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Ambiente, Calabria, Comunicazione, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Turismo

L’inutile passato dei calabresi

E’ spuntato da dove nessuno lo stava cercando, dai fondali del lago Cecita, nel cuore del Parco Nazionale della Sila, che lo ha custodito per centinaia di migliaia di anni. E’ lo scheletro di un elefante antico (Elephas Antiquus) venuto alla luce nei giorni scorsi in un luogo ritenuto, fino a poco tempo fa, poco interessante sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista archeologico. Ma non è stata questa l’unica sorpresa che le acque del lago, ritiratesi a causa della siccità di quest’anno, hanno lasciato emergere e che sono state illustrate in una conferenza stampa tenutasi ieri mattina presso il centro visite Cupone del Parco Nazionale. Assieme ad una zanna (lunga 3 metri), ad un molare e ad un omero appartenenti all’elefante (altri reperti confermano gli archeologi sono ancora li e attendono di essere recuperati) sono stati ritrovati frammenti di armi longobarde (tra cui una scramasax caratteristica dei popoli germanici) e una strada romana di circa 3 metri di larghezza (la via Appia era larga 4 metri) dunque un importante collegamento stradale con la Sila che per i romani ha sempre rappresentato una dispensa di pece e legname. In uno stesso luogo, dunque, una stratificazione storica che parte da circa 700 mila anni fa e arriva al periodo tardo imperiale.
Già nel 2007, l’archeologo Domenico Marino, aveva effettuato indagini sul lago rinvenendo alcuni insediamenti databili tra la fine del Neolitico e l’inizio dell’Eneolitico, un eccezionale e vasto complesso monumentale sacro di età greca e abitazioni di età romana oltre a un grande edificio di età repubblicana con annesse strutture produttive. Ma tutto questo è sembrato non bastare.
Mentre la partitica cosentina post-moderna è stata distratta e impegnata ad investire fondi per la ricerca del favoloso tesoro di Alarico sulle sponde del Busento, ad edificare simboli architettonici futuristici e a lasciare andare in fumo il suo patrimonio culturale, il lago Cecita lentamente restituiva ancora un altro tesoro (di enorme valore storico e scientifico) capace di riscrivere la storia dell’altopiano calabrese. Il passato irrompe nel presente prefigurando il futuro nei luoghi più remoti e meno battuti dall’uomo post-moderno. L’organo principale della visione degli uomini adulti è il pensiero. Vediamo con le nostre idee e non con i nostri occhi.
E’ per questo motivo, anche, che i media nazionali non daranno grande risalto a questa scoperta, perché la Calabria non può essere qualcosa di diverso dallo stereotipo che ne abbiamo tutti, calabresi compresi. E’ per questo che la Gruber, ad esempio, non intitolerà mai una sua puntata di Otto e mezzo “La Calabria come Isernia?” (dove si trova il ritrovamento paleolitico più antico d’Europa) come invece ha fatto per la vicenda di Ostia.
La Sila è sempre stata considerata, prima dei ritrovamenti di Marino, un luogo disabitato perché l’orizzonte temporale dell’uomo è molto ridotto e circoscritto alla storia che conosce. 700 mila anni è un tempo enorme, incomprensibile per qualsiasi essere umano. In un tempo così lungo i cambiamenti climatici sono stati enormi e di vasta portata tali da modificare completamente la morfologia del territorio, la sua fauna e la sua flora.
E’ adesso? Il rischio di rivedere un film già visto è molto alto. Adesso, in attesa che gli esperti dei laboratori dell’Università del Molise presso cui i reperti saranno portati per le operazioni di pulizia e datazione li restituiscano, la palla è passata, come sempre, alla partitica che certamente troverà i fondi per finanziare la costruzione di un museo se non di qualcosa di più imponente (più sarà imponente più posti di lavoro assistito creerà, maggiore visibilità avrà sui media e quindi probabilità di trasformarsi in voti). Il soprintendente di Crotone, Catanzaro e Cosenza, Mario Pagano, intervenuto durante la conferenza, ha affermato che questi tesori da soli non bastano, bisogna affiancargli i “grandi attrattori”. Ci risiamo. Temo che il masterplan sulla Sila, momentaneamente parcheggiato in qualche cassetto, presto riemergerà sotto mentite spoglie.
Ma quanto, invece, questa scoperta inciderà sulla vita dei calabresi? Quanto modificherà il loro stile di vita, le loro scelte, le loro idee, la loro mentalità? Temo poco o nulla come è già avvenuto in passato. Allo stesso modo in cui la Cattolica di Stilo, il monastero di San Giovanni Therestis, l’area archeologica di Castiglione di Paludi, la chiesa armena di Amendolara, il tempio di San Fantino a Palmi, il Codex Purpureus di Rossano, le tele di Mattia Preti a Taverna (per citare i primi che mi vengono in mente) non hanno scalfito minimamente la vita dei calabresi fino a qui e non sono stati in grado di rappresentare le condizioni per una rinascita.
Fino a quando le nuove generazioni saranno distratte da percorsi di formazione e di lavoro, altri rispetto alla vocazione e alla storia naturale del territorio nel quale vivono, tutti questi ritrovamenti non avranno nulla da raccontarci e da regalarci (non è un caso se la maggior parte degli studiosi presenti alla conferenza stampa di ieri non erano calabresi). Fino a quando questi tesori non verranno considerati tali dai calabresi stessi non potranno nascere nuovi appassionati in grado di raccontarli al mondo e dunque di trasformarli in attrattive. Fino a quando i calabresi non cominceranno una nuova narrazione della Calabria che parta dell’interno per raggiungere l’esterno, lo stereotipo continuerà a impazzare sui media. Fino a quando saranno distratti da un’idea di futuro costruito e mostrato da altri, e resteranno succubi del complesso di inferiorità che si portano dietro da secoli, non potranno riconoscere e ricavare nulla dal loro passato.

