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Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Il salto compiuto dal male

Le modalità da film horror dell’assassinio di Khashoggi al consolato saudita di Istanbul ad opera di membri dell’entourage del principe ereditario e pubblicamente riferite oggi da Erdogan al parlamento turco, non mi pare che abbiano precedenti negli assassini politici degli ultimi secoli. Bisogna risalire al medioevo o ad epoche ancor più remote per trovare simili orrori (ad es. l’assassinio di Ipazia ad opera di menti malate comandate da San Cirillo, a quando la sua deposizione dagli altari?).
Sarebbe il momento per affermare i cosiddetti “valori dell’Occidente”, in questo caso la dignità del corpo umano, anche del corpo umano morto.
Invece il presidente degli Stati Uniti dichiara pubblicamente che non intende assolutamente sanzionare l’Arabia Saudita perchè gli USA guadagnano circa 350 miliardi di dollari con la vendita di armi ai sauditi, insomma il valore che domina l’occidente è il dollaro (lo sa bene l’Italia che ha triplicato, con il governo Renzi, le sue esportazioni di armi ai paesi mediorientali).
Mai un presidente americano aveva affermato con tale franca brutalità il vero volto degli USA facendo cadere ogni usuale ipocrita copertura ideologica. Si dirà che non è una novità nè assassinare degli oppositori nè constatare che il valore su cui è fondata la nostra civiltà è il denaro. E invece no. Qui c’è un salto.
Quando non si sente più la necessità di coprire o nascondere in qualche modo il male che si commette e lo si presenta apertamente con brutalità, allora il male compie un salto, si mostra apertamente per accrescere la sua potenza e indurre complicità. Allora si fanno le guerre senza sentire il bisogno di giustificarle, allora l’umanità scende ai suoi livelli di animalità. Sarà bene riflettere su questi eventi, le loro implicazioni sono profonde nelle coscienze umane.

Giuliano Buselli

24 Ottobre 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/kashoggi.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-10-24 08:56:002018-10-24 08:56:00Il salto compiuto dal male
Eretiche riflessioni, Società

