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Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Chi ha paura dei negazionisti?

Prendersela con il negazionista è ormai diventato lo sport nazionale ma, soprattutto, è diventato un ottimo escamotage per respingere attacchi e critiche di ogni tipo, soprattutto in ambito istituzionale e scientifico. Il più accanito contro il negazionista è il giornalista (?) post-moderno che, con quell’aria di sufficienza e di superiorità crede di avere la verità in tasca e di essere dalla parte giusta, a ogni piè sospinto lo prende di mira e lo addita come problema o pericolo collettivo, a seconda dei casi. Quello che il giornalista post-moderno ignora (perché è mediamente ignorante) è che il negazionista si forma e prende corpo quando le informazioni che vengono diffuse dai media per cui lavora e dalle istituzioni che lo controllano sono frammentate, incomplete, contraddittorie, altalenanti, nebulose, rarefatte, ambigue, false. In questi non-detti, in questi spazi vuoti, in queste tesi poco plausibili, nella loro contraddittorietà si apre lo spazio perché il negazionista possa insinuarsi. Le vere fake news, infatti, sono quasi sempre quelle veicolate dai media ufficiali che hanno ormai come obiettivo principale non quello di informare il proprio pubblico ma di aumentare il numero di click sui titoli delle proprie notizie (da qui l’origine dei titoli svianti ed enfatici che quotidianamente siamo costretti a leggere) e di like sui propri social.
A me i negazionisti non solo non fanno alcuna paura ma li ritengo anche meno pericolosi di alcuni esponenti delle istituzioni, dei media ufficiali e delle opinioni dominanti da essi veicolate per le seguenti ragioni:
1. il negazionista ha il coraggio delle proprie affermazioni e può essere sgamato in qualsiasi momento, l’allineato no, è un vigliacco, perché si nasconde dietro la maggioranza, la scienza, le istituzioni, i titoli di studio e quant’altro possa essere utilizzato come uno scudo contro qualsiasi obiezione. Il negazionista, messo alla prova, non può che arrendersi, all’evidenza, alle argomentazioni, alle prove scientifiche che le persone sagge e competenti possono addurre e che non lasciano spazio ad opinioni o diverse interpretazioni;
2. il negazionista è il capro espiatorio perfetto. Spesso, quando l’allineato non sa come uscire dal vicolo cieco in cui si è cacciato, in seguito alle proprie affermazioni, non gli resta che tacciare il proprio interlocutore di negazionismo e il gioco è fatto. La maggior parte dei non negazionisti che sono contemporaneamente anche non allineati (cioè persone equilibrate che sono ancora capaci di far funzionare il proprio cervello e dunque di ragionare) non hanno diritto di esistere. In un paese di ultras come il nostro, fatto di approcci dualistici ai problemi, non appartenere ad alcuna delle due categorie è veramente difficile, se non ci si autodichiara si viene iscritti d’ufficio;
3. i negazionisti usano parole semplici, accettano il confronto, si mettono in gioco senza problemi, mentre gli allineati si trincerano dietro le parole difficili, si rifugiano nel tecnicismo e dunque tendono a snobbarli, con la loro supponenza pensano di non potersi abbassare al loro livello, di non poter perdere tempo a confrontarsi. Sono democratici per principio ma poi credono che per poter esprimere opinioni serva mostrare l’attestato, la qualifica;
4. il negazionista può rappresentare un’opportunità per battere nuove strade, ovviamente per chi è disposto a mettere in discussione se stesso e le idee che sostiene. Nelle tesi del negazionista, come in qualsiasi altra, infatti, c’è sempre un barlume di verità, uno spicchio di eresia, un campanello d’allarme, in grado di insinuare quella pulce nell’orecchio che, se indagata, può consentire di allargare il proprio punto di vista o di cogliere un segnale d’allarme. Molti scienziati, molti ricercatori che sono stati tra i fautori di importanti scoperte che hanno consentito all’umanità di evolvere e di aprire lo sguardo verso nuovi orizzonti potrebbero essere considerati dei negazionisti, se osservati con lo sguardo odierno, soprattutto se si considerano le condizioni sociali e ambientali nelle quali si sono trovati ad agire e ad esprimersi.
Chi ha paura dunque del negazionista? Chi non è sicuro di sé e di ciò che afferma, chi non sa comunicare, chi non sa entrare in relazione con l’altro, chi non ha carisma, chi crede che definirsi democratici sia solo una dichiarazione di principio, chi ha qualcosa da nascondere, chi deve difendere una poltrona, un ruolo, un incarico, un privilegio, una posizione raggiunta, chi non sa mettersi in discussione, chi ha paura del cambiamento.

Massimiliano Capalbo

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23 Dicembre 2020/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/negazionisti.jpeg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-12-23 14:42:512020-12-23 20:51:22Chi ha paura dei negazionisti?
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