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Ambiente, Calabria, Eretiche riflessioni, Politica, Società

La salute è un’ideologia

Era il 15 luglio del 2008 quando il sottoscritto, in qualità di organizer del meetup degli Amici di Beppe Grillo di Catanzaro, invitò ad un incontro pubblico, presso il parco della biodiversità di Catanzaro, il dott. Stefano Montanari, massimo esperto mondiale di nanopatologie, per parlare di polveri sottili e inquinamento da particolato. In quegli anni, a Catanzaro, era in procinto di essere attivata, nell’assoluto silenzio generale e con il consenso di tutte le forze politiche, una centrale termoelettrica a ciclo combinato, della potenza complessiva di 860 MW, nella zona di Simeri Crichi, dietro una collina, nascosta da sguardi indiscreti.
Ero anche tra i membri di un comitato chiamato “Catanzaro Turbolenta” nato per opporsi all’attivazione di questo impianto. Raccoglievamo le firme sul lungomare di Catanzaro Lido per opporci a questo scempio e la gente ci snobbava, diceva che non volevamo lo sviluppo, che quelli erano posti di lavoro. Nelle foto a corredo dell’articolo, potete notare la “grande partecipazione” dei cittadini catanzaresi all’incontro col dott. Montanari che ci fece rabbrividire per le immagini degli effetti che l’inquinamento di impianti di questo genere come anche di inceneritori e cementifici producono.
Oggi, a distanza di dodici anni, cominciamo a vedere gli effetti “positivi” di quella scelta. A Simeri Crichi si registra un aumento dei tumori e solo tre cittadini hanno sporto denuncia per verificare se l’aumento delle malattie sia ascrivibile alla centrale. E’ un film che si ripete puntualmente ogni volta. Continuiamo a disinteressarci, a delegare il futuro del nostro territorio ad altri, a causa della nostra ignavia e poi, a danno fatto, recitiamo il ruolo di vittime inconsapevoli.
L’unico risultato che riuscimmo ad ottenere, all’epoca, fu che le due centraline installate da Edison (quelle di Pietropaolo e Apostolello) e gestite dall’Arpacal non si limitassero a monitorare le emissioni delle PM10 ma anche quelle più sottili, le PM2,5. Monitoraggio, tra l’altro, obbligatorio per legge (Decreto Legislativo n°155 del 13/08/2010). All’epoca il comitato chiese anche, senza successo, che fossero monitorare le emissioni in continuo ai camini, cioè vicino ai camini da dove fuoriuscivano le sostanze e non a distanza di chilometri dalla centrale per non confonderle con altre emissioni provenienti, ad esempio, dal normale traffico quotidiano.
Si trattava, comunque, delle particelle più grossolane (PM10 e PM2,5) e quelle ultra sottili ancora più pericolose come le PM zero virgola? Nessuna centralina dell’Arpacal è in grado di registrarli e nessuna norma prevede di monitorarli, quindi questi impianti appaiono (perché lo sono) a norma. Il problema, quindi, non è solo il superamento dei limiti di emissione delle particelle più grossolane ma che quelle ultrasottili (ancora più pericolose perché non solo vengono respirate ma si insinuano nei pori della pelle e penetrano nel sangue provocando trombosi, tumori etc) non vengono monitorate, per l’Arpacal non esistono. Gli impianti più moderni, come quello di Simeri, paradossalmente vengono venduti come più ecologici in virtù proprio della loro capacità di rendere più sottile il particolato, chiunque oggi voglia convincere un ente pubblico a farne costruirne uno sul territorio dirà che ormai si utilizzano tecnologie più moderne e dunque più sicure. Già all’epoca il dott. Montanari ci mise in guardia da questa trappola normativa che tutti i partitici, in questi anni, si sono ben guardati dal modificare per adeguarla al progresso(?) delle tecnologie.
Ma non c’è solo questo, la centrale di Simeri preleva l’acqua dal mare per raffreddare gli impianti, trattandola con biocidi (sostanze chimiche che servono per disinfettare l’acqua) che poi viene ributtata in mare a temperature più elevate (e non sappiamo con quali altre sostanze) con un grosso impatto sul microclima e sulla fauna ittica (chi fa pesca subacquea ha notato la crescente presenza di pesci tropicali ad esempio) e su cui da oltre 10 anni nessuno ha mai avviato uno studio o un monitoraggio. Tutto questo avviene nel silenzio più totale delle istituzioni e dei cittadini.
L’aumento di tumori a Simeri Crichi non è una priorità, nessuna task force, nessun comitato tecnico scientifico, nessun lockdown verrà attuato, perché la salute è diventata ormai un’ideologia come tutto quello che ci circonda. La realtà non è oggettiva, è sempre più soggettiva, filtrata attraverso le varie lenti ideologiche che ogni volta vengono indossate e rilanciate dai media. L’unica certezza è il risultato finale: l’estinzione progressiva di un essere umano incapace di vivere in simbiosi con la natura.

