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Ambiente, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Tecnologia

5G di incoscienza

Se volete avere un esempio di come la comunicazione italiana sia manipolata e controllata dai grandi gruppi economici e di come sia qualcosa di ben lontano dall’informazione, è sufficiente guardare questo servizio del TG3, andato in onda il 29 settembre scorso, che annuncia un’asta da record per l’assegnazione delle frequenze dei sistemi di comunicazione elettronici di quinta generazione, chiamati 5G, la nuova frontiera per la telefonia mobile e la tv. La giornalista definisce “un successo” per lo Stato Italiano l’esito della gara perché ha incassato il triplo di quanto previsto (la gara ha toccato quota 6 miliardi di euro) mentre per gli operatori telefonici è stato un esborso visto che “stanno scommettendo sul futuro” (poverini). Secondo questi ultimi, le nuove infrastrutture faranno fare un salto di qualità alle imprese italiane ed alla nostra economia.
Nessuna parola, invece, per le problematiche inerenti la salute dei cittadini. Il problema non esiste. Nessuno, nelle istituzioni, sembra preoccupato della tutela della salute pubblica. Viene prima il denaro, come sempre. L’unico articolo di informazione sembra essere apparso sul numero di settembre della rivista Terra Nuova, intitolato “Tzunami 5G: saremo tutti irradiati”.
Nell’articolo viene spiegato che il passaggio al 5G comincerà già dal prossimo anno, con l’installazione dei nuovi impianti, e proseguirà fino al 2022 anno in cui dovrebbero entrare in funzione. Questo significherà un innalzamento spaventoso dei livelli di inquinamento elettromagnetico, già presenti negli ambienti domestici e lavorativi in cui trascorriamo la maggior parte del tempo. Esistono già circa mille studi che attestano i rischi sanitari dovuti all’inquinamento elettromagnetico. In seguito al più grande dei quali (pubblicato nel 2011) “l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva valutato le radiofrequenze da onde non ionizzanti come possibili cancerogene e parte della comunità medico scientifica internazionale, alla luce dell’aggiornamento degli studi, da tempo richiede un’urgente classificazione dell’elettrosmog come cancerogeno certo, senza indugi.”
Nonostante ciò gli operatori del settore si sono riuniti, nel maggio scorso, per chiedere al ministero competente l’innalzamento dei limiti sulle emissioni elettromagnetiche da 6 Volt/metro a 61 Volt/metro cioè un aumento del 110% (in fisica il vettoriale delle radiofrequenze è calcolato al quadrato). 5G di incoscienza potremmo titolare.
Tutto questo avviene senza che nessuno avverta la necessità di valutare i rischi connessi a questa operazione che vale 225 miliardi di euro fino al 2025. Tutto questo avviene senza alcun dibattito pubblico. Nessuna trasmissione di informazione si sente in dovere di occuparsi del tema. Sono più importanti la finanziaria, lo spread, quello che dice Salvini, le avventure di Asia Argento o quelle di Cristiano Ronaldo. I temi importanti, che hanno a che fare con la vita o la morte di ciascuno di noi sono completamente assenti dal dibattito politico.
Le onde elettromagnetiche rappresentano ormai una piaga invisibile che si insinua nelle nostre vite senza che ce ne rendiamo conto, di giorno e di notte. Attivate il wi-fi del vostro smartphone nei vari ambienti in cui agite quotidianamente e vi renderete conto di quanti routers vi circondano, soprattutto chi vive in condominio. Siamo costantemente irradiati, le nostre cellule vengono costantemente bombardate da radiazioni che domani mattina qualcuno vorrebbe accrescere esponenzialmente per consentirci di andare sempre più velocemente… al cimitero.
Il servizio trionfale del TG3 conclude sollevando una piccola obiezione: “quelli meno entusiasti sembrano essere i sindacati del settore della comunicazione che giudicano irrazionale il prezzo pagato dalle aziende per le frequenze e temono che i costi verranno come al solito scaricati sui lavoratori.” Anche per loro, ovviamente, la preoccupazione principale sono i soldi, solo i soldi. C’eravamo illusi per un attimo.

Massimiliano Capalbo

11 Ottobre 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/elettrosmog.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-10-11 13:44:002018-10-12 06:37:365G di incoscienza
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Dentro la mappa sbagliata