L’illusione della conoscenza

Per diverse settimane abbiamo letto e ascoltato giornalisti, opinionisti, economisti, burocrati e partitici di vari schieramenti fare a gara per prevedere il futuro economico di questo o quel paese, l’efficacia di questa o quella manovra, le reazioni di questo o quel mercato. Si è trattato, come sempre accade in queste circostanze, di un teatrino tragicomico dove gli attori hanno fatto a gara a chi la sparava più grossa. Non è mai esistito nella storia delle nazioni (ma anche delle imprese) un business plan, una previsione economica, un piano di sviluppo, un documento economico e finanziario che abbia confermato le aspettative o le previsioni. Agli uomini piace sognare, inventare, immaginare. Avete mai sentito un capo di governo affermare che il prossimo anno il bilancio dello stato sarà catastrofico? La manovra in corso di approvazione è sempre la migliore possibile, quella che darà la svolta all’economia. Avete mai sentito l’amministratore delegato di una multinazionale dire agli azionisti che i loro prodotti/servizi non sfonderanno sul mercato e il fatturato non aumenterà nella prossima stagione? Ovviamente no. Ci piace credere a quello che ci raccontano.
Viviamo tutti un’illusione di fondo. E’ l’illusione della conoscenza che spinge le persone a compiere scelte di cui non immaginano (figurarsi se sono in grado di prevedere) minimamente gli esiti. L’illusione della conoscenza è proprio il titolo di un interessante libro, scritto a due mani da Steven Sloman e Philip Fernbach, due scienziati cognitivi americani che ci svelano come la più grande illusione dell’essere umano sia quella di credere di sapere. Molti esperimenti hanno dimostrato che non siamo in grado di spiegare nel dettaglio il funzionamento di semplici oggetti di uso quotidiano (dalla caffettiera alla zip dei pantaloni) figuriamoci avere contezza di avvenimenti storici accaduti molto tempo fa o fare previsioni sul futuro.
Da tempo sostengo che gli esperti non esistono (per vari motivi storici e fisiologici) e puntualmente leggo il sarcasmo di quelli che hanno, invece, una cieca fiducia nella formazione e nella tecnologia come mezzi per accrescere le competenze, fiducia che spesso nasce dalla convinzione che la mente sia assimilabile ad un computer. Questo equivoco (o falsa credenza), sorto parallelamente con la nascita della scienza cognitiva, ha visto esponenti del calibro di Alan Turing arrivare a domandarsi se le macchine fossero in grado di pensare. Ma il cervello non è un hardware e il pensiero non è il suo software. Il cervello non è nato per contenere molte informazioni ma per selezionare solo quello che gli serve e rimuovere tutto il resto.
La maggior parte delle persone è convinta che le scoperte più importanti nella storia dell’uomo siano state compiute da cervelloni, da persone dotate di un’intelligenza superiore alla media. Niente di più falso. Le scoperte sono sempre state il frutto di un lavoro di squadra, mai nessuno ha agito in solitudine per raggiungere degli obiettivi. Ma se non siamo in grado da soli di prendere delle decisioni allora come facciamo ad orientarci nelle scelte? Perché facciamo affidamento sulla conoscenza degli altri e dell’ambiente nel quale viviamo: tecnici, professori, libri, internet, media. Nessuno è in grado di sapere tutto, per vivere abbiamo bisogno delle conoscenze degli altri. E’ questo supporto esterno a farci illudere di sapere. Non solo, spesso ci induce in errore. Quante opinioni vengono sostenute per non contraddire il proprio gruppo sociale di riferimento o di appartenenza che l’ha generate? Molti formano la propria opinione sul sentito dire, esprimono giudizi su persone, fatti, luoghi e pensieri senza avere alcuna cognizione dell’argomento, semplicemente dopo aver letto un articolo, magari velocemente, su Facebook. Con i social network questo fenomeno si sta accrescendo, gli “esperti per sentito dire” sono in aumento, le opinioni frutto del proprio pensiero sono sempre meno.
Il mondo è troppo complesso per poterne prevedere l’evoluzione. I fattori che influenzano i fenomeni sono così tanti e imprevedibili che ogni tentativo da parte dell’uomo appare semplicemente velleitario. Se a questo aggiungiamo che l’uomo post-moderno è sempre più spaventato e ha perso il contatto con la realtà, ci rendiamo conto di come la capacità profetica stia diventando sempre più scarsa. Un uomo che vive del sentito dire, di pregiudizi, di stereotipi, di dogmi che ovviamente non hanno alcuna attinenza con la realtà, non può che commettere grossolani errori di valutazione e mantenere lo status quo invece di cambiarlo.
Riconoscere i limiti della nostra comprensione dovrebbe renderci più umili e più aperti verso gli altri. Se utilizzassimo la comunità della conoscenza per aiutare gli altri a comprendere e a superare i propri limiti mentali riusciremmo a migliorare il modo in cui prendiamo decisioni e forse anche a prevedere qualcosa.

Massimiliano Capalbo

 

18 Ottobre 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/conoscenza.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-10-18 08:03:592018-10-18 08:06:39L’illusione della conoscenza
Eretiche riflessioni, Società

