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Calabria, Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Turismo

E’ la nostra gioia che può prendere vita

A San Lucido c’è un posto incredibile che testimonia come la vita sia una sapiente costruzione umana e non un accidentale elemento dato. “Ti vengo a prendere io in piazza – mi dice Enrico Sarli al telefono – perché la Tavernetta sta in un vicolo del centro storico.” Mi ha invitato in questo bel borgo calabrese per presentare il mio ultimo libro “Fatti foste a viver di turismo”. “Non ti aspettare le folle, il nostro è un posto molto particolare” mi avverte.
Non mi aspettavo le folle, non me le aspetto mai, quello che dico non è facile da ascoltare e richiede un impegno immediato, mentre le folle di solito prediligono gli incantatori in grado di farle sognare, di promettere meno sacrifici e più gratificazioni. Ma non mi aspettavo neanche di trovare quello che ho trovato.
Enrico ha 57 anni ma è un giovanotto pieno di idee ed energie, più di tanti giovani (all’anagrafe) che popolano questa regione. Non lo conoscevo prima di ieri ma è come se ci fossimo sempre frequentati, si è creata una sintonia immediata. Qui a San Lucido, cittadina di 7000 abitanti in provincia di Cosenza che d’estate diventano 20.000, ha creato la Tavernetta letteraria, un angolo di paradiso dove si diverte (è proprio il caso di dirlo) ad organizzare iniziative culturali ma anche conviviali coinvolgendo gli amici più sensibili. La tavernetta è un’isola felice, un luogo magico. Non si può descrivere o ricondurre a qualcosa di già visto, perché è il frutto di un percorso personale fatto di immagini e foto storiche di San Lucido appese alle pareti, di vecchie bottiglie di liquore e di vino, di libri antichi, di suppellettili d’epoca, di attrezzi storici e arredi antichi. Per comprenderla bisogna entrarci e respirarne la storia, avvertire il calore della piccola stufa e delle persone che la riscaldano.
La Tavernetta nasce da un’idea di Enrico che, ci tiene a sottolineare, “non è un’associazione ma un luogo di ritrovo tra anime gioiose. Ha lo scopo di custodire i tesori della storia sanlucidana, di promuovere il turismo enogastronomico e il centro storico di San Lucido. Proponiamo eventi enogastronomici, degustazioni soprattutto di vini perché è anche cantina non aperta al pubblico ma agli amanti del vino. E’ anche biblioteca aperta a tutti coloro che vogliono usufruire dei libri.” Gli eventi sono di carattere culturale: presentazione di libri, mostre fotografiche e di pittura, intrattenimento con artisti locali dilettanti e, iniziativa molto singolare, “4 chiacchiere in dialetto sanlucidano”, che si prefigge di tutelare e salvaguardare il dialetto locale.
“Vieni un pò prima – mi aveva raccomandato Enrico al telefono – che facciamo un’intervista radiofonica.” Si, perché in questo piccolo angolo di paradiso Enrico, assieme a Francesco Calomeni e Gianni Mantuano, ha creato Mondo Radio Web una webradio attraverso la quale trasmettono “Gli Amici della Tavernetta Letteraria”, una trasmissione che va in onda la domenica pomeriggio, dalle 17.30 alle 19.00.
L’idea è stata del dott. Massimo Cuconato, proprietario della radio, col quale Enrico e gli altri avevano già condiviso la nascita, negli anni ’80, di Radio San Lucido Centrale in fm, frutto della fusione di due radio già esistenti. Questo progetto portò una nuova ventata culturale a San Lucido per via della qualità dei programmi. Nacquero nuove iniziative, come la riapertura del Miramare, storica rotonda sul mare che già negli anni 60 era nota come pista da ballo. Tutto svani, alla fine degli anni ’80, quando la vita si fece più difficile da gestire, soprattutto in termini economici. Oggi, Enrico e gli altri, hanno ripreso a crederci e si sono fatti istituzione, perché a San Lucido sono un’istituzione.
Ma come coinvolgere il nuovo pubblico? La scelta è caduta su un argomento che non conosce crisi, il sesso, utilizzato in chiave satirica e proposto attraverso notizie definite “scientifiche” create con fantasia ma che, alla fine, sembrano reali. Tra una battuta e l’altra l’occasione è buona per introdurre temi seri. “Abbiamo iniziato tre anni fa – mi spiega Gianni – con un pubblico di 30 persone, oggi siamo arrivati a 450-500 a puntata. Ci ascoltano da Chicago e perfino dal Costa Rica.”
Ieri sera pioveva a San Lucido, come nel resto della regione, una serata grigia che non invogliava certo ad uscire di casa e partecipare, le strade erano deserte. Eppure la Tavernetta era piena di energia e di persone, come un cuore che pulsa nonostante tutto. Ho riconosciuto, in Enrico e nei suoi amici, la gioia di vivere e quella fantasia che un tempo (come oggi) li spingeva a creare, a escogitare iniziative anche senza i potenti mezzi di cui disponiamo oggi. Forse era proprio la scarsità di mezzi a indurli a ricorrere alla propria fantasia, cosa che ancora oggi li rende giovani che non hanno smesso di crederci ma soprattutto di insegnarci che non è la vita a darci la gioia ma è la nostra gioia che può prendere vita.
Enrico, Francesco e Gianni saranno tra i protagonisti del prossimo Raduno delle Imprese Eretiche.

Massimiliano Capalbo

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26 Febbraio 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/tavernetta6.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-02-26 09:35:412018-02-26 13:26:33E’ la nostra gioia che può prendere vita
Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società

La vera disuguaglianza

Qualche giorno fa, ad una presentazione, dopo aver ascoltato un mio intervento, una persona mi ha avvicinato e mi ha descritto con questa metafora: “tu hai un’altra pedalata, gli altri non ce la fanno a tenere la tua andatura.” La riporto non per accrescere il mio ego o la mia distanza dagli altri ma perché non è la prima volta che mi accade di percepire questo distacco. Ho compreso che, nonostante la globalizzazione, nonostante l’interconnessione mediatica e tecnologica, nonostante i collegamenti stradali, ferroviari, aerei, i cambiamenti non avvengono ad una velocità uniforme per tutti, come ci raccontano. Le persone evolvono molto più lentamente di quello che immaginiamo e con un alto indice di variabilità a seconda delle loro curiosità, propensione al rischio, paure, ambiente in cui vivono, creatività, personalità etc.
Racconto un aneddoto per descrivere molto bene questa diversa velocità. Nel 2009, un anno prima di ritenere conclusa la mia esperienza nel Meetup degli Amici di Beppe Grillo di Catanzaro (che creai nel 2006), pubblicai un libro dal titolo “Di là dal ponte” in cui affermavo che i Meetup avrebbero potuto rappresentare la prima forma di democrazia partecipata post-moderna e le liste civiche, che si iniziavano soltanto ad immaginare (ancora non esisteva il M5S), un primo passo verso la formazione di un movimento nazionale. Ricordo i sorrisetti e le battute degli amici e dei conoscenti quando ne parlavo con loro. Ero considerato un illuso, ieri come oggi che affermo che il M5S è sul viale del tramonto (perché è sul viale del tramonto il sistema del quale sono entrati a far parte) e che il futuro è dato da nuove aggregazioni o comunità, formate da persone a cavallo tra gli imprenditori e i politici, che stanno nascendo spontaneamente un pò su tutto il territorio nazionale e che si rendono protagoniste di iniziative in grado di cambiare profondamente il territorio.
Quegli stessi che mi consideravano un illuso ieri, oggi sono candidati o bazzicano negli ambienti del movimento o si sono trasformati in alcuni tra i suoi più tenaci sostenitori. Ho potuto osservare questa incredibile trasformazione nel giro di dieci anni, un tempo enorme per i ritmi a cui siamo abituati oggi. Cos’è successo nel frattempo? Come si passa dallo scetticismo alla fede?
Ce lo spiega Richard Brodie, programmatore americano e autore del libro “Virus of the Mind: The New Science of the Meme”. La nascita di un nuovo paradigma, afferma, “comporta delle fasi di sviluppo che rispecchiano i passaggi che ogni nuovo quadro concettuale deve superare per affermarsi” e precisamente quattro fasi: la fase di compiacenza-marginalizzazione, in cui la nuova teoria viene considerata dalla maggior parte delle persone come bizzarra o fuori dal comune e quindi viene presa con simpatia; la fase di ridicolizzazione, quando chi non intende rinunciare alle proprie posizioni concettuali inizia ad ironizzare sul fenomeno e quindi l’iniziale compiacenza lascia il posto allo scherno e alla ridicolizzazione; la fase della critica, quando le nuove teorie iniziano e fare proseliti e questi si materializzano, questo suscita in chi non è disposto ad abbandonare le proprie convinzioni a favore delle nuove una reazione di paura e quindi l’attacco, il discredito; l’ultima fase è quella dell’accettazione, allorquando un numero sufficiente di persone si schiererà a favore del nuovo paradigma consentendo la sua accettazione all’interno della società. Tutto questo, però, richiede tempo, in questo caso un decennio.
Quando invitavo quelle stesse persone che oggi militano nel movimento a partecipare alle iniziative del Meetup in cui c’era solo da dare (bisognava dedicare tempo e risorse per difendere il territorio) si rendevano irreperibili o continuavano ad orbitare intorno a quelle aggregazioni partitiche contro le quali oggi si scagliano; oggi che c’è da guadagnare (stipendi, ruoli, carriere) sono tutti in fila, come soldatini, nella speranza di essere baciati dalla fortuna, un pò come i giocatori d’azzardo davanti ai centri scommesse.
Sempre in “Di là dal ponte”, dopo aver prefigurato lo scenario, mettevo in guardia affermando “funzioneranno se si differenzieranno rispetto ai vecchi concorrenti, i partiti, e se sapranno adottare un approccio innovativo nel metodo e nella struttura, se riusciranno a trovare un terreno comune di valori condivisi che ancora manca, se riusciranno a liberare le persone e non a legarle come hanno fatto i partiti finora.” Ovviamente le cose sono andate nella maniera esattamente opposta. Poiché gli uomini e le donne che sono confluiti nel movimento non sono sbarcati da Marte ma, nella maggior parte dei casi, sono fuoriusciti dai vecchi ambienti partitici, hanno la testa rivolta al passato e non sono in grado, pertanto, di generare futuro ma solo di riproporre il passato.
Per tornare alla riflessione iniziale, a me sembrano passati secoli. La pratica “meetup/movimento” è stata da me archiviata circa un decennio fa e vedere persone che oggi si accendono di entusiasmo per qualcosa che ritengono una novità e che io considero, invece, antiquata mi fa un certo effetto e mi fa comprendere la lentezza con cui le trasformazioni avvengono. E’ come se qualcuno oggi, nell’epoca degli mp3, si entusiasmasse per essere riuscito a registrare delle canzoni su un cd.
Forse aveva ragione Stefano D’Anna quando scriveva: “gli uomini appartengono a livelli diversi di comprensione, è questa la vera disuguaglianza tra loro.“