Massimiliano Capalbo

29 Aprile 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/edison-simeri-crichi.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-04-29 11:52:412020-04-29 11:58:12La salute è un’ideologia
Comunicazione, Eretiche riflessioni, Società, Turismo

Gli “Out concert” per la fase 2 della cultura

La tanto attesa “Fase 2” è alle porte ma ancora si parla poco, se non per niente, delle sorti del settore culturale. Poiché diverse attività culturali (concerti, mostre, letture, cinema, teatro, danza etc.) si manifestano in eventi che prevedono l’aggregazione, quindi l’assembramento, uno dei settori che è e, prevedibilmente, sarà colpito di più è appunto quello culturale. Le conseguenze potrebbero essere disastrose, sia per il settore in questione che per gli altri legati ad esso, ad esempio quello turistico.
A tal proposito, faccio una mia personale riflessione ad alta voce, provando ad immaginare quale potrebbe essere il futuro, almeno quello immediato, degli eventi culturali: le limitazioni potrebbero continuare a riguardare i luoghi, l’affluenza e le distanze tra individui. Potremmo, quindi, ideare un modello di eventi che tenga conto di queste limitazioni. Ad esempio: se fosse vietato l’assembramento di più di 30 persone, potremmo organizzare eventi a numero chiuso; se fosse vietato avvicinarsi, potremmo mantenere le distanze; se fosse vietato lo svolgimento nei teatri, nei cinema, nei grandi centri urbani etc. potremmo svolgere i nostri eventi nella natura, nei borghi abbandonati, nei luoghi dimenticati. Immaginate di fare trekking in montagna e, giunti in vetta, trovare un quartetto d’archi, oppure passeggiare in un bosco in compagnia di un attore che declama poesie e di una ballerina che danza tra gli alberi o, ancora, fare lezioni di filosofia tra i ruderi di un vecchio paese abbandonato.
“Out Concert” questo è il nome che immagino possa avere il progetto che racchiude la tipologia di eventi sopracitata. Ho preso spunto dagli “house concerts”, concerti ed attività culturali di diversa natura tenute nello spazio domestico, in presenza di un pubblico ridotto; ma ho preso spunto anche dall’outdoor, ovvero quella serie di attività all’aperto atte al benessere dell’individuo ed alla riscoperta di ciò che sta al di fuori della nostra quotidianità; dai festival che, già da anni, si svolgono nella natura, come “I Suoni delle Dolomiti”; dalle ricerche dell’etnomusicologo americano Steven Feld sulle performance musicali del popolo Kaluli di Bosavi della Papuasia – Nuova Guinea, le quali avvengono in stretta connessione con la foresta; dalle passeggiate sonore e dagli gli itinerari acustici dei quali Raymond Murray Schafer tratta nel suo “Paesaggio Sonoro”.
Il termine inglese “out” racchiude in se diverse accezioni, molte delle quali rispecchiano la filosofia degli “out concerts”: out ovvero “fuori”, perché lo svolgimento avverrebbe fuori dai grossi centri urbani; out vuol dire anche “essere assente” e con gli out concert ci assenteremmo dalla routine; “fuori moda”, ed a questo punto mi permetto di citare lo scrittore Franco Arminio, il quale nel suo “Cedi la strada agli alberi”, in riferimento al riabitare i paesi, scrive: «Oggi la soluzione è essere inattuali e dunque la soluzione è vivere in un paese[…]»; “via d’uscita”, dalle nostre case, nelle quali siamo “restati” per via del virus, ma anche via d’uscita dalla nostra quotidianità, dalla quale forse non siamo mai veramente usciti.
Dato il numero ridotto di parteciparti sarebbe molto semplice organizzare questo tipo di eventi. La sostenibilità è un fattore di primaria importanza, in questa situazione d’emergenza e nella situazione di emergenza culturale della quale siamo vittime da molto tempo prima dell’avvento del virus. La cultura potrebbe ritornare ad essere facilmente fruibile, il nostro pane quotidiano, quel pane che ci riempie la mente e lo spirito. Qualcuno dirà: «e la pancia? Come riempiamo la pancia?», cultura e turismo sono strettamente legati. Questo nuovo paradigma di eventi potrebbe incentivare il turismo locale e tutta quella serie di attività legate ad esso: strutture ricettive, bar, ristoranti, attività outdoor, sport, spettacolo etc.
Perciò, invito colleghi ed amici musicisti, artisti di ogni specie, insegnanti, operatori culturali e turistici, guide escursionistiche, associazioni e chiunque ne abbia voglia, a mettersi in contatto. Potremmo mettere su un cartellone di eventi, piccoli, ma che potrebbero costituire un grande ripartenza.