Massimiliano Capalbo

26 Novembre 2017/1 Commento
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/lago-cecita.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2017-11-26 14:12:262017-11-26 14:14:03L’inutile passato dei calabresi
Comunicazione, Eretiche riflessioni, Società

La felicità? Se ce l’hai dentro la trovi

Vedo in giro per la città enormi manifesti pubblicitari in cui si annuncia un corso di meditazione che insegna ad essere felici e il mio pensiero va ad Etty Hillesum, scrittrice ebrea prigioniera in un campo di concentramento nazista: scrive che tutti i giorni contempla un filo d’erba e percepisce una sensazione di beatitudine. Non aveva assolutamente niente ed era felice. E penso anche a quella giovane donna, appena sbarcata a Dublino, che mi scriveva tanti anni fa che, guardando di prima mattina la pioggia scendere sul vetro della finestra della camera, avvertiva una sensazione di felicità e quasi le salivano le lacrime agli occhi.
Insomma la felicità se ce l’hai dentro la trovi, se non ce l’hai dentro nessuna tecnica potrà consentirti di trovarla. La felicità non dipende infatti da quello che hai né dal luogo in cui sei. Amici che viaggiano molto nel mondo mi riferiscono che ci sono posti in Africa e in Asia in cui la gente, pur avendo poco o nulla, sembra felice di vivere, che si incontrano tante persone che hanno negli occhi entusiasmo e gioia.
Da noi invece esplodono i corsi e le pubblicazioni di felicità, vuol dire che ci sentiamo infelici. Infatti tutti i giorni leggo in fb espressioni di rancore, risentimento, rabbia, frustrazione, spesso conosco le persone e so che possiedono beni, hanno legami preziosi e sono al centro di cerchie familiari o amicali, eppure manifestano quella che a me sembra una specie di ostilità per la vita oppure vivono come se qualcuno gliel’avesse rubata. Si sentono privati di tutto.
In effetti: se non è in te la felicità di vivere, che cosa possiedi?
Un amico mi accenna a un libro di un “guru” italiano, un ex manager transnazionale che si è messo a insegnare alle nuove generazioni come spezzare i vincoli con il vecchio mondo di sottomissione e raggiungere libertà e felicità. Trovo in rete una sua intervista: a un certo punto afferma che “gli impiegati sono persone morte“, ovvero che chi lavora alle dipendenze di qualcun altro è un “morto”, insomma il “grande” guru sta giocando la vecchia meschina partita in cui ti fanno credere che tu vali qualcosa se gli altri non valgono. Dove avrà mai appreso il guru che ci sono vite “morte”? Solo chi sperimenta momenti di morte nella propria vita può parlare dei propri momenti di morte, nessun altro può dirlo, tanto meno un guru perché svela il suo lato oscuro.
Ci sono davvero vite che non valgono? E questo dire di vite che valgono e di vite che non valgono non nasce forse da un pensiero calcolante? E un pensiero calcolante non è forse un pensiero che uccide la vita? Un pensiero morto? Che valore posso mai avere se per attribuirmi valore lo devo togliere agli altri? Se per considerarmi pienamente vissuto devo pensare ad altri che non vivono pienamente la loro vita? Pensare di aver trovato la felicità perché altri sono infelici è il gioco dell’invidia, il gioco degli immaturi. Il pensiero vivente trova vita in ogni vita e semi di felicità ovunque.
Aggiungo, infine, per gli amici esoterici che attendono future “incarnazioni” della Terra, che Rudolf Steiner affermò in una conferenza che queste sarebbero state il frutto non degli illuminati né degli intellettuali ma di quelle categorie sociali che oggi lavorano alle dipendenze di altri.

