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Eretiche riflessioni, Politica, Società

Il viandante è il nemico

Oggi dovremmo poter stare qui, in questa via nel nulla. La questione dell’aria aperta non è un vezzo da camminatori incalliti. Non ha a che fare solo con la salute e il benessere. Non c’entra con le gite fuori porta. Una vita condotta all’aria aperta è pericolosissima agli occhi di chi deve mantenere il controllo, deve fare sì che il sistema socio-economico perduri, e che perduri con le sue diseguaglianze.
La creatura dell’aria aperta, cioè il viandante, è inafferrabile. Si sposta mossa dal desiderio di esplorare e conoscere, non di consumare. Non può credere alle frontiere, giacché con uno sguardo fugace e facendo un passo ne comprende l’assurdità. Non è pacifista per scelta, perché non sceglie tra guerra e pace: non dovendo appropriarsi di terra per costruire la propria casa, né dovendo accumulare beni materiali o sottomettere altri esseri umani o animali che lavorino al suo posto, non comprende il senso di muovere guerra a qualcuno. Non è ricattabile perché non può essere sedotta da alcun potere: cosa se ne farebbe di un incarico, di un bonus, di una medaglia, di una stelletta, su una via nel nulla come quella che luccica in questa foto? Nemmeno ricevere in dono la via sarebbe un’offerta generosa. La via non sta in uno zaino. Una via ha senso soltanto se può essere percorsa, con i piedi o nei sogni.
Nella creatura dell’aria aperta perdura l’antica parte nomade. Almeno un frammento. Ed è esattamente il nomade che va soffocato con regole e regolamenti. Se prima della pandemia non poteva accamparsi dove voleva con la sua tenda, oggi non può nemmeno più uscire. La creatura nomade è il nemico. Perché è sfuggente, non disposta a conformarsi, non allettata dal potere e dal denaro, non manipolabile.
Allo stesso tempo, canonizzare o incasellare in un identikit la creatura nomade, è impossibile. Nemmeno Bruce Chatwin vi riuscì. Non portò mai a compimento il suo libro sul nomadismo. Solo appunti, note, riflessioni brillanti ma estemporanee – non riuscì mai a elaborare un’opera organica.
La creatura dell’aria aperta, cioè il viandante, ciò che resta del nomade, è in questo momento il principale avversario dello stato di cose in cui viviamo. È un paradosso ambulante, un punto di domanda che attraversa il mondo con la potenza della sua fragilità.

Luigi Nacci

5 Aprile 2021/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/viandante.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-04-05 09:35:272021-04-05 09:35:27Il viandante è il nemico
Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Tecnologia

