Ereticamente.it
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Youtube
  • Essere eretici
  • Eretiche Riflessioni
    • Ambiente
    • Calabria
    • Comunicazione
    • Economia
    • Hacking
    • Politica
    • Società
    • Tecnologia
    • Turismo
  • Eretiche incursioni
  • Eretica TV
  • Scuola Eretica dell’Essere
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
Ambiente, Calabria, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Turismo

Agire significa rischiare

Io non partecipo alla ricerca del capro espiatorio che in queste ore si sta attuando a Civita, perché è troppo comodo. Per quanto la nostra società si consideri matura ed evoluta in realtà è, e resta, una società di irresponsabili. E non mi riferisco a chi ha accompagnato quei cittadini nelle gole del Raganello, gli unici ad essersi assunti delle responsabilità fino ad oggi, mi riferisco a tutti quelli che non hanno fatto nulla per regolamentare, organizzare, tutelare, aiutare, collaborare e che oggi sono alla ricerca del capro espiatorio: le cosiddette istituzioni.
Fino ad una quindicina di anni fa Civita non era conosciuta neanche dai calabresi, se oggi è diventata meta di turisti e appassionati di natura provenienti da tutto il mondo, se sono nati ristoranti, b&b, associazioni di escursionisti, se ci lavorano guide, se ha rappresentato e rappresenta un fiore all’occhiello del turismo (più sostenibile di molti altri modelli) calabrese lo dobbiamo a dei privati cittadini, dei giovani che si sono mossi per prima e che hanno riconosciuto il valore che quelle risorse potevano rappresentare per l’economia del borgo e si sono assunti la responsabilità di creare tutto ciò. Se sindaci, assessori, presidenti e compagnia bella si possono riempire la bocca nei convegni di parole come turismo sostenibile, canyoning, rafting, ferrate (spesso senza sapere di cosa si tratti) è perché c’è qualcuno sul territorio che ha saputo creare tutto questo.
Se fossero stati fermi, se avessero chiesto forme di assistenzialismo, se avessero lasciato campo libero alle istituzioni oggi gli abitanti di Civita si troverebbero qualche discarica, qualche centrale turbogas, qualche industria chimica, sarebbero morti a norma di legge e nessuno avrebbe invocato giustizia.
Invece hanno intrapreso, si sono rimboccati le maniche e hanno provato (riuscendoci) a cambiare l’immagine del loro paese. Un esempio per tanti altri borghi calabresi che ancora attendono la manna dal cielo. Io ho un profondo rispetto per chi agisce e si assume le proprie responsabilità.
Potrei elencare numerosissimi esempi di giovani che in Calabria si stanno dando da fare in solitudine, senza l’aiuto di nessuno per trasformare il proprio territorio, spesso avendo contro le istituzioni, che si assumono dei rischi importanti per inseguire un ideale e uscire dal pantano che le istituzioni calabresi hanno creato attorno a loro per decenni. Lottano, combattono, si sacrificano e poi se le cose vanno bene i loro meriti vengono diluiti tra i tanti cani all’osso, se va male vengono additati come gli unici responsabili.
Anche i visitatori che hanno deciso di entrare in quel Canyon si sono assunti un rischio, hanno sfidato a loro modo la natura. La tragedia è che chi ama la natura a volte ne viene travolto, ha scritto ieri il mio amico Giuliano Buselli. Perché condannare? Perché ergersi a giudici? Quanti di noi lo hanno fatto prima di loro e sono stati più fortunati (il sottoscritto ad esempio) uscendone vivi? Io ho un grande rispetto per tutti i morti di questa vicenda. Queste morti ci raccontano di un bisogno di natura, di scoperta, insita nell’uomo. Un bisogno che andrebbe soddisfatto con maggiore informazione, educazione. Non è impedendo l’accesso alle gole che si risolve il problema, non sono le uniche gole esistenti in Calabria per fortuna. Cosa facciamo? Mettiamo i cancelli alla natura perché la gente non la conosce? O facciamo l’esatto opposto: supportiamo chi guida alla conoscenza e alla scoperta della natura per evitare che questa venga danneggiata, ad esempio, o che succedano tragedie come quella di lunedì?
Le istituzioni invece di mediare tra i vari interessi che si sovrappongono sul territorio, invece di collaborare, organizzare, coordinare, supportare, regolamentare, sostenere, prendono partito, fanno sfoggio dei meriti degli altri facendoli propri quando conviene, se ne liberano quando non conviene più, nella migliore delle ipotesi si disinteressano completamente, lasciando che i fenomeni si autodeterminino e sfocino poi in tragedie come quelle che siamo costretti a commentare. Poi si affrettano a fare dichiarazioni perentorie ai microfoni per rassicurare dei cittadini in cerca di una giustizia emotiva.
La vita è fatta di imprevisti, di difficoltà, di rischi. Solo stando fermi non succede nulla. Chiunque agisce si assume dei rischi, la vità è per definizione rischio. Ci illudiamo che una polizza assicurativa possa metterci al riparo dai rischi, può soltanto tamponare i danni a valle ma non può impedire che il peggio accada. Gli unici che hanno pagato e che pagheranno in questa tragica vicenda sono stati e saranno quelli che hanno agito, su questo non v’è alcun dubbio. Il messaggio conclusivo sarà devastante, tombale, quello che ci ripetiamo ogni giorno da secoli in Calabria e che mantiene questa regione in coma profondo: ma chi te la fa fare?

