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Eretiche riflessioni, Società

Un finale più che una finale

Chiedo scusa alle persone serie che leggono questo blog se, dopo un lungo silenzio, mi rifaccio vivo scrivendo di calcio ma, sulla finale di ieri sera tra Italia e Inghilterra, c’è più di qualcosa che non torna. In un mondo normale sarebbe passata alla storia come la finale più imbarazzante del calcio e, invece, come sempre accade quando eventi del genere si trasformano in psicosi collettive, assistiamo a celebrazioni, insulti, nazionalismi, strumentalizzazioni che nulla hanno a che fare ovviamente con lo sport, anche perché il calcio non lo è più almeno da una trentina di anni.
L’Inghilterra passa in vantaggio dopo appena due minuti di gioco e appare subito chiaro che l’Italia non ha preparato, psicologicamente prima che tatticamente, la partita. Gli inglesi potrebbero chiudere la pratica, con una goleada, nei primi 45 minuti di gioco, supportati da uno stadio tutto per loro e invece cosa fanno? Cominciano ad assumere un atteggiamento attendista, quasi spaventato, quel gol non li galvanizza, sembrano preoccupati di aver fatto gol all’Italia, quasi come se avessero paura di una reazione che, però, non arriverà mai. Gli inglesi? Sicuro che si trattava degli inglesi? Per un attimo ho avuto un dubbio. Stiamo parlando degli abitanti di quella piccola isola del Nord Europa che hanno conquistato e sottomesso mezzo mondo con la loro determinazione e il loro cinismo? Di quelli che, calcisticamente parlando, non hanno mai dimostrato grande classe ma grande pragmatismo e determinazione? I testi in sovrimpressione sembrano confermare, lo svolgersi degli eventi no. Irriconoscibili.
Il secondo tempo è noioso e soporifero e mi risveglio, assieme a Mattarella, al 67° minuto quando l’Italia pareggia con un’azione rocambolesca. Adesso reagiranno, penso. Nulla, da entrambe le parti. La partita non cambia e finisce 1-1. Decido di andare a dormire, l’indomani devo alzarmi presto, la partita è così noiosa che non merita di rosicchiarmi ore di sonno. Ma non posso togliermi dalla testa questo atteggiamento poco plausibile. Vedo questa stasera i rigori su RaiPlay e, a quanto pare, il finale è stato ancora più imbarazzante, per entrambe le squadre. Donnarumma para il rigore decisivo e non esulta, rimane immobile, fino a quando non viene travolto dai compagni. Che strano.
Non so cosa sia successo ieri sera a Wembley ma certamente in campo c’erano per lo meno due nazionali psicologicamente molto fragili. Segno dei tempi? Probabile. Forse più che ad una finale abbiamo assistito ad un finale. Di cosa? Chissà. Magari lo scopriremo quando le acque si saranno calmate e la psicosi avrà terminato i suoi effetti.

Massimiliano Capalbo

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12 Luglio 2021/0 Commenti
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