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Ambiente, Calabria, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Gli alberi abbattuti dal sindaco veggente

Nonostante gli annunci del sindaco di Montegiordano, nessuna copia della relazione tecnica, ovvero della Valutazione di Stabilità degli Alberi (VTA, Visual Tree Assesment), che sarebbe alla base della decisione dell’amministrazione comunale di abbattere circa 115 piante (per l’esattezza 103 secondo la relazione e la maggior parte pini d’Aleppo) ad oggi, è disponibile sul sito istituzionale del comune. Sono riuscito a trovarla spulciando nell’albo pretorio del comune e l’ho letta. Si tratta di un documento di 241 pagine (in gran parte schede tecniche, che descrivono lo stato di ciascun albero) con una breve relazione iniziale le cui conclusioni, se dovessero essere prese alla lettera da tutti i comuni d’Italia, rischierebbero di non far restare in piedi un solo albero. La maggior parte degli esemplari abbattuti aveva un’età variabile dai 23 ai 50 anni, intervallati da piante giovani con età comprese tra i 10 e i 20 anni.
La prima dichiarazione che fa sobbalzare sulla sedia chi la legge è l’ammissione che “le valutazioni eseguite a carico di ogni singolo albero sono state fatte da terra, senza l’ausilio di piattaforma aerea: questo significa che non si è oggettivamente potuto verificare con la dovuta perizia la parte centrale e sommitale di chioma e fusto, in particolare per le piante di notevole altezza. Discorso analogo vale per l’apparato radicale delle singole piante, la cui condizione può essere valutata solo mediante supposizioni le quali, benché siano dettate dalle condizioni di salute della parte epigea della pianta, non sempre rispecchiano lo stato di salute della parte ipogea.” Siamo di fronte, dunque, ad una relazione che si basa su supposizioni. Un pò come quelle che fanno, da un mese a questa parte, tutti gli “esperti” chiamati a pronunciarsi a vario titolo sul Coronavirus.
Andando avanti nella lettura emerge come l’eventuale pericolosità di alcuni esemplari non sia da attribuire al loro comportamento sbagliato ma: 1) alla costrizione cui sono sottoposti, dentro aiuole di cemento che non tengono conto del loro sviluppo nel tempo oppure perché “alcune piante si trovano ubicate in prossimità della pubblica illuminazione, di cavi e quadri elettrici, altre sovrastano piccoli esercizi commerciali” e, soprattutto, 2) agli interventi scellerati di potatura che purtroppo interessano gli alberi presenti nei centri urbani di mezza Italia. “Su quasi tutte le piante – si legge – sono stati rilevati interventi pregressi, per lo più potature di sfoltimento o similari (spalcature, principalmente a carico dei rami presenti nella parte bassa del tronco); a questo riguardo si fa notare come alcuni interventi di potatura siano stati eseguiti nella gran parte dei casi in tempi e modi non idonei, in alcune situazioni provocando essi stessi la contaminazione del legno da parte degli agenti cariogeni. Tali alberature presentano una chioma completamente sbilanciata rispetto alle dimensioni del tronco. Negli alberi esaminati, sono stati riscontrati fusti regolari, dritti e cilindrici, anche se è da rimarcare la presenza di un certo numero di piante inclinate, fattore certamente di rischio per ciò che riguarda la stabilità dell’albero.”
L’eventuale pericolosità degli esemplari abbattuti non era dunque dovuta al loro comportamento stravagante ma alle violenze subite nel corso degli anni da operai comunali o imprese edili che spesso vengono arruolati per compiere scempi chiamati potature. Dalle foto degli esemplari allegate alla relazione, prima di essere abbattuti, si notano piante molto slanciate ed esili, alle quali sono stati tagliati i rami fino ad una certa altezza, per favorire la crescita di chiome molto alte, spesso inclinate e dunque dal peso sbilanciato.