“Il Sud non lo vuole raccontare più nessuno perchè si teme il dejavù“. Esordisce così Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, la nota trasmissione di inchiesta di RaiTre che qualche lunedì fa, a firma di Michele Buono, ha mandato in onda un’inchiesta dal titolo “Dentro la mappa” nella quale si è prospettato uno scenario da incubo per il Sud Italia e, in particolare, per la Calabria.
Alla fine lo stereotipo ed il dejavù si sono riproposti tali e quali in questa inchiesta che non ha fatto altro che approcciarsi al “problema”(?) Sud con il solito atteggiamento colonialistico che da centocinquant’anni a questa parte caratterizza il dibattito sullo sviluppo economico del Mezzogiorno.
Secondo Ranucci al Sud c’è una ricchezza che se intercettata potrebbe cambiare il destino di un territorio che sembra maledetto. E quale sarebbe la ricchezza del Sud (e della Calabria in particolare) secondo i giornalisti di Report? Il fatto che possegga il 30% della biodiversità dell’intero continente come ha sottolineato anche Vandana Shiva recentemente ospite di un convegno a Catanzaro? Noooo. Il fatto che vi sia ancora una viva tradizione contadina non interamente assoggettata alle politiche industriali? Noooo. Una biodiversità storica e archeologica tra le maggiori d’Europa? Noooo. Un clima unico che consente la coltivazione di piante (bergamotto e cedro per citarne solo due uniche al mondo) per approvvigionarsi delle quali i migliori acquirenti si mobilitano da ogni parte del mondo? Noooo. La straordinaria varietà paesaggistica, storica ed enogastronomica che consentirebbe di campare di turismo 365 giorni l’anno? Noooo. La ricchezza che il Sud ed in particolare la Calabria non riesce a mettere a frutto, secondo i lungimiranti giornalisti di Report, sono le navi che trasportano merci in tutta Europa che, invece di attraccare a Gioia Tauro, attraccano in Olanda con conseguente perdita economica per il nostro Paese. Nell’indecisione tra ridere o piangere ho scelto di indignarmi e di scrivere che quelle raccontate da Report sono solo sciocchezze, frutto di stereotipi, di pressappochismo, di tentativi di risolvere quello che erroneamente viene considerato problema semplicemente perché non si ha la capacità di vederlo, di riconoscerlo e di comprenderlo.
Per confermare la tesi le telecamere di Report si sono spinte fino al porto di Rotterdam, nel Mare del Nord, su “un pezzo di terra che prima non esisteva, completamente strappato al mare” sottolinea il giornalista nel servizio. In questa frase c’è già il motivo per cui proporre alla Calabria di diventare la nuova Rotterdam è un’idiozia senza precedenti. La Calabria esiste ed è, dal punto di vista ambientale e paesaggistico, un luogo straordinario, unico al mondo e non ha bisogno di costruire nulla per generare valore anche economico, dovrebbe semplicemente mettere a sistema quello che ha già. Non ha bisogno dell’artificio per sopperire alla naturalità come invece gli olandesi e tante altre regioni anche italiane sono costrette a fare. Se gli olandesi avessero le nostre risorse non si sognerebbero minimamente di diventare una rotatoria navale per il transito di merci. Il problema del Sud non è la scarsità di lavoro o di opportunità ma la mentalità perdente che consente di accogliere e rilanciare, senza se e senza ma, proposte come quelle di Report come si sono affrettati a fare qualche giorno dopo il Corriere della Calabria la TGR ed altri. Quando i territori come la Calabria, allevati per decenni all’assistenzialismo, non esprimono idee e progettualità si trasformano in una manna dal cielo per i neocolonialisti, istituzionali e non, che sulla nostra ignavia e incapacità da sempre costruiscono le proprie fortune. Una terra considerata “un problema” genererà sempre proposte simili, proposte semplici “sulla carta” da realizzare per rimuovere il problema, non per risolverlo. Oppure per sfruttarlo a proprio vantaggio, le sfortune (leggi incapacità) di taluni hanno sempre rappresentato le fortune di altri.
E’ quello che è accaduto dagli anni in cui si è avviato il processo di industrializzazione forzata del Sud Italia fino ad oggi che ha generato la Pertusola di Crotone, la Marlane di Praia a Mare, la centrale a Carbone di Rossano fino ad arrivare al Porto di Gioia Tauro. Se i residenti non si pre-occupano del proprio territorio lo faranno altri e non saranno particolarmente attenti alle loro esigenze.
Pensare di trasformare un luogo come la Calabria in uno snodo di merci coincide con una visione miope e retrograda che non tiene conto dei cambiamenti che stanno avvenendo anche nel settore dei trasporti e delle merci. Con la rivoluzione delle stampanti 3D, ad esempio, per quanto tempo ancora sarà necessario trasportare le merci? Realizzare infrastrutture come strade, ponti e stazioni che impatto ambientale e paesaggistico avrà, in proporzione anche ai tempi di costruzione in un paese come l’Italia (in cui i lavori durano decenni e devono pagare il pizzo alle varie mafie), e una volta che il business sarà terminato (perchè terminerà) cosa resterà alle popolazioni? E’ un film già visto che solo quelli con la memoria corta o in malafede non possono ricordare.
La redazione di Report questa volta ha sbagliato mappa, non si trattava della Calabria.

