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Eretiche riflessioni, Politica, Società

MA

“La corte riconosce il tragico bilancio che la pandemia da Covid-19 ha causato in tutta la nazione e nel mondo, tuttavia, anche in tempi di crisi, questa corte deve preservare lo stato di diritto e garantire che tutti i rami del governo agiscano entro i limiti delle loro autorità costituzionalmente riconosciute“.  E’ la motivazione con la quale il giudice federale della Georgia, Stan Baker, ha sospeso a livello nazionale l’obbligo di vaccinazione imposto agli appaltatori federali dall’amministrazione statunitense.
Colpisce la limpidezza cristallina del ragionamento: esiste una tragedia, MA lo stato di diritto non consente al governo di andare oltre i suoi limiti costituzionali, la democrazia non consente deroghe quando si è in tempi di crisi.
E’ l’opposto di quanto sentiamo ripetere ogni giorno in Italia: il governo supera i suoi limiti, MA lo richiede la situazione epidemica, la democrazia dunque può esser sospesa secondo le situazioni, esiste per i tempi normali, non per quelli di crisi.
Gli USA sono un impero in decadenza che emana ancora bagliori di civiltà giuridica, l’Italia è la patria del diritto in cui lo stato di diritto segue ormai le opportunità, è una specie di democrazia opportunista che esiste solo per i tempi di normalità.
Ognuno nei tempi di crisi rivela ciò che è realmente nei tempi normali, due esiti diversi per un medesimo MA.

Giuliano Buselli

10 Dicembre 2021/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/diritto.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-12-10 14:04:042021-12-10 14:04:04MA
Eretiche riflessioni, Società