Massimiliano Capalbo

22 Agosto 2018/3 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/goleraganello.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-08-22 08:36:252018-08-22 08:54:31Agire significa rischiare
Ambiente, Calabria, Eretiche riflessioni

Quando la natura mi insegnò l’umiltà

Una ventina di anni fa, in compagnia di un gruppo di amici (eravamo in 7), decidemmo di trascorrere due giorni del mese di luglio sul fiume Lao, nel tratto che attraversa Laino Borgo. Quando sei giovane e inesperto pensi che il mondo sia a portata di mano e di essere in grado di tenere sotto controllo tutto quello che ti accade intorno, se poi sei in compagnia di amici la voglia di avventura aumenta e le esperienze, anche le più rischiose, diventano alla portata di tutti.
Ci accampammo con le tende, la sera prima, sulla riva del fiume e il giorno dopo, armati di giubbotti gonfiabili, decidemmo di avventurarci (è il caso di dire) e ridiscendere il fiume, senza esserci mai stati prima.
Partimmo alle nove. Nel primo tratto il fiume era largo, l’acqua arrivava al polpaccio, e lo percorremmo camminandoci dentro. Ad un certo punto cominciarono le gole, il fiume si stringeva e l’acqua aumentava di livello e di forza. L’unico modo per proseguire era quello di tuffarsi e lasciarsi trascinare dalla corrente. E noi, come se fossimo in un acquapark, alla ricerca del brivido e incoraggiati dal gruppo, ci tuffammo. L’acqua ci trascinò via per alcune decine di metri finché non ci ritrovammo spiaggiati, chi a destra e chi a sinistra, su quel poco di riva che quel tratto di fiume concedeva. Qualcuno aveva sbattuto contro delle rocce ed era dolorante, qualcun altro impressionato dalla forza dell’acqua. Ci contammo, c’eravamo tutti. Ad un certo punto la presa d’atto più terribile: era impossibile tornare indietro.
La corrente era troppo forte, l’acqua scorreva in mezzo alle pareti lisce, non si poteva risalire, si poteva solo proseguire verso il basso senza sapere cosa avremmo trovato più avanti: una cascata, un dirupo o altro. Ci sentimmo improvvisamente come dei topi in trappola e per la prima volta nella mia vita pensai di aver fatto la cazzata più grande, che non ce l’avrei fatta. Si trattava, per gran parte del tratto che percorremmo, di lasciarsi trascinare dalla corrente gelida, come avevamo fatto prima, perché in quel tratto di fiume la riva era quasi inesistente.
Calò un silenzio di tomba, nessuno aveva voglia di parlare, ad ogni tratto di fiume tentavamo di risalire i costoni alla ricerca di vie d’uscita ma trovavamo solo strapiombi. Dopo averci zittito, l’unica a parlare fu la natura. Ci tenne una lunga lezione, durata 10 ore, senza mangiare né bere, che terminò poco prima del tramonto (intorno alle 19.30) quando, sull’ennesimo costone risalito, notammo degli alberi tagliati (segno del passaggio dell’uomo) e, in lontananza, la luce di una casa alla porta della quale bussammo e, un anziano sbigottito, ci accolse e riaccompagnò alle tende con la sua auto. Avevamo percorso, in dieci ore, circa 1 km e mezzo in linea d’aria. Stanchi e affamati mangiammo tutto quello che avevamo portato dietro per il weekend.
All’epoca ero un normale “cittadino”, il mio rapporto con la natura si limitava alle gite con gli amici ed è questo il grande problema di oggi. La maggior parte delle persone non conosce (come non la conoscevo io) la natura, si approccia ad essa solo quando è in vacanza, perché non vive nella natura. La disgrazia è sempre dietro l’angolo e succede perché, spesso, manca la conoscenza di cosa sia un fiume, un albero, delle specie animali che vivono in un bosco, di come ci si orienta, di cosa fare quando c’è un temporale etc. etc.
All’epoca dei fatti non c’era ancora il boom del rafting che registriamo oggi, in tutta la giornata non scese neanche un gommone. Eravamo soli nel ventre della natura a misurarci con i nostri limiti e il nostro antropocentrismo, non avevamo neanche i cellulari. Ogni volta che leggo di disgrazie accadute in montagna il mio pensiero va a quel giorno di venti anni fa, quando la natura mi insegnò l’umiltà che oggi mi consente di approcciarmi ad essa con rispetto per vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita e per vedere se sono capace di imparare quanto essa ha da insegnarmi, come scrisse Henry David Thoreau.