I difetti ci salveranno

Giorni fa sono stato in centro a Bologna per il funerale di un’amica, le vie erano animate quasi come in una comune giornata pre-pandemia, così quando ho ascoltato Draghi dire che “indipendentemente dai dati epidemiologici” l’Italia resterà chiusa fino a fine Aprile, mi è venuto spontaneo pensare che anche i comuni cittadini vivono ormai “indipendentemente dai dati epidemiologici”. Questa primavera è diversa da quella dello scorso anno, si direbbe che gran parte dei cittadini, nei comportamenti pratici, abbia scelto di convivere con il rischio piuttosto che rovinarsi la vita per il timore del rischio. Mi pare un comportamento diffuso in entrambi i fronti contrapposti. Si dicono cose diverse, ma si agisce in modo uguale.
Appena varate le prime misure di lockdown, Boris Johnson, a un giornalista che osservava come gli inglesi fossero più indisciplinati degli italiani nel rispetto delle misure decise dal governo, rispose: “gli inglesi a differenza degli italiani amano le loro libertà”. In questo episodio si incontrano due stereotipi: 1) che gli italiani siano indisciplinati e anarchici; 2) che gli italiani siano poco inclini a difendere le proprie libertà e sempre supini ai dettami del potere politico.
Sono due stereotipi che, come tutti gli stereotipi, qualcosa di vero comunque rivelano: gli italiani si oppongono raramente in modo frontale al potere (non a caso in Italia non c’è mai stata una rivoluzione), scelgono un’altra via. Dicono SI, ma poi fanno di testa loro o come loro fa più comodo. Sono come quel fratello della parabola evangelica che, chiamato dal padre ad andare nella vigna a lavorare, dice SI ma poi non ci va, l’altro invece dice NO ma poi ci va. Gli italiani sono simili al primo.
Questo “stile di vita” è così riprovevole come di solito si dice in Italia dove c’è il gusto di criticare le proprie abitudini? Mussolini rispose una volta, a un giornalista che gli chiedeva se fosse difficile governare un popolo di individualisti: “difficile? è inutile”. Dichiarazioni simili sono state rilasciate da altri statisti italiani, da Giolitti ad Andreotti: è impossibile governare gli italiani.
Hitler non avrebbe mai pensato una cosa simile dei tedeschi. Anzi, un gerarca nazista al processo di Norimberga disse che era stato molto facile farsi seguire e obbedire dai tedeschi. I caratteri dei popoli esistono, non sono né convenzioni né invenzioni. Però si vedono solo se si osservano i fenomeni nei periodi lunghi. Popoli apparentemente servili nel tempo riescono a sfuggire al potere meglio di coloro che gli si contrappongono apertamente nella lotta.
Tanti temono che oggi sia in atto nel mondo un Grande Reset, un riassestamento globale dei poteri sia economico-finanziari che politici che militari da cui uscirà un mondo dominato da regole rigide gestite tecnologicamente, una prigione digitale, uomini ridotti ad automi attraverso l’intelligenza artificiale.
Non escludo che un disegno simile sia nei pensieri dei grandi uomini potenti che oggi comandano, ma osservo solo che, dopo un anno di pandemia, gli italiani cominciano a vivere “indipendentemente dai dati epidemiologici”. Dicono SI, ma poi fanno di testa propria. La massa si scioglie in tante entità individuali. E’ l’individualismo italiano che conosce tante sfumature: si passa dal menefreghisno e dalla mancanza di senso civico alle genialità di chi si costruisce una propria singolare via di realizzazione. Se Mussolini non è riuscito a governare gli italiani è perché la massa indistinta non ha mai agito come corpo unico, cosa che invece hanno fatto i tedeschi seguendo il loro Furher fino alla rovina totale.
Davvero riusciranno i governi attuali a fare quello che non è riuscito a fare Mussolini? E nel Grande Reset il digitale avrà più capacità coattiva del regime dittatoriale?
E’ una caratteristica della politica moderna simulare la propria onnipotenza. Mussolini era continuamente dedito ad ostentazioni di forza. Le scenate istrioniche dal balcone di Piazza Venezia di fronte alla folla acclamante somigliano un poco ai proclami che oggi imperversano nei media. Ho visto ieri un TG intitolare un servizio sui vaccini “Arrivano le munizioni” mentre il responsabile della Protezione Civile l’altro ieri ha detto che “siamo in guerra e occorrono leggi di guerra”. A me queste dichiarazioni suscitano l’impressione che si cerchi di celare la grande debolezza del cosiddetto Grane Reset, credo che potrebbe tradursi in una grande confusione globale. Tra il primo e il secondo esito c’è di mezzo il carattere dei popoli. Lo dimenticano coloro che sognano o temono il nuovo ordine mondiale.
Tanti, permeati di cultura meccanicistica, credono che l’uomo sia una macchina e le macchine non hanno carattere, si comportano come decidi tu, sono predeterminate, ma ogni tentativo di ridurre l’uomo a macchina sarà vano, è sempre fallito. I popoli non sono macchine, ma hanno propri caratteri.
Il carattere è costituito anche dai propri difetti e talvolta i difetti si rivelano una risorsa. I difetti degli italiani, fare il contrario di quel che si dice, hanno impedito agli italiani di interiorizzare fino in fondo il fascismo come invece hanno fatto i tedeschi che ostinatamente hanno seguito il proprio Furher fino alla rovina totale. I difetti ci impediscono di diventare macchine. Per questo il Grande Reset si potrebbe tramutare semplicemente in una grande confusione, un grande caos. Ma dal caos nasce ogni nuova creazione.

