Ereticamente.it
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Youtube
  • Essere eretici
  • Eretiche Riflessioni
    • Ambiente
    • Calabria
    • Comunicazione
    • Economia
    • Hacking
    • Politica
    • Società
    • Tecnologia
    • Turismo
  • Eretiche incursioni
  • Eretica TV
  • Scuola Eretica dell’Essere
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
Eretiche riflessioni, Turismo

Eclissi

E’ una notte bellissima quella che vede danzare in cielo la Luna, la Terra e Marte in un gioco di luci e ombre simile a quello che caratterizza le nostre esistenze. Sono a Le Castella, nota località turistica in provincia di Crotone, quando tutto questo avviene e passeggio lungo una strada buia, per nulla trafficata, lontano dal rumore e dalla banalità dei villaggi turistici che mi circondano dove, anche eventi rari come questo, vengono trattati alla stregua di un’animazione serale per cerebrolesi, con tanto di fuochi d’artificio. Un amico mi scrive: “guardiamo la luna solo quando ce la nascondono”.
Se penso che mi trovo nel territorio della Magna Grecia e che quei nostri predecessori che hanno abitato queste terre, un tempo rigogliose e rispettate, vedevano questo stesso cielo, questi stessi fenomeni e riuscivano a leggerli e comprenderli molto meglio di noi che ci consideriamo così avanzati, mi rendo conto che l’unica vera eclissi è quella (lunghissima) che vede protagoniste le nostre esistenze da tempo.
Penso in che lusso potremmo vivere se solo sapessimo coglierne il senso e il significato, se solo sapessimo apprezzare, se avessimo la consapevolezza e la conoscenza di ciò che è veramente importante sapere per vivere bene. Queste conoscenze, invece, non sono più date, non sono considerate necessarie per vivere una vita degna di questo nome. Saper leggere un cielo non è più vitale come un tempo, non rientra nei saperi di oggi, non ci svela nulla. E, infatti, ciò che regna è la confusione, l’incertezza, lo smarrimento, la paura. L’universo ci appare estraneo e minaccioso.
Il turismo, ad esempio, è la cartina di tornasole di questa umana mediocrità. Dimmi come fai vacanza e ti dirò chi sei potremmo affermare. In gran parte del territorio nazionale si tratta di una farsa allestita nei mesi estivi, per arrotondare economicamente i conti correnti di famiglie che nel corso dell’anno si occupano (quando hanno di che occuparsi) di tutt’altro. E’ un fenomeno triste perché tristi e prive di significato sono le nostre esistenze. Andare in vacanza significa sempre più strappare ad una vita monotona sprazzi (forzati) di euforia. Nessuno spazio alla riflessione, al riposo vero, nessuna occasione per ritrovare se stessi. Si torna a casa come prima e più di prima senza essere minimamente cambiati, perchè in vacanza finiamo per riprodurre (accentuandola) la nostra mediocrità. Anzi, la tendenza è quella di ricercare a tutti costi lo smarrimento, così come si fa il sabato serà nel corso dell’anno. Non pensare per non soffrire, per non guardare in faccia la realtà fatta di schemi, orari, scadenze, file, ruoli, etichette, vite piatte. Chiudersi nella simulazione di un mondo artefatto, quello allestito per l’occasione, ci illude di aver strappato alla vita qualcosa.
In estate simuliamo come potrebbe essere bello vivere se non avessimo la vita che abbiamo. Simuliamo anche gli ambienti in cui ci piacerebbe vivere. La cura degli spazi che ritroviamo nei villaggi turistici, ad esempio, è quella che tutti vorremmo nelle nostre città ma non creiamo. I luoghi del turismo sono un plastico del mondo che vorremmo ma non sappiamo ricreare nella quotidianità. Così come le relazioni che stabiliamo nel corso della vacanza sono le relazioni che non creiamo nella quotidianità perché presi dalla frenesia del mondo. Ci tocca pagare per avere, per pochi giorni, quello che non riusciamo ad avere gratis nel corso della nostra esistenza semplicemente perché non ci crediamo, non siamo disposti a cambiare le nostre abitudini e il nostro modo di pensare.
Molti pensano che per fare decollare il turismo occorrano piani, strategie, soldi, esperti, strumenti. In realtà non potremo mai campare di turismo se non sapremo cambiare il nostro stile di vita, l’organizzazione della nostra società. Se continueremo ad andare in ferie tutti ad agosto, se continueremo a metterci in fila alla ricerca di un posto fisso alle dipendenze di qualcuno, se non coloreremo la nostra vita con un pizzico di romanticismo, se non saremo capaci di fermarci ad osservare un fenomeno naturale, se non sapremo circondarci del bello, se non aspireremo a raggiungere livelli di spiritualità più elevati, se non ci riconosceremo parte di una comunità, se non ci concentreremo sull’essere più che sull’avere, se non saremo orgogliosi della nostra storia e della nostra identità, se non sapremo raccontarci perché non abbiamo niente da dire. Se continueremo nella nostra personale eclissi.

