengono costruite e decostruite a piacimento, ci dimostra che con l’ausilio di tecnologie sempre più pervasive chi vuole può sollecitare le emozioni e le suggestioni più istintuali manovrando gli umori. Ma, soprattutto, conferma la tesi secondo la quale noi vediamo con le nostre idee invece che con i nostri occhi. La realtà è soggettiva, è il frutto della rielaborazione degli input ricevuti dai nostri organi di senso ad opera del cervello. Se fosse oggettiva andremmo tutti d’accordo. “Io dico soltanto alla gente quello che la gente vuole credere. E ci crede, come si può vedere dal successo del video“.
Occorrerebbe fare silenzio, osservare dei lunghi silenzi. Occasioni per ascoltarsi e comprendersi. Il vero cambiamento, prima che dalle azioni, dovrebbe cominciare da qui, dalla capacità di resistere alla tentazione di sproloquiare. Forse si avrebbe più tempo per connettere la bocca al cervello e coordinare pensieri e azioni, ma soprattutto di mettersi nei panni dell’altro per condividere il suo punto di osservazione e scoprire che forse anche lui ha ragione.
Come scrive Cristina Noacco: “conoscere l’alfabeto del silenzio ci permette di aprirci alla compassione, alla comprensione e alla condivisione delle nostre differenze“.

Massimiliano Capalbo

26 Giugno 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/silenzio.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-06-26 13:15:182018-06-26 13:25:46Il cambiamento nasce dal silenzio
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

www.massimilianocapalbo.it

Agisco nel mio piccolo mondo, cercando di gettare ponti attraverso legami deboli.

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