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Comunicazione, Eretiche riflessioni, Società

La paura e il giudizio

Di fronte alle emergenze le persone si rivelano per quello che sono veramente oppure perdono il controllo e si trasformano diventando irriconoscibili. Cos’è che genera questa trasformazione? La paura. Di fronte alla paura l’essere umano si trasfigura e tutti gli strumenti, i valori, le convinzioni, i principi che fino a poco tempo prima di incontrare la paura lo aiutavano ad orientarsi nel mondo si dissolvono come neve al sole. Quando compare la paura compare anche il suo fratello gemello, il giudizio. Occorre porre un argine tra me e ciò che mi spaventa e per farlo occorre separare, creare una divisione (bene-male, buono-cattivo, positivo-negativo) che renda netta la differenza tra ciò che è pericoloso per me e ciò che non lo è. Per fare questo occorre esprimere giudizi e fare seguire a questi dei provvedimenti.
La mente esprime in continuazione giudizi, ne ha bisogno per mantenersi in vita. Le servono per orientarsi nel mondo e per fare le proprie scelte. Il giudizio sorge da sentimenti legati alla paura e ad una mancanza di conoscenza. La paura crea una nebbia davanti a noi e, in mancanza di visibilità, si possono fare due cose: dare un giudizio negativo su ciò che è nascosto oltre la nebbia oppure attrezzarsi con degli strumenti capaci di vederci chiaro oltre la nebbia. La prima soluzione è quella più semplice e più adottata.
Di fronte ad un problema c’è chi preferisce mettere la testa sotto la sabbia. L’ignoranza crea uno stato di serenità. Non so, non mi interesso, quindi mi illudo di poter aggirare il problema, di poterlo eludere, di far finta che non ci sia. Non è altro che una fuga dalle responsabilità, una delle tante che mettiamo in atto quotidianamente. Informarsi richiede impegno, sforzo, tempo e questo genera stress, tensione, preoccupazioni che si vanno a sommare a quelle quotidiane. “Ci manca pure questa…“, pensa la mente già sotto stress, e siccome la problematica è particolarmente impegnativa, siccome il suo peso è maggiore rispetto alle altre preoccupazioni e la nostra è una società fragile, incapace di fare sacrifici, se qualcuno mi serve una soluzione su un piatto d’argento perché non coglierla al volo? Se poi quel qualcuno fa parte di una maggioranza o addirittura è un’autorità, allora la propensione ad affidarsi diventa massima.
Il paradosso è che giudizio e informazione sono inversamente proporzionali, meno conoscenza abbiamo di un evento, di un fatto, maggiori sono i giudizi che esprimiamo nei suoi confronti. Non è un caso che i più spietati a giudicare le scelte degli altri siano quelli che hanno fatto le proprie con leggerezza, senza informarsi adeguatamente, senza pensarci troppo, adeguandosi alla massa. Far parte della maggioranza legittima a credersi dalla parte giusta, ad esprimersi con arroganza. Il giudizio, infatti, è il tentativo di privare qualcuno o qualcosa del proprio valore. Più occasioni si hanno per essere esposti al giudizio degli altri e più aumentano le possibilità che la propria mente possa essere influenzata dalle informazioni esterne (parenti, amici, tv, social etc.) La maggior parte della gente è attratta da chi la accetta piuttosto che da chi la giudica. Il giudizio esiste solo nella realtà soggettiva, perché è legato alla persona che lo emette, non è oggettivo e, quasi sempre, rivela più informazioni sulla persona che lo emette che su quella che lo riceve. Rimanendo fuori dal giudizio siamo noi ad esercitare un potere sugli altri, perché dimostriamo di essere persone libere.

Massimiliano Capalbo

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15 Dicembre 2021/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/giudizio-universale-1.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-12-15 19:19:122021-12-15 19:28:01La paura e il giudizio
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