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Calabria, Eretiche riflessioni, Società

La migliore opera d’arte di Rocco

Martedì 26 dicembre sono stato invitato alla presentazione di un libro a Cassano allo Ionio e fin qui, voi direte, cosa c’è di eretico? Le presentazioni di libri non si contano sul territorio (comprese le mie) e, quasi sempre, sono anche noiose. Vero, ma questa è stata proprio eretica. Non solo per la modalità con cui è avvenuta quanto per la qualità delle persone che l’hanno ideata e per le particolari caratteristiche del territorio nella quale si è svolta.
Chi non è mai stato a Cassano non può capire. Ci troviamo in un territorio veramente molto difficile, l’aria pesante si respira ovunque nelle vie di questo paese. Il comune è stato recentemente sciolto per infiltrazioni mafiose; l’emigrazione conosce picchi elevatissimi; le costruzioni orrende degli anni ’70 e ’80 la fanno da padrone; se capiti all’ora di pranzo è praticamente impossibile trovare un locale dove mangiare a parte qualche piccolo bar; la segnaletica stradale per raggiungerlo è inesistente; le iniziative culturali un miraggio. Insomma è quasi come se tutto fosse finalizzato a tagliare i ponti con il resto del mondo, per creare le condizioni perchè il malaffare e la criminalità possano agire indisturbati. Eppure, così come è dal letame che crescono i migliori fiori, è nei posti più difficili che spuntano le idee migliori, così come è nei posti più improbabili che vivono le persone più straordinarie che decidono di farsi istituzione al posto di quelle inutilmente deputate a farlo.
Mentre la maggior parte delle opere dell’uomo a Cassano, come in Calabria, lasciano a desiderare ma sono contemporaneamente le più raccontate dai media, quelle della natura sono meravigliose e puntualmente ignorate. Quello che la maggior parte delle persone non sa, infatti, è che a Cassano ci sono tantissime grotte, le più famose delle quali sono quelle di Sant’Angelo. E’ per questo motivo che qui ha sede un’associazione speleologica che si chiama Liocorno che, alcuni mesi prima dell’evento di cui vi sto per parlare, ha fatto visita ai locali seminterrati del Santuario-Abbazia della Madonna della Catena che si trova un pò fuori dal centro abitato, in un luogo molto suggestivo, certamente dotato di un genius loci. Lo scopo era quello di individuare eventuali collegamenti sotterranei tra gli ambienti seminterrati e quelli sotto la chiesa superiore del complesso monastico. “Restammo colpiti – ci racconta Carlo Forace, presidente dell’associazione – dalle condizioni in cui questi ambienti erano ridotti, divenuti un deposito di materiali di ogni genere, nell’abbandono più totale.”
Rosa Maria Alario aveva un marito artista. Si chiamava Rocco Tunno. Era nato a Castrovillari nel 1960 ed è scomparso prematuramente a soli 39 anni nel 1999. Ha vissuto tra Cassano e la Germania, a Freiburg per la precisione, dove ha sviluppato gran parte del suo percorso creativo. La sua arte è suddivisa in varie forme di espressione e diverse fasi, può essere percepita con un tutt’uno, un’unica opera con significati e contenuti nati nel secolo scorso, ma proiettati per la loro vivacità e attualità, nel nostro presente.