Non è detto, però, che tutte le piante sbilanciate siano pericolose, gli alberi sono più intelligenti delle persone, tra le varie strategie di adattamento alle condizioni ambientali hanno quella di modificare il legno del tronco in base alle sollecitazioni, provvedendo a distribuire la biomassa dove serve. Dal lato verso cui pendono viene prodotto legno di compressione, contenente un accumulo di lignina che rende particolarmente spessa e compatta la parete cellulare. Dalla parte opposta formano legno di trazione che ha la funzione di un tirante. Le aghifoglie si allargano dalla parte sottoposta a compressione mentre le latifoglie lo fanno dalla parte della trazione. Personalmente mi fido di più dei lavori strutturali eseguiti da un albero che di quelli eseguiti da un tecnico forestale, ma non sono solo questi i fattori da tenere in considerazione per valutarne la salute. Occorre controllare che non sia attaccato da parassiti, che non abbia gravi lesioni al tronco, che il terreno sul quale cresce non sia impoverito dal dilavamento dovuto alle piogge, che le radici non siano soffocate dal compattamento dovuto al transito di mezzi e persone etc. Da questo punto di vista la relazione dei tecnici rivela: “Lo stato vegetativo generale, rilevato valutando le condizioni complessive di salute degli individui ed in base all’eventuale presenza di danni, lesioni o attacchi parassitari visibili, risulta nel complesso soddisfacente: tuttavia esemplari vigorosi o abbastanza rigogliosi si alternano ad individui dalle condizioni di stabilità precarie, con fusti inclinati e chiome sbilanciate.”
Ditemi voi quale albero di quale lungomare o centro cittadino non presenta una curvatura, delle lesioni o delle incisioni sulla corteccia, il sollevamento della pavimentazione o delle aiuole ad opera delle radici, dei rami secchi o spezzati, dei chiodi o dei cartelli conficcati nel tronco e così via. Perché per i cittadini (e quindi anche per gli amministratori) gli alberi sono solo un arredo urbano, non sono esseri viventi bisognosi di cure e di spazio per crescere. “Alcune alberature – si legge nella relazione – specialmente quelle prossime a manufatti edili come muretti, aiuole, pavimentazione lungo mare e strade, sembra abbiano subito danni al colletto o agli apparati radicali, dovute probabilmente a depositi temporanei di materiali nei pressi del fusto, a urti, con interventi di tagli, ferite o asportazioni a carico dell’apparato radicale.”
E, così come facciamo con gli anziani, ad un certo punto quando gli alberi diventano più un problema che una risorsa devono essere rimossi e sostituiti. E’ troppo impegnativo seguire i consigli come quello contenuto nella stessa relazione tecnica: “la necessità di procedere d’ora in poi secondo le regole di corretta manutenzione del verde pubblico, usufruendo di operatori specializzati ed adeguatamente attrezzati per i lavori in quota e di direttori lavori qualificati. In particolare, andrebbe valutata la possibilità di una manutenzione ordinaria programmata annuale o al massimo biennale in modo da limitare al minimo gli interventi invasivi e di effettuare invece potature solo dello stretto necessario e di minor impatto sia dal punto di vista fitopatologico che visivo.” Questo ha un costo superiore rispetto all’abbattimento che consente anche di fare cassa, sarebbe interessante sapere che fine hanno fatto i tronchi abbattuti, ad esempio.
In conclusione la relazione indica: “la proposta di graduale rinnovo del verde previsto nell’area censita, con la sostituzione attraverso la messa a dimora di nuovi esemplari con caratteristiche più idonee al contesto urbano, si traduce in un certo numero di abbattimenti, scelta dolorosa ma necessaria se si vuole dare un futuro al patrimonio arboreo comunale, ma soprattutto per la pubblica incolumità.”
Fortunatamente il sindaco dispone di poteri soprannaturali e ha intuito prima il da farsi. Ci sono due cose, infatti, che nella sua risposta non ha chiarito. Come mai l’abbattimento sia avvenuto proprio nei giorni in cui il rischio di contrarre il Coronavirus fosse maggiore di quello di vedersi cadere un albero in testa (visto che l’obbligo di dimora a casa è valido anche per i cittadini di Montegiordano) e, soprattutto, come mai la determina del comune, relativa all’acquisto di 16.476,00 euro di piante (di cui non è indicata la specie, nonostante il consiglio dei tecnici che nella VTA suggeriscono di piantumare specie più adatte ad un contesto urbano), da collocare sul lungomare “Giorgio Liguri” abbia una data, quella del 24/01/2020, antecedente alla data della VTA che invece è del 03/03/2020.

