I mercenari sono sempre serviti, nel corso della storia dell’umanità, per condurre battaglie personali, quasi sempre ispirate dall’ego di qualcuno per garantire gli interessi di pochi. Sono sempre stati un elemento chiave di molte guerre come abili condottieri ma anche come carne da macello. Fu proprio nel meridione d’Italia, ed esattamente in Sicilia, che i tiranni di Siracusa e di altre poleis greche iniziarono a reclutare migliaia di italici (tra i quali Campani e Lucani) da sacrificare in battaglia.
Spesso il combattimento era la loro unica attività, pertanto conoscevano solo questo modo di vivere e, dalla fine della Guerra del Peloponneso, la causa principale del mercenarismo fu proprio la povertà. I mercenari erano (e sono) capaci di cambiare padrone, l’importante è che quest’ultimo sappia comprarne la lealtà con sostanziose elargizioni. Mentre era frequente nel caso di sconfitta, più raro era il caso di un contingente mercenario che abbandonasse il vincitore. Se la situazione volgeva al peggio i mercenari fuggivano mentre i cittadini mantenevano le fila.
I mercenari ottengono risultati personali fintanto che le promesse elargite dal padrone di turno vengono mantenute, fintanto che la sorte gira dalla loro parte e fintanto che la guida che li ha ingaggiati mantiene la sua posizione di potere.
Quando Ciro il giovane li arruolò per sconfiggere Artaserse si rivolse a loro con queste parole: “Greci, mi sono messo alla vostra testa non certo perché mi fanno difetto i soldati barbari, ma perché vi ritengo migliori e più valorosi di molti di loro… Se sarete valorosi e il successo mi arriderà, chi di voi vorrà tornare in patria sarà reso invidiabile agli occhi dei suoi concittadini“. Ancora oggi i mercenari contemporanei vengono convinti con parole simili dagli adulatori contemporanei. La storia si ripete. Nonostante la vittoria sul campo dei mercenari, Ciro rimane ucciso in un duro scontro con Artaserse e i diecimila opliti greci rimasero senza guida e senza scopo. La loro ritirata li avrebbe costretti a fronteggiare difficoltà e sofferenze inimmaginabili.
Se non fossimo mercenari la nostra vita sarebbe migliore. Se non fossimo mercenari avremmo degli ideali per cui combattere e dei valori da difendere. Se non fossimo mercenari sapremmo distinguere le persone sagge dagli adulatori. Se non fossimo mercenari ci impegneremmo a scoprire i nostri talenti e a metterli a frutto invece di attendere l’elemosina. Se non fossimo mercenari non staremmo sempre li a leccarci le ferite e a contare i danni.

Massimiliano Capalbo

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