La Terra non è rotonda

Sono due le etichette coniate dai giornalisti e appiccicate sempre più frequentemente da chiunque e all’occorrenza (spesso per evitare il confronto) a chi non si allinea al pensiero dominante: no-vax e terrapiattista. Essendomi abbondantemente occupato della prima vorrei adesso passare alla seconda etichetta. La nuova ondata di razionalismo che pervade le coscienze di molti italiani in questi ultimi due anni, e che li fa illudere di “appartenere ad un’élite privilegiata a cui è consentito di avere una vita, altrimenti, miserabile“ come afferma Gavino Sanna, presidente dell’Associazione dei Consumatori del Piemonte, ha sconfinato anche nel campo dell’astrofisica. Il terrapiattista, più del no-vax, è diventato il simbolo supremo dell’ignoranza e della paranoia che a turno interessa tutti gli esseri umani, obiettivo privilegiato di comici e “scienziati”. Lungi da me l’intenzione di prendere le difese di una categoria, questo blog non ha mai condotto battaglie ideologiche ma ancora una volta si assume il compito di porre dubbi e perplessità sul cammino dei “forti delle proprie convinzioni”.
Magari qualcuno avrà un mancamento, qualcun altro resterà deluso ma i terrapiattisti in fondo non hanno poi tutti i torti: la terra non è rotonda. La maggior parte delle persone sono d’accordo che lo sia, per il momento. Ma questa non è la realtà. E’ solo un compromesso, uno dei tanti a cui accettiamo di scendere nel corso della nostra esistenza.
Il problema, come spiega l’astrofisica Giuliana Conforto nel suo libro “Cambio di logica”, è la vista. “Che vediamo? – si domanda – Quasi niente. Non vediamo la massa oscura che è il 95% dell’intera massa calcolata e, del 5% restante, vediamo di norma solo la materia che riflette o emette la luce in frequenze ottiche.” Come avevano capito molto tempo fa sia Platone sia Giordano Bruno, senza possedere le tecnologie odierne, non vediamo che le ombre, ovvero i fotoni ottici riflessi dai corpi, la luce visibile dai nostri occhi e interpretabile dal nostro cervello. Le radiazioni elettromagnetiche (l’energia) prodotte dagli astri vengono ordinate secondo la loro lunghezza d’onda, frequenza o energia, in quello che viene chiamato spettro elettromagnetico di cui la luce visibile è una porzione veramente esigua. Le altre frequenze (onde radio, microonde, infrarosso, ultravioletto, raggi X e raggi gamma) sono escluse dall’immaginario collettivo. Noi consideriamo reali solo le frequenze ottiche, la luce visibile, però siamo sicuri di conoscere la realtà, di percepirla nella sua interezza e di detenere la conoscenza!! Per più di tre secoli l’astronomia ha ignorato le altre frequenze e, nel frattempo, ci ha convinti che i corpi celesti sono palle piene, vincolate alla gravità e sospese nel vuoto. Quando ha smesso di utilizzare solo le frequenze ottiche ha cominciato a scoprire la vastità dell’universo. La scienza ritiene “scientifico” solo quello che vede, sente e tocca. René Guénon, intellettuale esoterista francese, definiva quelli occidentali degli scientisti più che degli scienziati e li definiva come quelli che pensano che l’uomo non si sia mai proposto altro oggetto di conoscenza se non la spiegazione dei fenomeni naturali. “Sono chiaramente incapaci di capire che si può andare oltre, e non è questo che rimproveriamo loro, ma solo la presunzione di rifiutare agli altri il possesso o l’uso di facoltà che a loro mancano… Affermare che c’è qualcosa non di sconosciuto ma, addirittura, di inconoscibile è fare di una debolezza intellettuale un limite che a nessuno è permesso superare.”
Se osserviamo la Terra in estremo ultravioletto la sua forma appare asimmetrica, composta di plasma ma soprattutto la biosfera, ovvero il pianeta che consideriamo reale, che tocchiamo e vediamo ogni giorno, scompare. Pretendere di conoscere la realtà per il semplice fatto di possedere cinque sensi è uno degli atteggiamenti più arroganti di cui l’essere umano si rende protagonista quotidianamente (quasi come quello di poter salvare o distruggere il pianeta). “Qual è la realtà? – si domanda la Conforto – quella osservata in ottico o in ultravioletto?” E se osserviamo la Terra e il Sole ai raggi X? Non sono palle, hanno forme diverse da quella sferica. Ma, soprattutto, non sono sospese nel vuoto. “Oggi si sa che questo spazio vuoto è pieno di energia e percorso dal vento solare, da emissioni improvvise di plasma che sfuggono dalla superficie del Sole e invadono lo spazio. Quasi tutti i pianeti sono avvolti da una Plasmasfera che non ha forma sferica ed è quindi indipendente dalla gravità.” Come la mettiamo cari razionalisti? Che la realtà non fosse oggettiva è apparso molto chiaro, fin dalle origini, alle menti pensanti. Altrimenti, se non altro, andremmo tutti d’accordo. Forse questa differenza di percezione dipende dagli occhiali che utilizziamo, dalle lenti attraverso le quali decidiamo di osservare quello che ci circonda? La Conforto conferma: “la solidità di un corpo dipende dal tipo di sonda, ciò che ci appare solido e opaco, può essere trasparente per strumenti e occhi “alieni” capaci di vedere ultravioletto o raggi X.” E mi fermo qui, perché potrei parlare di esopianeti, di pulsar, di buchi neri, di materia oscura e di tanti altri fenomeni che avvengono continuamente nell’universo che influiscono sulla nostra vita e che non percepiamo minimamente perché non abbiamo (noi comuni mortali) gli occhiali per osservarli. Tutto questo non per fornire argomenti ai terrapiattisti (che sanno come procurarseli anche senza il mio aiuto) ma per sottolineare l’aspetto più grave di tutta questa contrapposizione che si sta creando, la sfiducia nella scienza e nel sapere inteso non come dogma ma come ricerca continua. L’etichetta funziona infatti da deterrente, invece di stimolare le persone a fare ipotesi, a ricercare, le inibisce, le spinge a non farsi più domande, ad affidarsi agli esperti (ben pagati). I terrapiattisti si pongono domande (anche sbagliate ma se le pongono) i razionalisti dell’oggi hanno perso la capacità di porsele. Sono come quegli studenti che a scuola non fanno domande per paura di essere giudicati. Guénon scriveva: “poiché il razionalismo corrisponde a una riduzione dell’intelletto, è naturale che il suo sviluppo vada di pari passo con quello del sentimentalismo.“ Nei provvedimenti restrittivi messi in campo in questi mesi dal governo per affrontare l’emergenza Covid emergono, infatti, solo sentimenti di vendetta, di rivalsa e di punizione nei confronti di chi non si allinea, in essi non vi è alcuna traccia di scientificità.
Siamo tutti prigionieri delle nostre false credenze. Per uscire dalla prigione nella quale ci stiamo rinchiudendo occorre avere la volontà di farlo, conclude la Conforto, di “verificare le convinzioni comuni, discuterle invece di accettarle in modo supino e ritenerle sostenute dagli “esperti” del settore. Considerata l’enorme cecità scientifica nessuno si può definire tale. Siamo tutti alla ricerca.” L’importante è non ostacolarla o inibirla, per il bene dell’umanità.

Massimiliano Capalbo

7 Dicembre 2021/2 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/terra.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-12-07 12:26:072021-12-07 15:58:24La Terra non è rotonda
Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Piano Piano il vero politico è diventato lui

Il 26 novembre scorso ha inaugurato il suo ottavo locale a Bologna. Si chiama “Piano Piano” e si tratta di un vero e proprio progetto di riqualificazione di una delle zone più centrali del capoluogo emiliano: all’angolo di palazzo dei Notai, tra piazza Maggiore 5 e via d’Azeglio 2. L’immobile ospita, al piano terra, un bistrò-caffé letterario, provvisto di Green night a impatto zero (che fa della sostenibilità un must, puntando all’abbattimento dei rifiuti, alle collaborazioni con produttori locali etc.) dove, assieme a diverse associazioni culturali e ai piccoli produttori del territorio, si fa cultura ed economia circolare mentre, al primo piano, un ristorantino di cucina bolognese lavora i prodotti del territorio, con annessa “Scuola del gusto”, una scuola di formazione di alta cucina bolognese.
Di chi sto parlando? Di Giovanni Favia, assurto agli onori della cronaca nazionale circa nove anni fa quando, da prediletto di Beppe Grillo per espugnare l’Emilia Romagna al PD, divenne il primo consigliere regionale del M5S. Essendo una mente pensante e brillante non poteva accontentarsi di marcire nei recinti della partitica, la sua onestà intellettuale gli costò l’espulsione dal Movimento e, alla luce dei risultati conseguiti fin qui, più che di un’espulsione si è trattato, per lui, di un lancio straordinario verso il successo personale e professionale.
Raggiunto telefonicamente, per congratularmi per il suo ennesimo progetto, mi ha raccontato come tutto è cominciato, nel 2015.
“Dopo l’espulsione dal Movimento in un primo momento ho pensato di tornare a fare il lavoro di prima (direttore della fotografia ndr) avendo sempre lavorato nel campo del cinema e degli audiovisivi, poi per caso assistetti alla chiusura di un immobile qui a Bologna, dove prima c’era una storica libreria che frequentavo da ragazzo e questa cosa mi ha scosso al punto tale da spingermi a prendere la decisione, ho avuto come una folgorazione.” Decide così di rilevare l’immobile di via delle Moline e di ridare vita a uno spazio che potesse unire letteratura e vini. Apre il suo primo locale, “Va Mo Là”, una librosteria restaurata con le sue mani che celebra la buona cucina bolognese e la sua cultura. Il successo è immediato e straordinario. “All’inizio eravamo in quattro, io e altri tre dipendenti, oggi nei sabati sera arriviamo ad essere anche in 14, da noi si mangiano tra le migliori tagliatelle di Bologna.” Inizialmente Giovanni non si limita ad essere socio ma, come tutti gli imprenditori all’avvio, opera in prima persona nella conduzione del locale, ma poi succede un altro episodio che lo costringe a cambiare nuovamente prospettiva.
“Ottengo l’affidamento di mia figlia e, non potendo più lavorare fino a tarda sera, mi sono trovato costretto a rivoluzionare il mio approccio nei confronti dell’attività. Ho dovuto imparare a misurarmi con aspetti quali l’efficienza, l’organizzazione, il controllo di qualità, la pianificazione della mia impresa, per poter conciliare vita privata e lavoro. Ho dato fiducia ai miei collaboratori e sono riuscito a diventare non indispensabile all’interno del locale, passando a gestire il lavoro più importante: quello del controllo di gestione e della pianificazione. Quello che in un primo momento poteva sembrare un problema si è rivelato essere una straordinaria un’opportunità. Ho potuto guardare l’azienda dall’esterno, comprenderne tutte le dinamiche interne, l’analisi dei numeri, gli acquisti, i costi del lavoro, quelli di gestione e le possibilità di investimento.”
