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Ambiente, Calabria, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Turismo

Gli economisti dell’area grecanica

Il 21 e 22 novembre scorsi ho partecipato, a Bova, al raduno annuale che la Compagnia dei Cammini organizza in giro per l’Italia. Quest’anno la scelta è ricaduta su Bova, questo straordinario borgo dell’area grecanica che ha ospitato, per cinque giorni, circa una sessantina di camminatori provenienti da tutta Italia, dal Trentino alla Sicilia. Il programma prevedeva escursioni la mattina e dibattiti il pomeriggio sempre incentrati sui temi del Sud, del camminare e dell’antropologia, il tutto condito con degli ottimi prodotti tipici provenienti dal territorio e dalla musica tradizionale.
Ogni volta che vado nell’area grecanica ho l’impressione di entrare in una narrazione altra rispetto a quella che caratterizza il resto della Calabria. Ogni volta che attraverso quel confine morfologico e naturale che separa quei luoghi dal resto della regione avverto il genius loci sotto forma di ospitalità, pensieri, atteggiamenti, sapori, suoni. E’ qui che si concretizza quel concetto di bioregionalismo tanto caro a Gary Snyder, un approccio etico ed ecologico al territorio, formulato da Peter Berg e Raymond Dasmann alla fine degli anni ’60, che prevede una vita profondamente in sintonia con l’ecosistema che ci circonda e la responsabilizzazione dei residenti prima che dei governanti. Provo un grande rispetto e una grande stima per quest’area della Calabria, tra le poche ad aver mantenuto una forte identità (e dignità) e a non aver permesso che la narrazione dominante e le sirene del post-modernismo la contagiassero. Dopo aver resistito al tentativo di deportazione di massa messo in atto dalla partitica del tempo, in seguito a terremoti e alluvioni, hanno resistito anche alla tentazione dell’industrializzazione forzata e sono stati capaci, molto prima degli altri, di salvaguardare prima il territorio e poi di organizzarlo creando le condizioni che oggi gli consentono di rappresentare il modello più innovativo di economia sostenibile esistente nella regione, un esempio non solo per la Calabria.
Era il 1998 quando la Cooperativa Naturaliter ha mosso i primi passi verso la costruzione di un turismo sostenibile. Stiamo parlando di venti anni fa. E’ facile oggi riempirsi la bocca di parole come “sostenibilità”, “ospitalità diffusa”, “paesi albergo”, ne parlano tutti, perfino i partitici. Era molto più difficile farlo alla fine degli anni ’90 quando questi argomenti erano considerati appannaggio di pochi romantici naturalisti o ambientalisti, che venivano continuamente messi a tacere dai grandi economisti del tempo che non hanno poi previsto né l’inizio né la fine della crisi nella quale ci troviamo ancora impantanati.
Lo hanno fatto costruendo una rete (quando “fare rete” non era ancora un imperativo) mettendo insieme pastori, contadini, artigiani, semplici cittadini, e mettendo a valore le risorse presenti sul territorio (il cibo, le case, i panorami, la natura, la storia, l’arte, l’artigianato, le tradizioni). Hanno capito meglio di tanti esperti che la loro forte caratterizzazione avrebbe rappresentato un vantaggio competitivo di fronte alla massificazione ed all’appiattimento sociale, economico e culturale che stava emergendo.
Lo hanno fatto in silenzio, senza tanti proclami, quello stesso silenzio che mantengono anche quando la narrazione fatta attraverso i media dai non-calabresi ricade puntualmente sullo stereotipo. Quel silenzio che nasconde la forza della consapevolezza, del sapere che la risposta può essere data solo con i fatti. Così come è successo a Bova in questi cinque giorni. Cinque giorni di risposte fatte di cammino, ospitalità, musica, cibo, significati, sguardi, gesti. Il vero viaggio è quello che ti consente di tornare a casa cambiato, è fatto di una trasformazione interiore sollecitata dalle esperienze vissute e dalle relazioni (con persone e territorio) instaurate nel corso del viaggio. E’ questa la migliore risposta che Naturaliter fornisce, da ormai venti anni, ai suoi ospiti e che ha consentito a questa parte dell’Aspromonte di cambiare e consolidare la propria immagine.
Oggi scopriamo che questi uomini che hanno rifiutato di prendere la scorciatoia (abituati alle asperità dei luoghi nei quali vivono e ai lunghi e tortuosi sentieri che percorrevano per raggiungere le varie comunità) sono gli unici veri economisti viventi. Non hanno studiato ad Oxford o alla Bocconi, non hanno studiato sui libri, sono andati a scuola di autenticità e di saggezza dalla natura. Se Ernst Schumacher fosse ancora vivo li porterebbe ad esempio in qualche suo libro. Conoscono il territorio palmo a palmo, sanno di cosa parlano, perché ne conoscono i punti di forza e i punti di debolezza, sono dunque i veri esperti che possiamo consultare oggi. Ecco perché ogni volta che vado in quell’area della Calabria vado (con molta umiltà e gratitudine) per imparare e non per insegnare.
Sono loro che ci salveranno quando la crisi (quella vera) che ci travolgerà ci chiederà il conto al termine di un epoca fatta di sprechi, di opere faraoniche, di illusioni, di crescita infinita, di progetti irrealizzabili, di eccessi. Saranno il faro nella notte, l’esempio da seguire, abbarbicati sapientemente alla loro saggezza così come lo sono fisicamente alle loro montagne.