Massimiliano Capalbo

determina comune di Montegiordano

3 Aprile 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/alberi-abbattuti.jpg 445 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-04-03 12:43:362020-04-03 19:15:35Gli alberi abbattuti dal sindaco veggente
Eretiche riflessioni, Hacking, Politica, Società

Hack the crisis invece di piangere

Negli ultimi tempi mi trovo d’accordo con Matteo Renzi, pensate un pò di cosa è capace questo virus. L’ex presidente del Consiglio ha proposto prima di riaprire le librerie e poi di cominciare a pensare da subito alla ripartenza (cosa intenda per “ripartenza” resta ovviamente da chiarire, ma conoscendolo qualche timore ce l’ho).
Non sono d’accordo nel riaprire le scuole (che sono sempre state, e non da oggi, un incubatore di virus a causa della modalità d’utilizzo dei loro ambienti) ma sono d’accordo nel riaprire (forse non le avrei mai chiuse) con le dovute precauzioni e i relativi dispositivi di protezione, tutte le imprese strategiche e necessarie per governare e superare la crisi, soprattutto al Sud.
Se il governo (e i medici), come la maggior parte degli italiani, non fossero schiavi del pregiudizio nei confronti del Sud e conoscessero meglio le caratteristiche ambientali e climatiche del territorio italiano, avrebbero potuto comprendere (come si sta palesando) che l’aggressività del virus al Sud è molto ma molto meno accentuata che al Nord, non per motivi di razzismo ma per le caratteristiche climatiche, morfologiche e ambientali del territorio che i più (medici e governatori compresi) purtroppo disconoscono. Si sarebbe potuta creare una task force (qui si che sarebbero serviti i militari) per creare e potenziare i presidi medici necessari a contenere eventuali contagi in questa parte del Paese e consentire di agire in questa direzione. Invece continuiamo a ragionare come l’Italia dei comuni e non come una nazione.
Se questa crisi non fosse stata governata fino a qui con il pensiero unico del Nord, che ha sempre diretto le scelte e le logiche fallimentari di questo paese, e ci fosse stata una maggiore unità di intenti (leggi condivisione e coesione territoriale), invece di chiudere avremmo innanzitutto aperto alla condivisione di idee e strategie per combattere il virus e, poi probabilmente, la parte meno colpita del Paese (il Sud) avrebbe potuto rappresentare una risorsa ed un aiuto per la parte più colpita (il Nord). Non solo, il momentaneo squilibrio operativo avrebbe consentito al Sud il recupero di quel ritardo che da secoli viene auspicato ma che mai è stato realmente favorito, soprattutto dai meridionali stessi. Certo, questo ragionamento avrebbe dovuto presupporre un meridione più maturo (a partire dai suoi amministratori) ma d’altronde se ci fossero state queste condizioni non staremmo qui a scriverne.
Invece gli italiani piangono, in questa domenica proclamata dal Papa “la domenica del pianto”, i media continuano a diffondere depressione, le persone restano chiuse in casa (per un tempo indeterminato) e il virus continua ad infettare medici e infermieri nei luoghi nei quali ha trovato fin dall’inizio e continua a trovare il proprio brodo di coltura: gli ospedali. Non mi pare una strategia.
Mentre i governi che se lo possono ancora permettere si apprestano a regalare soldi ai propri cittadini, nei Paesi che hanno sempre tirato la cinghia, come l’Albania, i cittadini si organizzano. Hanno lanciato un Hackathon (una sorta di maratona online) dal titolo “Hack the crisis Albania“, che si svolgerà dal 3 al 5 aprile, per tirare fuori proposte e strategie per uscire fuori dalla crisi generata dal Coronavirus, salvare vite, comunità e imprese. Un evento questo che nasce in Estonia, fa parte del movimento internazionale “Hack the Crisis” avviato in queste settimane da Garage48, Accelerate Estonia e dall’intera comunità di startup in Estonia. In accordo con il presidente dell’Estonia, Kersti Kaljulaid, che vuole dimostrare, si legge sul sito: “l’attitudine degli estoni che in tempi difficili non perdono la testa ma si mettono a lavorare ad una soluzione. In tempi difficili abbiamo sempre due opzioni: rimanere seduti mentre la terra brucia o cominciare a cercare soluzioni. Noi scegliamo la seconda opzione!” Oltre all’Albania e all’Estonia, stanno organizzando un Hackathon anche la Lituania, la Polonia, la Finlandia, la Lettonia, l’India, l’Ucraina, il Canada, la Germania, il Regno Unito e altri lo stanno facendo e potranno farlo. Anche l’Italia lo ha tenuto proprio in questi giorni per iniziativa di una serie di volontari.
“In questo momento di crisi – si legge sul sito di Garage48 – il nostro obiettivo è quello di lavorare insieme, come una nazione, per risolvere una delle più grandi crisi del nostro tempo.” E per farlo hanno capito che il migliore atteggiamento è quello hacker, to hack, ovvero quello di mettere mano ai problemi, coinvolgere le migliori intelligenze per evitare di entrare in (prima che cercare di uscire da) una crisi dagli esiti imprevedibili. Hack the crisis invece di piangere il messaggio che ci inviano.