Massimiliano Capalbo

28 Luglio 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/marte-1.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-07-28 06:44:102018-07-28 11:35:56Eclissi
Ambiente, Calabria, Comunicazione, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Turismo

I grandi abeti di Eduardo e Simonetta: almanacco di un mondo semplice

Anche loro, in fondo, sono dei rifugiati! Lui, Eduardo – bel nome d’assonanza goethiana (ricordate “Le affinità elettive”?) -, guida naturalistica, viene da Celico, il paese natale di Gioacchino de Fiore. Lei, Simonetta, insegnante di Inglese, viene da Toronto, di là dell’oceano mare. Ed anziché prendere un appartamento a Cosenza e passare il loro tempo fra uffici e centri commerciali – come fanno molti dei nostri giovani – hanno adottato il rudere di un casello Anas, lungo la vecchia statale per la Sila, sommerso da una fitta foresta di conifere e latifoglie. L’hanno ristrutturato. Senza fronzoli. Senza orpelli. Ne hanno fatto un rifugio: il Rifugio Casello Margherita.
Simonetta ed Eduardo, con i loro due bimbi, vivono lì tutto l’anno, a 1300 metri di quota, sull’orlo occidentale della Magna Sila di Virgilio. Anche quando, per almeno tre mesi, loro ospiti fissi sono la neve e il gelo. Gli altri ospiti, quelli umani, vengono da tutt’Italia e anche dal resto d’Europa. Vengono a fare vacanza in un luogo da cui qualunque calabrese lobotomizzato fuggirebbe immediatamente. Ecco perché Simonetta ed Eduardo sono dei rifugiati: hanno chiesto asilo politico agli alberi, alle montagne, ai fiumi, ai lupi, ai caprioli, ai paesaggi, ad una civiltà antichissima, che pareva morta e sepolta. E a quei fiori di sambuco che, impanati e fritti, hanno reso squisito il nostro ristoro dopo l’ennesima erranza. Partiamo proprio dal Rifugio Margherita. Oggi vado al traino. Capita di rado. Solo con persone di cui mi fido. Eduardo è uno di loro. Questa porzione della Sila è poco nota. Perché sta oltre l’orlo esterno del grande altopiano. Che Manlio Rossi Doria calcolò essere esteso ben 170.000 ettari. Siamo sulle scoscese pendici che dai 1700 metri del crinale di Serra Stella, calano verso le valli tributarie del Crati. Che costituiscono il vastissimo orlo circolare dell’altopiano e andrebbero aggiunte alla misura. Qui, dall’epopea dell’ultima grande migrazione, non viene quasi più nessuno.
E’ uno di quelli che io chiamo “luoghi perduti”: dimenticati dalle comunità che per secoli hanno vissuto dentro di loro e grazie a loro. Eduardo comincia bene: ci fa scendere verso il basso, e non, come si aspetterebbe chiunque, salire verso l’alto. E questo mi piace: significa che ha in mente una piccola erranza non codificata dai comuni canoni dei trekker consumistici e modaioli che imperversano ormai dappertutto. Passiamo fra pini e castagni, per attraversare più a valle la vecchia statale. E lì sì, cominciare la vera salita. Dal sentiero scavato nella dura roccia cristallina di questo pezzo di Alpi scaraventato nel cuore del Mediterraneo, si scorge in lontananza lo sprawl urbano della valle del