Massimiliano Capalbo

18 Febbraio 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/dialogo.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-02-18 10:59:582018-02-18 10:59:58La vera disuguaglianza
Comunicazione, Eretiche riflessioni, Società

Il vero successo di Baglioni

Doveva essere il festival a cambiare Baglioni e invece è stato Baglioni a cambiare il festival che non potrà tornare ad essere più lo stesso di prima. Il cavaliere bianco e nero ha domato il drago a cinque teste temuto da tutti, lui per primo. E come ha fatto? Come fanno tutti i grandi professionisti che sanno come raggiungere gli obiettivi: lavorando in silenzio, avendo una visione e una progettualità, non rispondendo alle critiche, circondandosi di persone di talento. Una lezione di comportamento, di stile e di metodo che potrebbe tornare utile a molti, in questo schizofrenico e disorientato paese.
Non erano passati neanche due giorni dalla sua nomina a direttore artistico e conduttore del festival che il primo pre-giudizio si era materializzato per bocca dei pubblicitari italiani. Baglioni? Non lo ha mai condotto, come potrebbe improvvisarsi? Rischia grosso. Subito dopo lo Staffelli di Striscia la notizia lo aveva inseguito per farlo sentire in colpa circa il compenso (nonostante fosse inferiore rispetto a quello percepito dai predecessori). Con l’avvicinarsi del 6 febbraio le perplessità aumentavano, il Web traboccava di scetticismo e sarcasmo. Abbiamo ascoltato le canzoni e siamo perplessi, scrivevano “gli esperti” di Repubblica, come se la caratteristica principale del festival fosse quella di essere pieno zeppo di capolavori. Si circonda di super ospiti perché teme di fallire, come se nelle passate edizioni non ci fossero mai stati. Addirittura il Sole 24 ore si era preso la briga di sguinzagliare i suoi giornalisti alla ricerca di conflitti di interesse. Tra sondaggi che lo tacciavano per un conservatore e commenti che lo etichettavano tra il ruffiano e il conformista il clima nel quale si è mosso non è stato certo dei più favorevoli, circondato da profeti di sventura. Fino a toccare il massimo della volgarità per bocca di Antonio Ricci che dava forma alle proprie frustrazioni represse immaginando di dargli fuoco. Insomma una vicenda che racconta l’Italia di oggi, fatta di saccenti incapaci che danno istruzioni a gran voce e di persone serie che lavorano con discrezione e passione.
In Italia il pregiudizio è sempre stato l’elemento principale in grado di influenzare scelte e opinioni e di frenare l’evoluzione. E’ stato assieme alle ideologie, ed è tuttora, la palla al piede che impedisce il cambiamento di abitudini e comportamenti. Il pregiudizio è quell’elemento che, anche se hai scritto più di 360 canzoni nella tua carriera (la maggior parte delle quali di elevato spessore artistico), resti sempre “quello della maglietta fina”. Lo stereotipo serve come arma per impedire alle persone di evolvere, per classificarle e impedir loro di crescere. E’ una questione di pigrizia mentale (entrare nel merito costerebbe sacrificio) ma anche di faziosità. Artisti, intellettuali, imprenditori, che non si sono mai prostituiti mentalmente nei confronti di potenti e ideologie e non hanno mai ceduto alle sirene degli schieramenti partitici, sono sempre stati emarginati e considerati soggetti non identificati in questo paese. Di Claudio Baglioni ha sempre dato fastidio il suo atteggiamento defilato, il fatto che cantasse prevalentemente i buoni sentimenti invece delle ideologie, l’umanità degli uomini e non le loro illusioni del momento, di non essere mai sceso nella mischia.