Massimiliano Capalbo

29 Marzo 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/hack-the-crisis.png 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-29 15:59:002020-03-29 18:19:32Hack the crisis invece di piangere
Calabria, Eretiche riflessioni, Società

Epidemia di paura

Dopo tre giorni di cortocircuito istituzionale tra il Viminale, il comune di Reggio Calabria, quello di Villa San Giovanni e quello di Messina, le oltre cento persone bloccate agli imbarcaderi di Villa San Giovanni, sono state autorizzate all’imbarco per la Sicilia. In larga parte si trattava di lavoratori meridionali, impegnati nei cantieri del Nord, che da un giorno all’altro si sono trovati senza lavoro (e anche senza alloggio) perché le imprese per cui lavoravano hanno smesso di garantirli. Una parte sono stati sorpresi in viaggio dal decreto che ha impedito i trasferimenti da regione a regione. Un’altra parte, come sempre avviene nel nostro Paese, ha tentato di fare il furbo. Alla fine il collo di bottiglia è stato lo stretto di Messina dove, fino a domenica scorsa, nessuno aveva predisposto i necessari controlli agli imbarchi. L’ordinanza del sindaco di Messina, che prevede l’istituzione di una banca dati dei passeggeri che devono attraversare lo Stretto e un servizio di prenotazione online, è entrata in vigore ieri (26 marzo). Né il Viminale né il sindaco di Messina, dunque, ci hanno pensato per tempo, per ammissione dello stesso sindaco De Luca che, intervistato da Barbara d’Urso, ha dichiarato, riferendosi alle persone ferme a Villa San Giovanni: “sono lì per i nostri errori, noi ci facciamo carico di questo errore e non possiamo lasciarli più lì.“ Nel frattempo, però, ha messo in scena una rappresentazione mediatica che ha indotto la gente a schierarsi per l’uno o per l’altro dei contendenti, come sempre avviene in Italia. Sono nati addirittura dei gruppi Facebook a sostegno del sindaco De Luca (un cognome che in Italia è ormai divenuto sinonimo di intransigenza) perché non è importante cosa hai fatto di concreto ma, come insegnano i consulenti di Salvini, quanto sei bravo a dare la percezione di esserti battuto per qualcosa, a suon di urli e a favore di telecamera. In Italia più non si ha contezza di quanto sta accadendo e più ci si schiera, ovviamente.
L’epidemia da Sars-Cov-2 sta mettendo a nudo tante nostre miserie e ipocrisie. Mette a nudo i comportamenti di chi, per esempio, dopo aver abbandonato la propria regione (attribuendole tutte le colpe circa le proprie disgrazie), nel momento del pericolo realizza che (a conti fatti) forse è il posto più sicuro dove rifugiarsi oppure quelli di chi è rimasto (per scelta o per ripiego) e adesso si sente dalla parte giusta e prova un sentimento di rivalsa nei confronti di chi torna. Alla base di tutto c’è la paura, un sentimento umano dettato quasi sempre dall’ignoranza, dal non conoscere il nemico contro il quale si combatte e i possibili rimedi. La paura che già muove le persone in tempi normali figuriamoci ora, in tempi di emergenza. Un nemico invisibile, reso ancora più inafferrabile e temibile dalla narrazione veicolata dai media. La stragrande maggioranza delle persone si accontenta di questa narrazione, in pochi sono quelli che si documentano e, con equilibrio e ragione, riescono a gestire e attraversare senza grandi scossoni il momento di crisi che stiamo vivendo.