Crati, che nessun pretestuoso ponte di Calatrava – come quello realizzato a Cosenza – potrà mai nobilitare. Per fortuna possiamo volgerci a monte e incantarci dinanzi ad un ruscello, come in un carme di Teocrito. Ecco l’Orto di Parisi, con una tipica baracca di tavole ed il ceppo di un enorme castagno. E poi la foresta grande. Di faggi e abeti bianchi. Ci aggiriamo fra i Titani. Avevo sempre guardato con desiderio, da lontano, quelle abetine che macchiano di verde scuro il velluto del bosco di Serra Stella. Oggi Eduardo è stato il medium che mi ha messo in contatto con dei primevi del bosco, sopravvissuti alla titanomachia distruttiva dei grandi tagli del ‘900. Ecco Iapeto, che si biforca a due metri da terra. Ecco il mostruoso Coio. Ed ecco Iperione, immenso: da un lato una bassa entrata conduce al suo interno; dall’altro enormi radici lo serrano alla scarpata. Ripida è la salita nella Taiga silana, costellata di una miriade di piccoli abeti. Sino alla macchia di Erboso, residuo degli ampi pascoli che costellavano i crinali e le valli della Sila. Il bosco si riprende ciò che l’uomo gli ha rubato. E poi di nuovo giù, colti da un’ebbrezza pericolosa per dei comuni mortali. Eduardo procede ora senza sentiero. Annusa l’aria, segue una pista di animali, cerca il segno. Iconemi, li chiama Eugenio Turri nei suoi libri sull’antropologia del paesaggio. Sono segni distintivi dei luoghi, che, per le loro forme inconsuete sono divenuti simboli. La Pietra di Margerita, maestosa rupe oggi sommersa dal bosco ma un tempo certamente visibile da lontano, nasconde una leggenda di tesori e sacrifici. Orientava i transiti fra i paesi e l’altopiano. Indicava la via. Rassicurava gli sguardi. Qui Eduardo ha condotto a fatica i vecchi del paese, come in un pellegrinaggio della memoria. Per riannodare l’antico legame. L’erranza termina al rifugio, dopo un lungo anello, nel tepore della nostra amicizia.
La piccola casa è una sana utopia. Anzi, è un’utopia reale e minimale. Nel modo in cui la intende Luigi Zoja. E’ una piccola università dove si pratica la “slow culture”, dove “si rifiuta l’eccesso di competitività, di estroversione e di modelli collettivi della società post-moderna. Per loro [Eduardo e Simonetta] [e per me] l’introversione non è una forma di patologia, ma una normale e fondamentale possibilità di essere uomini”. E’ un “almanacco di un mondo semplice” come scriverebbe Aldo Leopol, non compromesso dalla bulimia filosofica che imperversa, non complicato da bisogni indotti, non contaminato da un sapere artificioso e professorale. Eduardo, Simonetta e i titani della “loro” grande foresta dietro casa sanno, come me, che i nostri luoghi, i nostri paesaggi, le nostre relazioni non sono merce da esporre nella vetrina di un ipermercato. Sanno, come me, che i luoghi sono l’essenza stessa della vita delle nostre comunità. E noi non vendiamo la vita delle nostre comunità! Potete comprare la terra per imbrattarla, depredarla, insozzarla … ma non comprerete mai l’anima dei luoghi. E nemmeno le nostre anime malinconiche e vere.