Giuliano Buselli

20 Ottobre 2017/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/filo-derba.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2017-10-20 16:36:032017-10-20 16:41:40La felicità? Se ce l’hai dentro la trovi
Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Grandi e vaccinati

Con il Dl 73 del 7 giugno il Governo ha decretato l’obbligo dei vaccini per accedere alla scuola dell’obbligo. Si tratta dell’ennesimo (ormai non si contano più) atto normativo di carattere provvisorio (divenuto consuetudine) a cui è ricorso per legiferare. Nato per affrontare situazioni di emergenza e urgenza, con il tempo il decreto legge è diventato il mezzo principale con cui i governi, di qualsiasi colore, portano avanti la propria agenda politica.
La legge, fortemente voluta dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, legifera su 14 vaccini: dieci obbligatori e quattro ad offerta “attiva e gratuita”. Che si tratti di una commessa delle lobby farmaceutiche al governo è chiaro anche ai bambini che devono essere vaccinati ma non è questo su cui intendo soffermare la mia riflessione, quanto sulle reazioni di chi ritiene (legittimamente) non democratico tale provvedimento, la maggior parte delle quali, come sempre, materializzatesi sotto forma di protesta e non di proposta. E si, perché questo provvedimento potrebbe rappresentare invece un’ottima occasione, un’ottima scusa per offrire ai propri figli un’alternativa alla scuola dell’obbligo e salvarli non solo dalle vaccinazioni ma da un modello educativo che predispone all’obbedienza e alla morte delle coscienza, anticamere di questo come di altri provvedimenti.
Circola in Rete da qualche giorno la foto di un articolo, apparso su un quotidiano nazionale in cui l’autore, un certo Ferdinando Camon, ad un certo punto scrive una frase raccapricciante: “i bambini devono capire che quel che vuole lo Stato vale più di quel che vuole il papà o la mamma” che lascia trasparire una concezione miope e spaventata della vita. Scriveva, invece, molto più saggiamente Kahlil Gibran: “i vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di se stessa.”
Quando si parla di persone adulte affermare che ciascuno è libero, nel rispetto degli altri, di decidere cosa fare della propria esistenza appare ormai (tranne nei regimi dittatoriali) un’affermazione generalmente condivisa. Quando si parla di bambini tutto appare diverso, vengono considerati stupidi e incapaci di decidere per se stessi. La maggior parte delle persone, nel mondo, è convinta che saranno capaci di decidere solo dopo aver affrontato un percorso, definito di “educazione”, che qualcuno ha stabilito per loro, un percorso che termina con una parolina magica che è “maturità”, quasi a suggellarne la trasformazione, il compimento. Quando saranno “maturi” troveranno qualcun altro che stabilirà se e in quale università andare, quale ideale di donna o di uomo avere, quale sport praticare, quale partitico votare, quale pensione richiedere e così via in un crescendo di sirene predisposte lungo il cammino per sviarli dal vero destino, unico e irripetibile. L’esercito dei soldatini è pronto per dichiarare guerra alle proprie aspirazioni, alle proprie passioni, ai propri talenti che invece emergono nei bambini lasciati liberi (e dunque responsabili) di scegliere la propria vita, ascoltandosi. Ne incontro tanti nelle scuole e noto la differenza, più sono piccoli e più sono brillanti, saggi, coerenti, veri, trasparenti. Al crescere dell’età e dunque al procedere del percorso “educativo” cominciano lentamente a spegnersi. Il peggio si trova nelle Università, affollate di avatar incapaci di percepirsi nel qui ed ora ed educati “a dover fare” invece che “ad essere”, premessa di una vita fatta di frustrazioni.
Quale migliore occasione questa, dunque, per creare nuovi contesti di educazione non autoritaria, alternativi a quelli di Stato laddove non esitano già? Nicholas Bawtree, redattore del mensile Terra Nuova, nella prefazione al libro “Liberi di imparare” sottolinea la differenza tra il termine italiano amore e il corrispondente love in inglese. Mentre amore deriva dal sanscrito kama che significa passione sensuale, la parola love ha la stessa radice di leave che significa libero.
Secondo lui l’essenza dell’educazione democratica è un atto d’amore inteso nel senso della parola inglese love. “Si tratta – afferma – di una scelta senza dubbio difficile, perché ci costringe a fare i conti con i nostri egoismi, con le proiezioni che attuiamo sui nostri figli e, non ultima, con la volontà di controllo esercitata sulla nostra società, ansiosa di creare individui mansueti e facilmente manipolabili“. Tutto questo nonostante sia composta da individui grandi e vaccinati.

Massimiliano Capalbo

18 Settembre 2017/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/FB_IMG_1505394194357.jpg 319 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2017-09-18 20:49:252017-09-18 20:49:25Grandi e vaccinati
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Massimiliano Capalbo

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