Massimiliano Capalbo

8 Dicembre 2017/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/naturaliter.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2017-12-08 12:13:572017-12-08 12:24:28Gli economisti dell’area grecanica
Ambiente, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Turismo

L’interesse del soggetto non identificato

Il sindaco di Trecchina sembra nervoso. Continua a rilasciare dichiarazioni per iscritto e a voce per rassicurare i suoi concittadini (e quanti ne sono venuti a conoscenza attraverso il mio articolo) della bontà dell’opera che ha contribuito (assieme ad altri suoi colleghi partitici) ad autorizzare. Mi ha risposto per conto terzi, rivolgendosi ad altri, citandomi più volte ma evitando accuratamente di rivolgersi direttamente al sottoscritto. Forse mi teme, perché non riesce ad inquadrarmi, mi considera alla stregua di un extraterrestre, di un soggetto non identificato dagli oscuri interessi. Chissà che idea si sarà fatto del sottoscritto.
Me lo immagino mentre tenta di incasellarmi in una delle categorie con cui è abituato ad interagire di solito. Chi è questo sig. Capalbo? Non è un ambientalista che dice no a tutto per ideologia; non è un partitico della fazione contrapposta che vuole strumentalizzare la vicenda per fini politici; non è un romantico bohémien residente a Trecchina che immagina la natura del suo paese alla stregua di un quadro bucolico; non ha amici a Trecchina (anche se dopo l’articolo le richieste di amicizia su FB fioccano) che possono averlo usato e strumentalizzato per secondi fini. Non può essere che sia capitato a Trecchina per caso, ci deve essere qualcosa sotto. Scopre, quindi, girovagando sul Web o reperendo informazioni da terzi di avere a che fare con un imprenditore turistico e me lo immagino aggrottare le sopracciglia ancora di più. Che strano questo imprenditore che non ha interessi in quel luogo eppure se ne interessa; che non va a braccetto con i partitici eppure è sempre disponibile al confronto con loro; che non campa di finanziamenti pubblici e non considera il denaro come un obiettivo ma come una semplice conseguenza del talento suo e di quello dei suoi collaboratori; che non devasta il territorio ma lo valorizza. Non gli resta dunque che una sola conclusione: “risulta che lo stesso autore sia socio e product manager di una attività turistica all’interno del Parco Nazionale della Sila, come tale in evidente conflitto di interesse“.
Se l’interesse a cui si riferisce il sindaco è costituto dal temere che un “grande attrattore” come quello in corso di realizzazione a Trecchina possa rappresentare un concorrente per la mia attività voglio subito rassicurarlo perché abbiamo target diversi. Orme nel Parco sta andando nella direzione esattamente opposta rispetto a quella immaginata da lui e dai suoi esperti di turismo. Anzi, paradossalmente, un impianto come questo, essendo esattamente agli antipodi come concezione di sviluppo turistico rispetto a quello che abbiamo scelto di adottare in Sila non potrà che rafforzare la nostra immagine e il valore del nostro servizio e del nostro territorio. Mentre quello di Trecchina rappresenta un clone, equivalente a tanti altri (realizzandolo potrà finalmente assomigliare alle Alpi), il nostro è unico e irripetibile e si trova solo in Sila. Perché? Perché, al contrario di ciò che è avvenuto a Trecchina, fa del luogo dove sorge un elemento caratterizzante e si fonda su due valori immateriali inimitabili che non si acquisiscono pagando degli “esperti” o delle imprese edili per realizzarli ma sporcandosi le mani tutti i giorni. Si chiamano reputazione e relazione (con le persone e l’ambiente). Lo so, sono strano signor sindaco, i miei interessi non coincidono con quelli che lei ha ipotizzato, ma con quelli che ciascun cittadino dovrebbe avere nei confronti di ciò che rappresenta un patrimonio di tutti: la natura e l’ambiente. La vicenda di Trecchina è un esempio concreto di cosa può succedere quando si delega il proprio destino alla partitica locale. E’ proprio il dis-interesse dei suoi concittadini, infatti, che le ha permesso e le permetterà di realizzare questo capolavoro. E’ lo stesso dis-interesse che, ogni giorno, rende l’Italia un posto peggiore.
In verità forse un giorno mi toccherà ringraziarla, signor sindaco, perché realizzando quest’opera mi ha fornito:
1) un esempio vivente di come non si fa sviluppo turistico sul territorio (e di come si sperpera il denaro pubblico che il sottoscritto e tanti altri col proprio sudore hanno contribuito a fornirle per potersi riempire la bocca di parole tanto in voga come outdoor e adrenalina nei convegni) che potrò utilizzare durante i corsi o gli incontri pubblici che tengo periodicamente in giro per la mia regione, per dimostrare concretamente qual è la differenza che passa tra devastare un territorio e valorizzarlo ed evitare che a qualcuno possa venire in mente di imitarla;
2) un vantaggio competitivo per la mia attività perché più territori devastati ci saranno in giro e maggiormente apprezzati saranno quelli che avranno avuto la capacità di rimanere integri ed autentici.
Dubito, invece, che i suoi concittadini faranno altrettanto, soprattutto quelli più giovani. Si ricorderanno di lei quando andranno alla ricerca delle responsabilità, tra qualche tempo. Non sarà, infatti, un articolo a bloccare il vostro progetto ma lo tsunami che travolgerà il vostro territorio quando la crisi che avete contribuito a generare, vi presenterà il conto.