L’occasione di presentare il libro “Il concetto e l’azione, pensieri di un artista”, uscito nel mese di luglio per raccontare l’idea di arte di Rocco Tunno, e di realizzare una mostra delle sue opere ha incontrato, quindi, la voglia dei soci del Liocorno di poter ripulire e riutilizzare quegli ambienti abbandonati e dimenticati. Carlo e Rosa Maria decidono quindi di rivolgersi alle autorità ecclesiastiche e offrirsi di ripulire e riportare al loro antico splendore i locali seminterrati dell’antico santuario. “Chiedemmo a Don Nunzio e a Suor Caterina se potevamo ripulire, sistemare e utilizzare gli ambienti per l’evento e, dopo un ovvio scetticismo dovuto allo stato veramente pietoso in cui versavano, ci diedero il consenso“. Al termine di due mesi di lavoro che hanno visto impegnate circa 6 persone sono stati riportati alla luce (è il caso di dirlo) oltre a 13 stanze e una grande sala a doppio livello che risalgono alle prime tra le varie fasi costruttive dell’abbazia (con molta probabilità, ma saranno necessari approfondimenti storici, risulta la primitiva chiesa naturalmente anteriore al 1500) anche elementi marmorei di antichi altari; due angeli preganti di fattura molto pregiata; una piccola lastra di marmo di Carrara che riporta il nome dell’artista cassanese Giacinto di Vardo del 1893; numerose pietre con reliquie di santi; visi di angeli e numerose decorazioni e solo 8 di 14 litografie datate 1821 e realizzate dal famoso artista Bartolomeo Pinelli raffiguranti una via crucis, che sono state ripulite e inserite in nuove cornici di legno e affisse per l’occasione.
Il 26 dicembre a Cassano non è stato presentato un libro e non è stata allestita una mostra. E’ stato riportato alla luce un monumento sconosciuto ai cassanesi e alla Calabria intera di grande valore storico e spirituale. E’ stata riportata la cultura e l’arte in un luogo ammalato proprio per l’assenza di cultura e arte. Centinaia di persone hanno partecipato all’evento che è iniziato con una performance teatrale curata dall’associazione culturale Khoreia 2000 di Castrovillari, in cui gli attori, alla stregua dei membri dell’associazione Liocorno, con un gesto fortemente simbolico, si toglievano reciprocamente di dosso la polvere dell’indifferenza. In questa storia c’è la curiosità che spinge a portare alla luce quello che è dimenticato, c’è la voglia di collaborare insieme al raggiungimento di un obiettivo comune, c’è la voglia di rischiare dove altri non oserebbero mai, c’è la generosità di restituire alla comunità qualcosa che si è perso. Ci sono tutti gli elementi che Rocco Tunno esprimeva con la sua arte. Lui cercava l’incontro diretto con la realtà di tutti i giorni per non fare della sua arte un’arte esclusiva. Voleva un’arte in movimento. Percepiva che l’uomo si allontanava sempre più da se stesso e dal suo “essere umano” per diventare sempre più solo forma. E questa è stata l’ultima e forse la migliore opera d’arte che, per mezzo dei suoi amici più cari, ha regalato alla sua comunità.