Il successo odierno di Baglioni non è dato dai numeri o dallo share che il festival ha registrato, come vi raccontano. Purtroppo viviamo in una società che considera il successo direttamente proporzionale alle quantità prodotte. Quanto fatturi? Quanti followers hai? Quanti dischi hai venduto? Il vero successo è stato determinato dalla capacità di imporre un modo di essere e di fare, al di là di quello che gli altri si aspettano da te, e l’esempio è più potente di tante parole.
Assumendosi il rischio di dirigere il festival ha dimostrato, a quelli che non ci credevano, che la tv (come gli altri media) è solo un mezzo e come tale può essere riempito di mediocrità o di eccellenze, dipende dagli autori. Che sono i contenuti, supportati da una visione, a determinare il successo di un progetto, più che gli effetti speciali. Che spesso gli obiettivi vengono mancati per l’incapacità, di chi gestisce il progetto, di focalizzarsi sul senso e lo scopo del proprio agire, lasciandosi influenzare da ciò che si dice in giro. Ha dimostrato che la gentilezza e l’eleganza pagano in una società dove l’arroganza e la volgarità spesso vengono ostentati come se fossero un valore. Che è importante saper creare una squadra affiatata, e dunque vincente, riconoscendo i talenti e le capacità dei singoli (l’esatto contrario di quello che succede ogni giorno in ogni ambito della società italiana).
Baglioni, poi, è un architetto e anche un perfezionista, da bravo architetto aveva progettato tutto nei minimi dettagli. Allo scoccare del 50esimo anno di carriera aveva bisogno di un evento, un grosso evento, che gli consentisse di rilanciare la propria immagine e di svecchiare il proprio pubblico. Aveva bisogno di un’operazione simpatia per pescare nel target dei giovani che non lo conoscono e in quelli che si sono sempre fermati di fronte alle etichette. E’ stato lui ad usare il festival e non il contrario, come tutti credevano. Un’operazione che solo ai grandi comunicatori può riuscire. Aveva progettato tutto prima di dire si al Festival: un nuovo disco in uscita il 23 febbraio e un nuovo tour in partenza in autunno che registra già il tutto esaurito. Chi ha scelto cosa essere nella vita sa anche quali mosse compiere per raggiungere i propri traguardi e riesce a piegare gli eventi a proprio favore, chi si trascina e vive di espedienti può solo limitarsi a gettare fango sugli altri, subendo o al massimo reagendo agli accadimenti. Non si spiegherebbe altrimenti una carriera di successo lunga mezzo secolo.

Massimiliano Capalbo

13 Febbraio 2018/1 Commento
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/claudio_baglioni.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-02-13 21:17:222018-02-13 21:18:46Il vero successo di Baglioni
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

www.massimilianocapalbo.it

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