Sesto potere
I manuali di diritto pubblico ci spiegano che il sistema politico italiano è organizzato secondo il principio di separazione dei poteri che sono tre: il potere legislativo attribuito al Parlamento, il potere esecutivo attribuito al governo e quello giudiziario attribuito alla magistratura. Nella realtà le cose stanno un pò diversamente perché il mondo cambia continuamente e oggi i poteri in campo in realtà sono sei, distribuiti in mano a cinque detentori.
A livello nazionale i poteri legislativo ed esecutivo sono ambedue in capo al governo, il Parlamento è esautorato da tempo dal dibattito, si governa a colpi di decreti legge e provvedimenti (quasi sempre di urgenza) mentre, a livello locale, questi si trasformano in poteri burocratico/amministrativi che rendono alquanto farraginosa la vita delle persone. I poteri legislativo ed esecutivo sono ostaggio dell’agenda dettata dai media, poiché non hanno capacità progettuale perché i loro esponenti (i partitici) non ce l’hanno per se stessi e dunque non possono averla nemmeno per chi intendono rappresentare.
Il potere mediatico é in mano ai media, finanziato (e dunque controllato) dalla partitica, che dettano l’agenda del governo sulla base delle sollecitazioni emotive suscitate dai fatti di cronaca quotidiani. Confeziona ad arte le notizie con cui crea o distrugge quotidianamente luoghi, tendenze, stereotipi, paure, fobie, idee e persone.
Il potere criminale è in mano a varie consorterie che pescano in tutti gli altri ambiti (ai quali si aggiunge un’imprenditoria rampante e senza scrupoli), selezionando le mele marce e strumentalizzando le loro miserie per lucrare e raggiungere i propri obiettivi. Attraverso di esso si creano la maggior parte dei posti di lavoro, utilizzando le risorse pubbliche stanziate dal potere esecutivo/legislativo, ed è già da tempo diventato il motore dell’espansione capitalista. In Italia l’economia criminale viene stimata oltre il 10% del Prodotto Interno Lordo, che ammonta a 1.700 miliardi di euro, con un debito pubblico di 2.400 miliardi di euro. La maggior parte delle persone sono convinte che ci sia un netto confine tra legalità e illegalità, che sia la criminalità organizzata a vessare gli imprenditori onesti, ma i fatti di cronaca giudiziaria smentiscono quotidianamente questa tesi, ribaltandola completamente. A ricercare l’appoggio della criminalità sono sempre più spesso imprenditori, partitici, normali cittadini alla ricerca di lavoro, favori, soldi perché i poteri esecutivo e legislativo non sono più in grado di garantirli.
Il potere giudiziario resta in capo alla magistratura che opera in solitudine quando non in contrapposizione con i primi (soprattutto quando questi sono oggetto delle sue indagini). Agisce con molte difficoltà e ottiene, nonostante tutto, risultati importanti smantellando ripetutamente cosche, consorterie, associazioni per delinquere. Sembrerebbe, dunque, essere l’unico potere incisivo, vincente e capace di rimettere a posto le cose. Ma è proprio così?
Ci siamo chiesti cosa resta dopo il suo passaggio, vista l’assenza o la latitanza degli altri poteri? Se la criminalità organizzata crea posti di lavoro (illegali), la magistratura (giustamente) li smantella e i poteri legislativo ed esecutivo non li sostituiscono con qualcosa di virtuoso cosa resta sul territorio? Il deserto, la fame, la povertà, il rancore e la diffidenza verso le istituzioni. Quello che da centocinquant’anni accade al Sud e in Calabria in particolare, dove lo Stato è sempre stato visto come un nemico, un corpo estraneo che si mostra solo attraverso il volto della magistratura e delle forze dell’ordine, per arrestare e condannare. Dalla soppressione del brigantaggio ad oggi non è cambiato nulla, il metodo è sempre lo stesso. L’unico lavoro che le istituzioni sono state capaci di creare forzatamente al Sud, infatti, ha coinciso con l’inquinamento e la devastazione da parte di un’imprenditoria criminale e neocolonialista simile (quando non alleata) alle cosche. L’azione della magistratura, in un contesto del genere, assomiglia molto alla disinfestazione che fanno i comuni in primavera. Poiché non si eliminano le cause che creano il proliferare degli insetti (che sviluppano una resistenza sempre maggiore ai veleni) c’è bisogno ogni anno di un veleno sempre più potente che finirà un giorno per uccidere anche chi intende salvaguardare.
C’è un nuovo potere che è nato e sta crescendo spontaneamente da diversi anni a questa parte non solo al Sud ma in tutto il territorio nazionale. E’ il sesto potere di cui i detentori non sono ancora pienamente consapevoli. Lo detengono i nuovi imprenditori che amo definire eretici, delle figure a metà strada tra i politici e gli imprenditori, che agiscono con lungimiranza ogni giorno in silenzio, nel proprio piccolo, per cambiare il destino dei territori nei quali agiscono, creando impresa e nuove mentalità. Potrebbero rappresentare quell’alternativa all’economia criminale imperante se le istituzioni avessero la capacità, l’onestà intellettuale e l’umiltà di portarle ad esempio, soprattutto nei territori in cui l’economia criminale è più forte. Non chiedono soldi o immobili (gli stessi strumenti dei criminali), gli basterebbe semplicemente ottenere quei servizi che gli spettano di diritto in quanto contribuenti, una burocrazia più snella, pagare meno tasse (gli basterebbe ad esempio non essere considerati alla stregua del potere criminale soprattutto quando interagiscono con l’Agenzia delle Entrate o Equitalia). Non costano nulla, potrebbero proseguire il lavoro della magistratura in quei territori considerati (a torto) irrecuperabili, perché sono gli unici veri detentori del potere politico in questo momento e perché il mondo cambia se si portano sotto i riflettori i buoni esempi. Occorre cominciare a fare i distinguo, lo Stato se vuole sopravvivere, deve cominciare a fare distinzioni, non è vero che siamo tutti uguali.
Ne conosceremo un’altra dozzina il 18 giugno, al VI Raduno delle Imprese Eretiche, e puntualmente demoliranno ancora una volta false credenze, vittimismi e diffidenze.
Massimiliano Capalbo


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