Questo bagaglio di conoscenze ed esperienze, accumulato negli anni, lo ha trasformato in un grande imprenditore della ristorazione. Giovanni apre uno dietro l’altro altri 6 locali in giro per la città e, Piano Piano (è il caso di dire) conquista il cuore della città, Piazza Grande, al termine di una manovra di accerchiamento durata sei anni, ottenendo un’autorizzazione speciale dalla giunta comunale che ha riconosciuto come l’iniziativa presenti “una indubbia finalità di riqualificazione dell’area.”
Giovanni ha imparato da autodidatta, è diventato un imprenditore misurandosi sul campo con i problemi quotidiani. “Sono una persona curiosa, cerco di apprendere, di rubare e di imparare, ho imparato dalle persone che mi erano vicine. In questi anni ho capito che il mondo delle imprese è un mondo bellissimo a differenza di quello della politica. In politica ti aspetti che le persone siano lì perché mossi da ideali poi, invece, ti accorgi che prevalgono gli interessi materiali e rimani deluso. Nel mondo imprenditoriale, al contrario, i rapporti di forza sono chiari, si parte da rapporti di tipo materiale, con il fornitore che vuole venderti più prodotti possibili e il cliente che vuole la massima qualità al miglior prezzo, ma poi si trasformano in rapporti umani, di fiducia. Quello dell’imprenditore è un lavoro ad alto tasso di umanità. Misurandoti ogni giorno con il mondo delle imprese capisci che i politici non hanno la più pallida idea di cosa sia un’impresa, ti rendi conto di come legiferano senza sapere quello che stanno facendo.”
La storia di Favia è simile a quella di tanti altri giovani intraprendenti che hanno scelto la via dell’intrapresa personale per cambiare la realtà nella quale vivono. Conferma quanto predichiamo da oltre dieci anni su questo blog, ovvero che per cambiare la vita degli altri occorre cambiare prima la propria, che non è entrando nei palazzi che si acquisisce il potere di cambiare il mondo ma, al contrario, restando fuori e agendo fuori dagli schemi, misurandosi con i problemi quotidiani e mettendo a frutto i propri talenti e le proprie passioni. A distanza di dieci anni da quell’espulsione è sufficiente confrontare i successi di chi è rimasto fuori da quel sistema e i fallimenti di chi ha fatto di tutto per entrarne a far parte per rendersi conto che il potere e la libertà appartengono ai primi. Mentre gli ex compagni di partito di Favia sono costretti a promettere che faranno nella prossima legislatura quello che non hanno fatto nella passata, pur di salvare la poltrona e tirare a campare, lui è cresciuto professionalmente e umanamente, ha creato posti di lavoro, ha riqualificato aree della città che erano chiuse o abbandonate, ha contribuito a migliorare la qualità della vita dei bolognesi, contribuisce a sostenere le piccole imprese locali, insomma ha fatto tutto quello che da partitico non sarebbe mai riuscito a fare e oggi può guardare con fiducia e serenità al futuro. Giovanni è la dimostrazione che la forma è al servizio della verità interiore e non il contrario. Oggi scopre paradossalmente che, piano piano, il vero politico è diventato lui. Se il suo esempio fosse seguito da tanti altri e se questi tanti acquisissero la consapevolezza del potere che detengono allora nel giro di dieci anni l’Italia cambierebbe volto, senza bisogno di indebitarsi con il PNRR. Finché non nascerà una nuova classe imprenditoriale (che mi piace definire eretica) slegata dalle commistioni con la partitica (e dai suoi finanziamenti) questo Paese non registrerà alcun cambiamento. Perché gli imprenditori rappresentano l’unico contro-potere nei confronti della partitica e l’unico potere in grado di produrre cambiamenti, un potere diverso da quello a cui siamo abituati, fatto di dominio e sottomissione, un potere generativo che nasce dalla creatività e dalla passione, le stesse che hanno trasformato Giovanni e la sua Bologna.

Massimiliano Capalbo

1 Dicembre 2021/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/piano-piano-bologna.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-12-01 09:16:392021-12-01 09:32:53Piano Piano il vero politico è diventato lui
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

www.massimilianocapalbo.it

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