Giuliano Buselli

1 Aprile 2021/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/inuovimostri.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-04-01 06:50:372021-04-01 06:50:37I difetti ci salveranno
Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società

La cultura e la frattura che sfuggono ai media

È rimbalzata, sui giornali italiani, la notizia della “movida” a Madrid. Come sempre, prevale l’immagine stereotipata della Spagna paella & sangria. Si prende a modello un quartiere affollato di Barcellona o di Roma, e si proietta su tutto il Paese. Ma ci sono tante Spagne, così come ci sono tante Italie. Tante Europe lontane da Bruxelles. “Pasqua, dai picnic ai negozi: cosa si può fare” è un titolo rivolto a chi vive in città, in un appartamento, e quando si dirige a un parco urbano ben recintato dice – è convinto – di andare a rilassarsi in natura. La pandemia rende ogni giorno più evidente la frattura tra chi vive in un’area metropolitana e chi altrove, dove però l’altrove è la maggioranza del territorio.
I due simpatici anziani ritratti nella foto sono gli unici avventori di un bar in un pueblo di Castiglia. Li ho fotografati un paio di anni fa. Se non fosse per la bandiera, potrebbe essere il bar di un paese della Carnia o della Basilicata. Nessuna “movida” laggiù, mai esistita. Nessuna conoscenza del picnic, cioè del pasto all’aria aperta, perché laggiù all’aria aperta si sta già tutto il giorno, a potare le viti o sistemare muretti a secco. Lo shopping, boh. Mai pervenuta la corsetta. Mai pervenute molte delle parole che si affastellano nei giornali. Laggiù vivono i nostri nonni, soli e silenti.
L’altro giorno, camminando in Carso, sono arrivato in due paesi minuscoli. Alcuni abitanti mi hanno subito avvisato del passaggio dei poliziotti. Erano venuti a controllare che non ci fossero assembramenti in due bar deserti. Più o meno come quello ritratto in questa foto. Bar e uomini molto lontani da Madrid, da Roma, o da Bruxelles.
I nostri giornali parlano delle feste e degli ubriachi per le strade di Madrid. Non ci dicono però che a Madrid i luoghi della cultura non sono mai stati chiusi dalla scorsa estate: musei, teatri, cinema, tutto aperto anche durante la seconda e la terza ondata. L’Assessorato alla Cultura della Regione ha dichiarato pochi giorni fa che da quando è ripresa l’attività culturale più di 550 mila persone hanno assistito ad eventi e non è stato registrato alcun focolaio. El Real si è convertito nell’unico teatro lirico aperto in Europa durante la pandemia. Nei cinema sono stati adottati dei sistemi di sterilizzazione ideati dalla NASA. Il 25 marzo scorso il Dantedì è stato celebrato all’Auditorio Nacional con un concerto di Nicola Piovani. Piovani e Dante, in Spagna sì, in Italia no.
A ottobre 2020, mentre il Ministro Dario Franceschini chiudeva sale da teatro, da concerto e cinema, dichiarando “lavoreremo perché la chiusura sia più breve possibile”, il suo omologo spagnolo, José Manuel Rodríguez Uribes, lanciava una campagna social intitolata “La cultura è sicura”. Quindi la domanda è: perché la cultura è sicura in Spagna e in Italia no? E poi: perché Franceschini è ancora Ministro della Cultura?

Luigi Nacci

31 Marzo 2021/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/movida-spagna.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-03-31 14:26:232021-03-31 14:34:15La cultura e la frattura che sfuggono ai media
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Massimiliano Capalbo

www.massimilianocapalbo.it

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