Pochi modelli, tanta immaturità

Il 27 aprile del 2010, una parte del nostro parco avventura, venne posta sotto sequestro. Vennero in otto, tra ispettori e agenti del Corpo Forestale dello Stato, ad apporre i sigilli ad un chioschetto in legno e un gazebo costruiti senza tutte le necessarie autorizzazioni, in un posto dove l’80% delle case (in cemento armato) erano, e sono tutt’ora, abusive. Divenni protagonista di un film, che durò qualche anno, nel quale non avrei mai immaginato di finire.
Il parco, costruito nel 2008 senza finanziamenti pubblici, subì quell’anno un grave contraccolpo, chiudemmo i bilanci in perdita di 35.000 euro che ripianammo mettendo mano al nostro portafoglio come fanno gli imprenditori seri che si assumono le proprie responsabilità. Il sottoscritto, in qualità di amministratore della società, subì un processo penale per abusivismo edilizio. Chiunque, al posto mio, avrebbe gettato la spugna. Qualunque altra piccola azienda, al posto nostro, avrebbe chiuso per fallimento.
Quale fu la nostra reazione a tutto ciò? Scrivemmo articoli sui giornali per affermare che eravamo delle vittime? No. Affermammo che nonostante rappresentassimo un modello di impresa virtuosa, in una regione difficile come la Calabria, lo Stato invece di aiutarci ci stava boicottava? No. Che nonostante non avessimo chiesto finanziamenti pubblici nessuno ci aveva aiutato? No. Bussammo alle porte di uno schieramento partitico per chiedere protezione (e magari qualche sovvenzione) e prestare il fianco alla strumentalizzazione partitica? No. Aizzammo le folle per ottenere il sostegno dell’opinione pubblica? Nemmeno.
Pubblicammo, semplicemente, una lettera di scuse sul nostro sito rivolta ai nostri clienti, al sindaco del nostro comune, al Corpo Forestale dello Stato. Nel comunicato scrivemmo: “…nessuno, tanto meno noi, è giustificato o giustificabile quando non fa, fino in fondo, il proprio dovere secondo le leggi di uno Stato, di una Regione e di un Parco Nazionale che amiamo e che intendiamo far crescere anche con il nostro contributo di giovani imprenditori. Noi, è bene ribadirlo, siamo distanti anni luce dal “così fan tutti” che alimenta quella cultura che non ci appartiene. Siamo impegnati a rispettare le regole e a farle rispettare a tutti quelli che, come noi, vivono e lavorano in Calabria. Quindi, senza tanti giri di parole, ci assumiamo le nostre responsabilità per gli errori commessi. Siamo già al lavoro per porvi rimedio al più presto confidando, come sempre, nella collaborazione di tutti.”
La fretta di realizzare strutture più confortevoli per i nostri clienti, l’inesperienza (io non sono nato imprenditore, lo sono diventato a mie spese), la burocrazia farraginosa e tanti altri fattori che emergono nel corso di qualsiasi attività imprenditoriale ci avevano indotto all’errore.
La più bella risposta a quel comunicato di scuse giunse da un nostro cliente, il signor Michele Milano, che qualche giorno dopo ci scrisse: “Andrea e Gianluca (i figli ndr) ringraziano per la professionalità, l’attenzione e la discrezione con cui li avete aiutati a trascorrere una giornata stupenda. Il papà apprezza molto il commento su queste pagine alle recenti “dis”avventure e il vostro assumervi le responsabilità senza pretesti e senza attenuanti, con il massimo rispetto per le istituzioni. Da papà mi auguro che le istituzioni usino la stessa solerzia nei confronti degli abusi, piccoli e grandi, che stanno martoriando il nostro territorio, per offrire ad Andrea, a Gianluca e a tutti gli altri l’opportunità di vivere in una Calabria migliore.”
Nessuno è infallibile, ovviamente. Solo chi non agisce non sbaglia, ma non tutti agiscono in buona fede. Assumersi la responsabilità delle proprie azioni e chiedere scusa quando è necessario farlo è un presupposto fondamentale per riuscire a ripartire e, soprattutto, per dimostrare di essere in buona fede. La società attuale, invece, veicola il messaggio secondo cui fare retromarcia, riconoscere di aver sbagliato, viene considerato un segno di debolezza, quando invece la persona emotivamente matura sa ammettere i propri errori e chiedere scusa per gli errori commessi. E’ una questione di maturità e di saggezza. Nessun errore è imperdonabile, se si ha l’umiltà di chiedere scusa. Ancora di più se chi agisce lo fa pensando di voler o poter rappresentare per gli altri un modello, un esempio. Prima dell’azione c’è l’uomo, se l’uomo non è saggio anche le sue azioni (per quanto nobili possano essere) non saranno sagge. Non ne parliamo se, per creare quel modello, chiedi e ottieni la fiducia degli altri. E invece, spesso, ci si rifiuta di crescere, di diventare veramente modelli. Sono proprio questi comportamenti a portare al fallimento i potenziali modelli. Chi è immaturo ha bisogno di recitare il ruolo di vittima per far arrivare in soccorso la cavalleria e tentare la trasformazione da modello a martire.
Non vedo molti modelli in circolazione oggi, vedo invece tanta immaturità. Diffido sempre dai modelli indicati dai media che, spesso, assomigliano a quelli che sfilano sulle passerelle delle maison di moda. Molta apparenza e poca sostanza. Preferisco andare a vedere di persona, toccare con mano prima di definire qualcosa modello. Una volta chi faceva questo veniva definito giornalista. Ma si sa, i tempi cambiano e anche i modelli.

Massimiliano Capalbo

14 Ottobre 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/modelli.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-10-14 14:29:492018-10-14 14:29:49Pochi modelli, tanta immaturità
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Massimiliano Capalbo

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