Questa mattina, al supermercato, un signore con un pezzo di stoffa davanti alla bocca mi ha rimproverato di non avere la mascherina. Quando il nemico non è visibile e non è descritto per quello che è, la fantasia prende il sopravvento e genera mostri, persone in preda al panico, che vedono nell’altro il potenziale untore. Ed è anche più semplice fare i coraggiosi. Non ho mai visto amministratori prendere posizioni così nette e adottare provvedimenti così stringenti nei confronti di altri virus che imperversano nei nostri territori da molto più tempo, come la criminalità organizzata per esempio. E’ un fenomeno trasversale capace di accomunare anche persone ideologicamente schierate. Tra i sostenitori del sindaco di Messina e dell’intransigenza nei confronti di chi rientra nella propria regione, infatti, ci sono molti sostenitori dell’ex sindaco di Riace, ci sono molti di quelli che in tempi di non-virus si battevano per gli sbarchi delle ONG sul territorio italiano. Quando il pericolo è lontano da noi e il panico non si impossessa delle nostre menti è più facile essere altruisti, battersi per i diritti degli altri. Ma la vera umanità, la vera solidarietà non si esprime in tempi di abbondanza e di tranquillità, si esprime in tempi di carestia e di pericolo. E’ quando abbiamo un solo pane da dividere e dobbiamo decidere se e quanto darne ai nostri figli invece che a degli estranei che esce fuori la vera pasta di cui siamo fatti. Per diventare razzisti non c’è bisogno di aderire ad un movimento è sufficiente averne l’occasione, essere messi alla prova.
La paura può essere giustificata per un semplice cittadino, non è giustificabile per un amministratore pubblico che, al contrario, deve agire per dare serenità alla popolazione e non esasperare gli animi. E’ facile mostrarsi invincibili in campagna elettorale, quando ci si descrive come dei veri e propri superman, meno facile è affrontare con equilibrio e lungimiranza le problematiche e gli imprevisti che si incontrano lungo il percorso. E non si fa inseguendo i cittadini con i droni, no, questa è una concezione infantile (e anche autoritaria) del ruolo dell’amministratore. Lo si fa impedendo che accada quello che è accaduto a Villa San Giovanni nei giorni scorsi.

Massimiliano Capalbo

27 Marzo 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/de-luca-stretto.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-27 16:59:312020-03-27 17:10:51Epidemia di paura
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

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