Paolo Presta
Musicista
https://www.facebook.com/paolopresta1989

la foto a corredo dell’articolo è presa dal sito: www.isuonidelledolomiti.it

28 Aprile 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/out-concert.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-04-28 10:22:312020-04-28 10:22:31Gli “Out concert” per la fase 2 della cultura
Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società

La dittatura dei consulenti

Task force, comitati tecnici e scientifici, commissari, pool di esperti, sono tante le definizioni (la maggior parte rigorosamente in inglese perché li fanno sembrare più autorevoli) che vengono date a gruppi di persone, scelte dai governi, per affrontare emergenze, epidemie, disastri ambientali, crisi economiche, eventi climatici avversi, insomma tutto ciò che sta diventando all’ordine del giorno, quindi quotidianità, non più emergenza. Persone scelte nell’ambito delle università, delle imprese, del mondo scientifico che, spesso, gravitano attorno all’area partitica che li sceglie.
La domanda che sorge spontanea, a chi ha ancora qualche neurone in circolazione nel cervello, dunque è: ma per tutto questo, cioè per risolvere i problemi, non avevamo creato, eletto e pagato una figura apposita chiamata politico? Non avevamo già delegato l’esperto (o almeno quello che si autodichiara tale in campagna elettorale) nella risoluzione dei problemi della comunità? Perché occorre incaricare (dunque pagare) degli esperti esterni, non eletti da nessuno, per decidere come affrontarli? E’ un pò come se chiamaste l’idraulico a casa, per riparare un tubo, e lui non riuscendo a sistemarlo consultasse a sua volta un altro esperto più di lui facendovi pagare due volte il conto. Non vi girerebbero un pò le scatole?
Queste domande, a cascata, ne generano tante altre. Come ad esempio: se c’è bisogno di esperti per risolvere i problemi creati, con le loro scelte, dai politici che erano stati eletti, non sarà che forse abbiamo eletto le persone sbagliate? Meno capaci? Non sarà che ci saranno delle responsabilità da assumersi? Se non eravamo, e continuiamo a non essere, pronti ad affrontare una pandemia ci sarà qualcuno che dovrà rispondere? O si vuole scaricare la colpa sui cittadini che escono di casa?
E ancora: perché se gli esperti stanno da un’altra parte, in altri ambiti, come le università, gli ospedali, le imprese (invece che nei partiti), non si candidano direttamente? Perché non redigono un programma elettorale sulla base delle proprie scientifiche competenze, idee, capacità, curriculum chiedendo la fiducia degli elettori?
E ancora: chi si assume la responsabilità delle scelte di questi nuovi “esperti” che vengono incaricati dai governi? Chi controlla che questi esperti non perseguano scopi personali o in contrasto con i principi costituzionali, visto che nessun partitico contemporaneo è all’altezza di comprendere (e dunque decidere e controllare) che ciò non avvenga, non avendo competenze specialistiche in ambiti delicati come la medicina e l’informatica (per citare i due settori maggiormente in voga)?
Ho l’impressione che il vuoto lasciato dalla politica stia per essere occupato dai “consulenti” che pianificano per i governi le strategie da attuare, in perfetto stile shock economy. Non credo nella pianificazione in cui credono i complottisti ma credo nell’opportunismo, nella capacità di alcuni uomini di saper cogliere la palla al balzo. Stiamo assistendo al tentativo di creare una dittatura, la dittatura dei consulenti, gestita da “esperti” che brandiscono i titoli di studio come armi, che intendono mettere a tacere i dissidenti per avere campo libero. Consulenti mai eletti da nessuno ma incaricati da partitici privi di sapienza e di idee e pagati con i soldi ricavati dalle nostre tasse (leggi sacrifici), che credono di poter governare processi più grandi di loro. Andranno a sbattere, come tutti quelli che li hanno preceduti, proprio in virtù dell’impossibilità di pianificare alcunché. Il diavolo, per fortuna, si nasconde nei dettagli.
C’è bisogno di politici, di saggi più che di esperti, di filosofi, di visionari, di pontefici (costruttori di ponti), di persone capaci di opporre al modello della Cattedrale verticistica, granitica, luogo di saccenza riservato al clero ordinato, che si sta tentando anacronisticamente di riproporre, quello del Bazaar dove la pluralità di idee, la libertà di circolazione delle stesse, la condivisione delle conoscenze, l’orizzontalità della struttura, il criterio dell’autorevolezza e non dell’autorità siano vigenti. Questa gente è fuori dalla storia, si tratta degli ultimi spasmi di un modello in declino, e la storia li metterà da parte.

Massimiliano Capalbo

27 Aprile 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/consulenti.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-04-27 14:23:582020-04-27 15:55:49La dittatura dei consulenti
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

www.massimilianocapalbo.it

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