Massimiliano Capalbo

10 Giugno 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/report.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-06-10 18:18:532018-06-10 18:31:35Dentro la mappa sbagliata
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This is your digital life

Ieri sera un servizio de “Le Iene”, a firma di Fabio Rovazzi, ha focalizzato l’attenzione sullo scandalo Cambridge Analytica che ha visto coinvolto il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg. La vicenda, in realtà, ha come protagonista principale un tale Aleksandr Kogan autore di una delle tante app che gli utenti di Facebook possono installare e utilizzare, alla stregua di videogiochi come Candy Crash, che si chiama “This is your digital life”. Una volta installata quest’app ha permesso a Kogan di accedere ai dati di milioni di utenti. Un’operazione che avviene quotidianamente, quando installiamo o aggiorniamo una qualunque app presente sul nostro smartphone o quando accediamo a qualunque sito Internet che fornisce un servizio, compreso quello de “Le Iene” che, per consentirci di vedere in diretta la trasmissione ci chiede di registrarci con una mail o (meglio ancora) direttamente tramite il nostro profilo Facebook.
Kogan avrebbe poi venduto, ad insaputa di Facebook, tali dati alla Cambridge Analytica che, come tantissime altre società esistenti nel mondo, si occupa di costruire campagne di comunicazione politica o commerciale e avrebbe utilizzato tali dati per la campagna elettorale di Donald Trump. Il passaggio di questi dati sarebbe avvenuto in violazione dei termini d’uso di Facebook.
Il messaggio che è passato sui media, invece, è stato come il titolo del servizio delle Iene: “Facebook ci spia!”. Infatti sembra che, per protesta, molti utenti abbiano oscurato il proprio profilo dal noto social network. Quello che ha perso in borsa è stato Zuckerberg che è stato costretto a chiedere scusa pubblicamente. Ancora una volta la colpa è ricaduta sul mezzo e non sull’uso che ne fanno gli uomini. Certo, la responsabilità di Zuckerberg è stata quella di non aver vigilato ma pensate che sia possibile oggi vigilare su milioni di dati personali che passano di computer in computer in tutto il mondo e che possono tranquillamente essere accessibili da qualsiasi esperto informatico o programmatore abilitato a lavorarci su?
This is your digital life, potremmo affermare parafrasando il nome dell’app incriminata. Le scelte che compiano sui social network, infatti, sono monitorate in funzione della possibilità di indurci ad acquistare i prodotti/servizi più in linea con i nostri interessi che, ovviamente, non fa alcuna differenza se sono di carattere politico o commerciale, anche perché la distinzione tra le due cose è sempre più labile.
Il servizio di Rovazzi ha presentato la vicenda come il più grande caso di violazione della privacy della storia ma, a mio avviso, non ha centrato il problema.
Io non sono scandalizzato dal fatto che Facebook utilizzi i miei dati (che io volontariamente decido di rendere pubblici) per fare campagne commerciali o di altro genere, non sono scandalizzato dal fatto che le possa rivendere a società terze, perchè lo so, sta scritto nei termini d’uso che ho accettato. Sono, invece, indignato dal fatto che ci siano dei politici interessati ad acquistare questi dati per fare campagna elettorale (diffondendo fake news perchè le campagne elettorali sono piene zeppe di fake news) per truffare gli elettori, senza che questo sia stato chiaramente comunicato attraverso delle apposite condizioni d’uso come invece fa Facebook. Così come sono stupito dal fatto che un elettore possa, nel 2018, ancora lasciarsi convincere da una campagna elettorale online come è successo, per mezzo secolo, con le campagne elettorali televisive e cinematografiche. Dovrebbero saperlo anche i bambini che la pubblicità è, per definizione, ingannevole. Altrimenti si chiamerebbe informazione. Sono, infine, divertito dai partitici come la Boldrini che si indignavano e additavano Facebook come responsabile della diffusione delle fake news e organizzavano crociate contro i social network.
La sicurezza informatica, checchè ve ne dicano, non esiste. Ogni sistema può essere violato, basta sapere come. Questo vale per le banche, per i social network, per le istituzioni e così via. Così come non esiste un soggetto pubblico (scuola o altro ente) deputato a fornire agli utenti le istruzioni per l’uso della tecnologia. Ogni giorno adottiamo strumenti sempre più sofisticati e pervasivi di cui non conosciamo il funzionamento e le implicazioni ma che utilizziamo con superficialità perché affascinanti dalle strabilianti funzionalità. La nostra è una società sempre più vulnerabile perché si è affidata, e si affiderà sempre di più, alle macchine senza se e senza ma. This is your digital life ma in campagna elettorale questo, come altri argomenti che da qui a breve stravolgeranno la nostra vita (vedi il transumanesimo trattato da Report qualche giorno fa) non compaiono. Siamo ancora impegnati a litigare sul reddito di cittadinanza.

Massimiliano Capalbo

5 Aprile 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/privacy.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-04-05 09:21:332018-04-05 09:29:18This is your digital life
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