Massimiliano Capalbo

21 Agosto 2018/1 Commento
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/gole-del-raganello.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-08-21 08:06:212018-08-21 08:06:21Quando la natura mi insegnò l’umiltà
Ambiente, Calabria, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Turismo

La donna che sussurra ai fiori di lavanda

Secondo la SVIMEZ la Calabria è morta. Da anni ci ammannisce diagnosi da funerale. Ma noi siamo sempre qui. Malconci, certo, ma vivi. A dispetto di tutti e tutto. Nonostante la politica, le pubbliche amministrazioni, gli scoraggiatori seriali e la ‘ndrangheta (guai a distrarsi da questa parolina magica!), che ci inoculano dosi letali di psicofarmaci, droghe ed altre sostanze venefiche, quotidianamente. Al punto che ci hanno immunizzati: sì, i calabresi siamo diventati immuni al brutto, al cattivo, al peggio … e all’idiozia che dilagano (e non solo in Calabria).
A Campotenese, sull’orlo occidentale del meraviglioso piano che divide il Massiccio del Pollino dai Monti dell’Orsomarso, nel bel mezzo del parco nazionale, c’è una giovane donna che di immunizzazione è specialista. Poteva starsene a Bologna, dove studiava giurisprudenza. Ma le mancava la Calabria, il clima, l’aria, il profumo, il cielo … E allora ha deciso di tornarsene giù. Ha lasciato anche casa dei suoi a Castrovillari. Ed è andata a vivere, in splendido isolamento, proprio a Campotenese, per la precisione in contrada Barbalonga di Morano, a 1100 metri di quota, nella casa per le vacanze della famiglia, con intorno una selvatica tenuta di appena due ettari. L’ha trasformata in un B&B e ha cominciato ad accogliere i visitatori del parco. Le sono tornati subito il buon umore e la lucidità mentale. Al punto che si è sposata e ha messo al mondo due figli.
Un giorno poi, mentre cammina per boschi e prati con la madre, trova uno strano fiore profumato e colorato. Lo raccoglie e lo pianta nel suo giardino, bisognoso di essenze resistenti al freddo. Scopre che è una lavanda endemica del Pollino (i botanici interpellati la battezzeranno come Lavanda pyrenaica; Selene, invece, la chiamerà Lavanda loricanda, in onore al Pino loricato). Comincia a coltivarla e a distillare il prezioso olio essenziale che ha reso ricca la Provenza, nel sud della Francia. In famiglia si conserva una sbiadita foto degli anni 40 del ‘900 che le rivela come, fra Morano e Viggianello, sino a quell’epoca vi erano addirittura delle distillerie industriali di lavanda del Pollino, il cui olio essenziale veniva venduto alla Carlo Erba. Mette su una distilleria professionale, compra altri tre ettari di terreno, trasforma la tenuta in un Parco della lavanda, produce olio essenziale, sapone, candele, sacchetti di fiori essiccati e tante atre cose.
E il Parco è sempre gremito di visitatori e scolaresche, soprattutto in giugno e luglio, quando la tenuta si trasforma in una meravigliosa distesa viola sullo sfondo delle cime del Pollino. Al punto che Selene è costretta a chiudere il B&B e a dedicarsi solo alla sua amata lavanda.
Ecco, la storia di Selene Rocco – così si chiama la donna che sussurra ai fiori di lavanda – è esemplare. L’amore per la sua terra, il desiderio di bellezza e di poesia, la lucidità mentale ritrovata, un po’ di creatività collegata alla vocazione dei luoghi, l’hanno trasformata in una persona nuova. Magari Selene non contribuirà a far aumentare il Prodotto Interno Lordo (PIL) della Calabria – su cui ci informa la solerte Svimez – ma la Felicità Esterna Netta (FEN) quella certamente sì. E per noi avvelenati dai signori di cui sopra, visitare il Parco della lavanda e capire il messaggio di speranza che ci viene dalla storia di Selene, sarà un formidabile contributo a renderci, se possibile, ancor più immuni e resilienti. Grazie Selene!

Francesco Bevilacqua

6 Agosto 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/lavanda.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-08-06 11:18:212018-08-06 11:18:43La donna che sussurra ai fiori di lavanda
Pagina 25 di 55«‹2324252627›»

Visita il Giardino Epicureo

L’autore:

Massimiliano Capalbo

www.massimilianocapalbo.it

Agisco nel mio piccolo mondo, cercando di gettare ponti attraverso legami deboli.

News

  • Il Giardino Epicureo
    Il primo giardino sensoriale e terapeutico basato sulla filosofia epicurea in Italia.
Ereticamente
Gruppo Pubblico · 1973 membri
Iscriviti al gruppo
Oggi può considerarsi eretico chi sfida lo status quo. E’ eretico chi non crede, chi non riesce ad accettare ciò che viene spacciato come dogma o verità assoluta.

Newsletter – Resta sintonizzato

Perchè Ereticamente.it

Per valorizzare l’eresia considerata come arché, come forza primordiale in eterna espansione, creatrice di ogni trasformazione, iscritta in ogni atomo di materia.

Search Search
2019 © Copyright - Ereticamente.it
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Youtube
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Cookie settingsACCEPT
Privacy & Cookies Policy

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these cookies, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA