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Ambiente, Calabria, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Turismo

La donna che sussurra ai fiori di lavanda

Secondo la SVIMEZ la Calabria è morta. Da anni ci ammannisce diagnosi da funerale. Ma noi siamo sempre qui. Malconci, certo, ma vivi. A dispetto di tutti e tutto. Nonostante la politica, le pubbliche amministrazioni, gli scoraggiatori seriali e la ‘ndrangheta (guai a distrarsi da questa parolina magica!), che ci inoculano dosi letali di psicofarmaci, droghe ed altre sostanze venefiche, quotidianamente. Al punto che ci hanno immunizzati: sì, i calabresi siamo diventati immuni al brutto, al cattivo, al peggio … e all’idiozia che dilagano (e non solo in Calabria).
A Campotenese, sull’orlo occidentale del meraviglioso piano che divide il Massiccio del Pollino dai Monti dell’Orsomarso, nel bel mezzo del parco nazionale, c’è una giovane donna che di immunizzazione è specialista. Poteva starsene a Bologna, dove studiava giurisprudenza. Ma le mancava la Calabria, il clima, l’aria, il profumo, il cielo … E allora ha deciso di tornarsene giù. Ha lasciato anche casa dei suoi a Castrovillari. Ed è andata a vivere, in splendido isolamento, proprio a Campotenese, per la precisione in contrada Barbalonga di Morano, a 1100 metri di quota, nella casa per le vacanze della famiglia, con intorno una selvatica tenuta di appena due ettari. L’ha trasformata in un B&B e ha cominciato ad accogliere i visitatori del parco. Le sono tornati subito il buon umore e la lucidità mentale. Al punto che si è sposata e ha messo al mondo due figli.
Un giorno poi, mentre cammina per boschi e prati con la madre, trova uno strano fiore profumato e colorato. Lo raccoglie e lo pianta nel suo giardino, bisognoso di essenze resistenti al freddo. Scopre che è una lavanda endemica del Pollino (i botanici interpellati la battezzeranno come Lavanda pyrenaica; Selene, invece, la chiamerà Lavanda loricanda, in onore al Pino loricato). Comincia a coltivarla e a distillare il prezioso olio essenziale che ha reso ricca la Provenza, nel sud della Francia. In famiglia si conserva una sbiadita foto degli anni 40 del ‘900 che le rivela come, fra Morano e Viggianello, sino a quell’epoca vi erano addirittura delle distillerie industriali di lavanda del Pollino, il cui olio essenziale veniva venduto alla Carlo Erba. Mette su una distilleria professionale, compra altri tre ettari di terreno, trasforma la tenuta in un Parco della lavanda, produce olio essenziale, sapone, candele, sacchetti di fiori essiccati e tante atre cose.
E il Parco è sempre gremito di visitatori e scolaresche, soprattutto in giugno e luglio, quando la tenuta si trasforma in una meravigliosa distesa viola sullo sfondo delle cime del Pollino. Al punto che Selene è costretta a chiudere il B&B e a dedicarsi solo alla sua amata lavanda.
Ecco, la storia di Selene Rocco – così si chiama la donna che sussurra ai fiori di lavanda – è esemplare. L’amore per la sua terra, il desiderio di bellezza e di poesia, la lucidità mentale ritrovata, un po’ di creatività collegata alla vocazione dei luoghi, l’hanno trasformata in una persona nuova. Magari Selene non contribuirà a far aumentare il Prodotto Interno Lordo (PIL) della Calabria – su cui ci informa la solerte Svimez – ma la Felicità Esterna Netta (FEN) quella certamente sì. E per noi avvelenati dai signori di cui sopra, visitare il Parco della lavanda e capire il messaggio di speranza che ci viene dalla storia di Selene, sarà un formidabile contributo a renderci, se possibile, ancor più immuni e resilienti. Grazie Selene!

Francesco Bevilacqua

6 Agosto 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/lavanda.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-08-06 11:18:212018-08-06 11:18:43La donna che sussurra ai fiori di lavanda
Ambiente, Calabria, Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Falsi allarmi e false credenze

Mentre “Il Sole 24 ore” sciorinava i suoi numeri che relegano, annualmente, la Calabria agli ultimi posti della classifica sulla qualità della vita (che secondo l’indagine sarebbe determinata dai consumi e dalla ricchezza economica) io ero in Sila, in compagnia di 12 bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, per curare un campo estivo dal titolo “Crescere nel bosco”. Un’esperienza profonda, autentica, relazionale, naturale, in grado di determinare, soprattutto nei bambini di quest’età, un’importante presa di coscienza riguardo la nostra responsabilità e la nostra capacità di stare al mondo in maniera sostenibile, per evitare che da grandi si trasformino magari nei prossimi produttori di freddi numeri. Un’esperienza, quella vissuta in Sila, in grado di sviluppare quella consapevolezza che quasi sempre manca agli adulti, così presi dalla loro corsa al benessere (economico prima che psicologico e sociale).
Mentre i dissociati del “Sole 24 ore” pubblicavano analisi a prescindere, noi sperimentavamo la vera qualità della vita, una visione sistemica fatta di bagni nei fiumi non inquinati, di immersione nelle foglie e nell’erba, di scoperta di come vive un albero e quali straordinarie strategie adotta per adattarsi ai cambiamenti che avvengono nel corso della sua vita, apprendendo da questa straordinaria maestra che si chiama natura (l’unica e la più saggia che abbiamo a disposizione gratis) i suoi insegnamenti. D’altronde se le piante rappresentano tra l’83 e il 97 % della biomassa presente sul pianeta terra e sono comparse ed esistono da 500 milioni di anni un motivo ci sarà, la sapranno un pò più lunga di noi esseri umani, ultimi arrivati ma primi in saccenza.
Mentre imparavamo come nasce un fiume, come si forma il terriccio o le nuvole e come un bosco contribuisca a tutto questo, alcuni “intellettuali” pubblicavano articoli per lanciare l’allarme sull’ignoranza dei giovani circa il nozionismo che si insegna a scuola, colpevoli di non conoscere qual è la capitale o il presidente della tal nazione oppure qual è la data in cui scoppiò la tal guerra o in cui è stato firmato il tal armistizio. Non ho letto allarmi, invece, riguardo il fatto che sia i giovani sia gli anziani non sanno che solo il 3% dell’acqua presente sul pianeta è potabile (se tutta l’acqua del pianeta corrispondesse a quella contenuta in un fiasco da 5 litri quella potabile equivarrebbe ad un cucchiaio), che il consumo di suolo e l’uso di pesticidi uccide e impoverisce la terra (il terriccio) che è un organismo vivente; che le piante influenzano i campi elettromagnetici della terra e il clima; che le centrali turbogas, gli inceneritori/termovalorizzatori e le acciaierie costruiti dai sapienti esseri umani rilasciano nanoparticelle nell’aria che sono eterne e non scompaiono ma si spostano e depositano sulla frutta e verdura che mangiamo generando tumori, tutte conoscenze che hanno a che fare con la nostra capacità di sopravvivere e dunque di esistere. Ma nessuno sembra essere allarmato per questo. Anzi, a leggere i dati del Sole 24 ore, è tutto questo a determinare la qualità della vita. Continuiamo a diffondere falsi allarmi e a generare false credenze che distraggono il genere umano dall’unica vera preoccupazione che dovrebbe assalirlo, il suo continuare a produrre le condizioni favorevoli alla propria estinzione.

Massimiliano Capalbo

22 Luglio 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/IMG_2163.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-07-22 21:52:412018-07-22 21:59:57Falsi allarmi e false credenze
Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Il cambiamento nasce dal silenzio

“Io alla fine faccio la stessa cosa che fanno Salvini e Di Maio, solo che loro due hanno due partiti alle spalle” afferma in un’intervista a “La Stampa” di Torino, Gian Marco Saolini, di professione troll, se così si può dire. Cosè un troll? Uno che crea notizie-bufale o fake news e le diffonde sul Web. Pare però che il Gian Marco, a differenza di quelli che lo fanno per influenzare opinioni ed atteggiamenti, si diverta a farlo per confermare le proprie convinzioni. Ovvero che “la gente non ha fiducia nei media. Il format del “non ve lo dicono, statemi a sentire” funziona sempre, perché tutti pensano che lo stato e le istituzioni ci stiano nascondendo qualcosa.”
Come dargli torto? Per me Gian Marco Saolini non è un troll ma un artista della comunicazione e le sue sono vere e proprie opere d’arte digitali. Gli artisti, infatti, hanno il compito di mettere in evidenza le contraddizioni insite nelle società, di smontare i meccanismi che ci tengono intrappolati, di provocare e Gian Marco lo fa molto bene a giudicare dalle reazioni di chi legge e condivide le sue video-bufale.
In effetti il tam tam quotidiano della comunicazione giornalistica si nutre ormai da tempo di “sentito dire”, di ipotesi, di previsioni, di fretta di giungere alle conclusioni, non è molto diverso dalle fake news di Saolini. La quantità di giornali, trasmissioni televisive, radiofoniche e di webzine dedicate al tema della politica, ad esempio, è così elevata che il bisogno di notizie induce la maggior parte dei giornalisti(?) a creare le notizie ad arte pur di riempire pagine (cartacee e digitali) e ore di trasmissioni. La notizia diventa la dichiarazione, i dibattiti si fanno sulle intenzioni, sulle parole pronunciate e, quando queste mancano, le si vanno a ricercarle nei profili social dei partitici oppure direttamente alla fonte, specie se quest’ultima è bisognosa di visibilità per affermare il proprio ego, colpire l’avversario, scalare i sondaggi, sentirsi in qualche modo vivo. E’ sufficiente condividere le dichiarazioni sui social per aprire il vaso di Pandora della contumelia e dell’aggressività.
E quando la notizia non basta a riempire gli spazi, si aggiunge il gossip e la satira. I talk show di approfondimento politico sono diventati dei contenitori dove si discute dei massimi sistemi, dove tutto fa brodo, dove la notizia è solo lo spunto, l’ispirazione per arrivare da tutt’altra parte e perdere di vista il tema.
Saolini ci mette di fronte al tema dei temi della nostra società: l’incomprensione quotidiana, frutto spesso dell’overdose di informazioni che attraverso i media vengono costruite e decostruite a piacimento, ci dimostra che con l’ausilio di tecnologie sempre più pervasive chi vuole può sollecitare le emozioni e le suggestioni più istintuali manovrando gli umori. Ma, soprattutto, conferma la tesi secondo la quale noi vediamo con le nostre idee invece che con i nostri occhi. La realtà è soggettiva, è il frutto della rielaborazione degli input ricevuti dai nostri organi di senso ad opera del cervello. Se fosse oggettiva andremmo tutti d’accordo. “Io dico soltanto alla gente quello che la gente vuole credere. E ci crede, come si può vedere dal successo del video“.
Occorrerebbe fare silenzio, osservare dei lunghi silenzi. Occasioni per ascoltarsi e comprendersi. Il vero cambiamento, prima che dalle azioni, dovrebbe cominciare da qui, dalla capacità di resistere alla tentazione di sproloquiare. Forse si avrebbe più tempo per connettere la bocca al cervello e coordinare pensieri e azioni, ma soprattutto di mettersi nei panni dell’altro per condividere il suo punto di osservazione e scoprire che forse anche lui ha ragione.
Come scrive Cristina Noacco: “conoscere l’alfabeto del silenzio ci permette di aprirci alla compassione, alla comprensione e alla condivisione delle nostre differenze“.

Massimiliano Capalbo

26 Giugno 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/silenzio.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-06-26 13:15:182018-06-26 13:25:46Il cambiamento nasce dal silenzio
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

www.massimilianocapalbo.it

Agisco nel mio piccolo mondo, cercando di gettare ponti attraverso legami deboli.

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