Carlo Forace e Rosa Maria Alario saranno tra i protagonisti del prossimo Raduno delle Imprese Eretiche.

Massimiliano Capalbo









14 Gennaio 2018/1 Commento
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/IMG_0012.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-01-14 12:59:332018-01-14 13:01:02La migliore opera d’arte di Rocco
Ambiente, Eretiche riflessioni, Società

Aboliamo le riserve naturali

E’ giunto il momento di abolire le riserve naturali e i parchi nazionali. Si, avete letto bene, non sono impazzito e non sono neanche sarcastico. Sono, al contrario, sempre più convinto che siano causa dell’aumento dell’inquinamento (di qualsiasi genere) che ci circonda. Per un semplice motivo: sono la certificazione della pericolosità dell’uomo post-moderno. Stanno lì a ricordarci di cosa saremmo capaci se non mettessimo un recinto a protezione della natura. A maggior ragione direte voi, occorre preservare quel poco che resta. No, vi sbagliate, occorre fare l’operazione esattamente inversa. Trasformare i luoghi della nostra quotidianità in riserve naturali, in luoghi dove l’uomo posso finalmente tornare a convivere, in armonia, con il resto del creato, prima che sia troppo tardi. Anche perché non è un recinto o una linea tracciata su una cartina ad impedire che l’inquinamento di una centrale turbogas piuttosto che di un inceneritore raggiunga le altre aree, quelle cosiddette “protette”. Occorrono circa 24 ore (a seconda dei venti) perché l’inquinamento dell’Ilva di Taranto, ad esempio, per citare il mostro più vicino, raggiunga il nostro territorio. Non è, dunque, qualcosa che non ci riguarda come pensiamo.
I parchi e le riserve sono uno degli strumenti al servizio dell’ipocrisia dell’essere umano, secondo il quale il tratto di fiume che ricade in un parco deve essere incontaminato e l’ultimo tratto che sfocia al mare può tranquillamente trasformarsi in una cloaca a cielo aperto. Sono la migliore giustificazione ai crimini che decidiamo quotidianamente di commettere ai danni del territorio. In città si può morire di inquinamento, nei parchi no.
Trascorriamo la maggior parte della nostra vita in città e centri urbani inquinati, tristi, sporchi, brutti e poi ci ritagliamo delle ore da trascorrere nel parco (trasferendo li dentro, tra l’altro, la nostra inadeguatezza non solo comportamentale ma anche materiale). “Ci si prospetta di vivere insieme a qualcosa che non amiamo. Questo è il nostro destino odierno: dover vivere con molte cose che non sentiamo di amare” scrive Raimon Panikkar autore di Ecosofia. L’ipocrisia raggiunge livelli altissimi quando si decretano le riserve marine, come se l’acqua del mare potesse essere confinata e delimitata, come se non ci stessimo mangiando, da ormai sette anni, il pesce di Fukushima, la centrale nucleare che continua a riversare in mare il prodotto interno lordo dello sviluppo tecnologico umano. L’uomo è ancora convinto che la terra sia piatta e che non giri. Altro che progresso.
Per lo stesso motivo è possibile installare un impianto eolico, come quello che abbiamo potuto “ammirare” l’altro ieri assieme a Francesco Bevilacqua e altri amici, sui monti Rossia, Rossino e Serra Grande nel comune di Lauria, in Basilicata o una centrale biomasse nel comune di Parenti, in Calabria. E’ sufficiente essere qualche centinaio di metri al di fuori del perimetro del parco. Peccato, però, che il panorama, così come la salubrità dell’aria o la purezza delle acque, non conoscano confini ma semmai, come in questi caso, nemici agguerriti.
“La natura umana è cultura – ci ricorda ancora Panikkar – il che implica coltivazione. Coltivare significa prendersi cura, rendere più bello, portare alla perfezione, non tramite il possesso e il dominio ma attraverso una amorosa plasmazione dell’opera del Creatore e custodendola nell’atto stesso di plasmarla.” Occorre dunque riprendere a coltivare il territorio in cui si vive, trasformare le nostre comunità in parchi, in contesti naturali, armoniosi. E’ la proposta, ad esempio, che Stefano Caccavari ha fatto all’assessore all’urbanistica, al verde e all’agricoltura del comune di Milano, Pierfrancesco Maran. Coltivare gratuitamente un campo di grano in centro città, con l’intento di replicarlo in ogni città. Lo scopo è tornare ad essere parte della natura, non dominarla, compiere attività che ci danno gioia e benessere, cominciare a reintrodurre la natura laddove è stata scacciata. Chissà che non sia proprio da questa iniziativa che si possa avviare quel meccanismo virtuoso in grado di portare la natura nelle nostre “civiltà” invece che le nostre “civiltà” nella natura.

Massimiliano Capalbo

9 Gennaio 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/verde-in-città.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-01-09 07:27:282018-01-09 07:27:28Aboliamo le riserve naturali
Eretiche riflessioni, Politica, Società