Massimiliano Capalbo

3 Dicembre 2017/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/soggetto-non-identificato.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2017-12-03 10:26:532017-12-03 12:43:30L’interesse del soggetto non identificato
Eretiche riflessioni, Società

Anna, la donna a venire

Anna è una barista, la vedevo spesso al bar del centro commerciale che frequentavo anni fa. Efficiente, veloce, garbata. Sembrava avere cento mani tra tazzine e piattini. Era molto riservata e non sorrideva quasi mai, erano gli occhi ad accendersi e spegnersi. Era una bella donna sui 40 (ma le donne sembrano a lungo delle ragazze), agli avventori che le rivolgevano complimenti e avances lei sembrava dire: con voi uomini ho chiuso, non ne voglio sapere più. E il suo volto diventava impenetrabile.
Poi un giorno la vidi con le lacrime agli occhi: “è morto mio padre – mi disse – è il dolore più grande che io abbia mai provato“.
Una volta, venendo a sapere che abitavo vicino a lei, mi chiese di aiutarla a trovare un appartamento più grande di quello che abitava, voleva dare più spazio al figlio, un “ragazzone” diceva, di cui però parlava poco, lei non esibiva mai la propria vita. Si capiva però che era una vita ritmata da alzate mattutine, lunghe ore di lavoro e di straordinari e corse per provvedere alla casa e al figlio. Trovai l’appartamento, ma mi disse che non faceva al caso. Poi si trasferì in un altro centro commerciale e io non la vidi più per anni.
Giorni fa, uscendo di casa, l’ho quasi incrociata, abita dunque ancora qui vicino, nella piccola casa con il suo ragazzo. Come mi aspettavo, non si è volta verso di me, un modo di esser discreti è quello di non rompere un silenzio protratto nel tempo. Bella come allora, vestita di poco ma con una sua propria eleganza, nessun trucco o monile, la sigaretta alla mano e un cane al guinzaglio nell’altra, sembrava il suo momento di rilassamento. La fierezza negli occhi.
Bella, sola, autonoma, mi è parsa il prototipo di donne a venire, non il sorriso sguaiato televisivo di quelle che stanno sempre a mostrare i denti in un perenne “cheese” americano, ma un volto composto, pieno, enigmatico, come certi ritratti di donne rinascimentali.
Ecco, mi sono detto, sono queste le donne che, senza saperlo, lasceranno un deposito di vite davvero vissute e pertanto imperiture. Scrisse Brecht che non sono gli imperatori che fanno la storia, ma coloro che combattono, servono, lavorano.
Le donne come Anna sono ignote, ma saranno loro, io credo, a plasmare i modi di vita femminili del futuro, le bellezze televisive sono già oggi un mucchio di sabbia.

Giuliano Buselli

27 Novembre 2017/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/rinascimentale.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2017-11-27 19:34:302017-11-27 19:34:30Anna, la donna a venire
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

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