Il meccanismo e i funzionari

Viviamo in un’epoca di grande confusione e di grandi cambiamenti, per qualcuno un problema per altri un’opportunità, dipende dal punto di vista dal quale si osserva. Questa confusione e questi cambiamenti non riguardano solo le idee e i pensieri ma anche i ruoli. Me ne rendo conto sempre di più avendo l’occasione di essere invitato frequentemente a partecipare a convegni ed eventi in giro per la regione.
Solitamente, seduti al tavolo dei relatori, vi sono varie figure: dall’imprenditore al professore universitario, dal partitico al cittadino rappresentante di associazioni, circoli o club e così via.
Quando prende la parola il cittadino che si è fatto istituzione, ovvero che ha preso il coraggio a quattro mani e ha smesso di fare lo spettatore ed è diventato attore creando un’impresa, un’associazione o che, semplicemente, si è reso protagonista in qualche modo della vita della propria comunità emergono contenuti, entusiasmo, idee, passione, energia positiva. Il pubblico applaude con entusiasmo, partecipa, fa domande, si crea un’empatia di fondo.
Quando prende la parola il partitico improvvisamente tutto cambia, l’atmosfera si incupisce, fa il suo ingresso la noia. Solitamente parte subito sulla difensiva, cominciando ad elencare quello che fino a quel momento ha fatto (o vorrà fare se appena eletto). Peccato però che i risultati che elenca sono quasi sempre il frutto del lavoro di altri. Spesso ha bisogno di appropriarsi dei risultati altrui per poter accrescere il proprio curriculum. Le presenze turistiche sono aumentate di colpo in una sola stagione per merito suo e non degli operatori turistici che operano da anni; i posti di lavoro sono aumentati per merito suo e non per l’iniziativa privata di chi decide di creare impresa; la strada è stata asfaltata per merito suo e non è quasi mai una pratica burocratica avviata da chi l’ha preceduto (nonostante in Italia i tempi della burocrazia siano lunghissimi) soprattutto se il predecessore è di un colore partitico diverso dal suo; i grandi progetti che ha in mente sono frutto delle sue magie e non dei finanziamenti della UE senza i quali non saprebbe di cosa parlare e così via.
Insomma, tra tutti gli interventi il suo appare il più inutile e insignificante perché il suo ruolo è, oggi, tra i più inutili e insignificanti in una società dove conta la capacità di creare, innovare, condividere, e l’ultimo dei cittadini è più informato e competente del primo. Nonostante ciò è tra i soggetti più costosi, che drena più risorse (campagne elettorali comprese) tra i meglio retribuiti. Nonostante sia l’elemento meno capace di trovare soluzioni (anzi ormai è diventato il creatore/strumentalizzatore dei problemi) continua ad essere interpellato dai giornalisti (?) per esprimere opinioni. Nonostante sia quello meno capace e competente continua ad essere sopravvalutato e ad avere credito. Per un motivo molto semplice: gestisce soldi, frutto però del sudore di chi lavora veramente.
Questa situazione di squilibrio non può durare ancora a lungo, si può prendere in giro gli altri ma non si può prendere in giro la relazione tra causa ed effetto. Se la parte meno produttiva della società assorbe e gestisce la maggior parte delle risorse prima o poi il meccanismo è destinato a incepparsi o ad andare in tilt, qualcuno o qualcosa si trasformerà nella pietrolina che bloccherà l’ingranaggio.
Di fronte a tale prospettiva possiamo fare due cose: o attendere che tutto precipiti progressivamente e reagire come si può di fronte a ciò che ci si presenterà davanti oppure cominciare a fare quello che in pochi hanno cominciato a fare: considerarli ingranaggi di un meccanismo (le istituzioni) creato originariamente per far funzionare meglio le società e trasformatosi ormai in un androide (il terminator) che ha preso il controllo delle nostre vite, nell’attesa che vengano riviste e ridefinite alla luce dei cambiamenti epocali che sono avvenuti negli ultimi 30 anni. Considerarli semplici funzionari, intercambiabili, addetti alla manutenzione e al funzionamento di questi apparati burocratici che stanno rendendo sempre più schiavi coloro che, dal loro funzionamento, avrebbero invece dovuto (secondo le intenzioni degli inventori) trarre giovamento. Dargli meno importanza, dargli meno spazio e meno visibilità, pagarli come normali dipendenti statali, cominciare ad usare il criterio meritocratico e dare, invece, più spazio a quelli che ogni giorno si impegnano, nei vari ambiti della società, perché generino l’effetto emulazione. Nel momento in cui il partitico viene considerato un funzionario e i cittadini si fanno istituzione (tenendo il fiato sul collo del funzionario) non si pone più il problema di chi votare, uno vale l’altro. Sento già i teorici della democrazia teorica gridare allo scandalo.

Massimiliano Capalbo

7 Gennaio 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/uno-vale-laltro.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-01-07 20:12:022018-01-07 20:12:02Il meccanismo e i funzionari
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Massimiliano Capalbo

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