Francesco Bevilacqua

20 Giugno 2018/1 Commento
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/rifugio-casello-margherita.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-06-20 08:24:452018-06-20 08:24:45I grandi abeti di Eduardo e Simonetta: almanacco di un mondo semplice
Ambiente, Calabria, Comunicazione, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Tecnologia, Turismo

Dentro la mappa sbagliata

“Il Sud non lo vuole raccontare più nessuno perchè si teme il dejavù“. Esordisce così Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, la nota trasmissione di inchiesta di RaiTre che qualche lunedì fa, a firma di Michele Buono, ha mandato in onda un’inchiesta dal titolo “Dentro la mappa” nella quale si è prospettato uno scenario da incubo per il Sud Italia e, in particolare, per la Calabria.
Alla fine lo stereotipo ed il dejavù si sono riproposti tali e quali in questa inchiesta che non ha fatto altro che approcciarsi al “problema”(?) Sud con il solito atteggiamento colonialistico che da centocinquant’anni a questa parte caratterizza il dibattito sullo sviluppo economico del Mezzogiorno.
Secondo Ranucci al Sud c’è una ricchezza che se intercettata potrebbe cambiare il destino di un territorio che sembra maledetto. E quale sarebbe la ricchezza del Sud (e della Calabria in particolare) secondo i giornalisti di Report? Il fatto che possegga il 30% della biodiversità dell’intero continente come ha sottolineato anche Vandana Shiva recentemente ospite di un convegno a Catanzaro? Noooo. Il fatto che vi sia ancora una viva tradizione contadina non interamente assoggettata alle politiche industriali? Noooo. Una biodiversità storica e archeologica tra le maggiori d’Europa? Noooo. Un clima unico che consente la coltivazione di piante (bergamotto e cedro per citarne solo due uniche al mondo) per approvvigionarsi delle quali i migliori acquirenti si mobilitano da ogni parte del mondo? Noooo. La straordinaria varietà paesaggistica, storica ed enogastronomica che consentirebbe di campare di turismo 365 giorni l’anno? Noooo. La ricchezza che il Sud ed in particolare la Calabria non riesce a mettere a frutto, secondo i lungimiranti giornalisti di Report, sono le navi che trasportano merci in tutta Europa che, invece di attraccare a Gioia Tauro, attraccano in Olanda con conseguente perdita economica per il nostro Paese. Nell’indecisione tra ridere o piangere ho scelto di indignarmi e di scrivere che quelle raccontate da Report sono solo sciocchezze, frutto di stereotipi, di pressappochismo, di tentativi di risolvere quello che erroneamente viene considerato problema semplicemente perché non si ha la capacità di vederlo, di riconoscerlo e di comprenderlo.
Per confermare la tesi le telecamere di Report si sono spinte fino al porto di Rotterdam, nel Mare del Nord, su “un pezzo di terra che prima non esisteva, completamente strappato al mare” sottolinea il giornalista nel servizio. In questa frase c’è già il motivo per cui proporre alla Calabria di diventare la nuova Rotterdam è un’idiozia senza precedenti. La Calabria esiste ed è, dal punto di vista ambientale e paesaggistico, un luogo straordinario, unico al mondo e non ha bisogno di costruire nulla per generare valore anche economico, dovrebbe semplicemente mettere a sistema quello che ha già. Non ha bisogno dell’artificio per sopperire alla naturalità come invece gli olandesi e tante altre regioni anche italiane sono costrette a fare. Se gli olandesi avessero le nostre risorse non si sognerebbero minimamente di diventare una rotatoria navale per il transito di merci. Il problema del Sud non è la scarsità di lavoro o di opportunità ma la mentalità perdente che consente di accogliere e rilanciare, senza se e senza ma, proposte come quelle di Report come si sono affrettati a fare qualche giorno dopo il Corriere della Calabria la TGR ed altri. Quando i territori come la Calabria, allevati per decenni all’assistenzialismo, non esprimono idee e progettualità si trasformano in una manna dal cielo per i neocolonialisti, istituzionali e non, che sulla nostra ignavia e incapacità da sempre costruiscono le proprie fortune. Una terra considerata “un problema” genererà sempre proposte simili, proposte semplici “sulla carta” da realizzare per rimuovere il problema, non per risolverlo. Oppure per sfruttarlo a proprio vantaggio, le sfortune (leggi incapacità) di taluni hanno sempre rappresentato le fortune di altri.
E’ quello che è accaduto dagli anni in cui si è avviato il processo di industrializzazione forzata del Sud Italia fino ad oggi che ha generato la Pertusola di Crotone, la Marlane di Praia a Mare, la centrale a Carbone di Rossano fino ad arrivare al Porto di Gioia Tauro. Se i residenti non si pre-occupano del proprio territorio lo faranno altri e non saranno particolarmente attenti alle loro esigenze.
Pensare di trasformare un luogo come la Calabria in uno snodo di merci coincide con una visione miope e retrograda che non tiene conto dei cambiamenti che stanno avvenendo anche nel settore dei trasporti e delle merci. Con la rivoluzione delle stampanti 3D, ad esempio, per quanto tempo ancora sarà necessario trasportare le merci? Realizzare infrastrutture come strade, ponti e stazioni che impatto ambientale e paesaggistico avrà, in proporzione anche ai tempi di costruzione in un paese come l’Italia (in cui i lavori durano decenni e devono pagare il pizzo alle varie mafie), e una volta che il business sarà terminato (perchè terminerà) cosa resterà alle popolazioni? E’ un film già visto che solo quelli con la memoria corta o in malafede non possono ricordare.
La redazione di Report questa volta ha sbagliato mappa, non si trattava della Calabria.

Massimiliano Capalbo

10 Giugno 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/report.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-06-10 18:18:532018-06-10 18:31:35Dentro la mappa sbagliata
Pagina 10 di 38«‹89101112›»

Visita il Giardino Epicureo

L’autore:

Massimiliano Capalbo

www.massimilianocapalbo.it

Agisco nel mio piccolo mondo, cercando di gettare ponti attraverso legami deboli.

News

  • Il Giardino Epicureo
    Il primo giardino sensoriale e terapeutico basato sulla filosofia epicurea in Italia.
Ereticamente
Gruppo Pubblico · 1973 membri
Iscriviti al gruppo
Oggi può considerarsi eretico chi sfida lo status quo. E’ eretico chi non crede, chi non riesce ad accettare ciò che viene spacciato come dogma o verità assoluta.

Newsletter – Resta sintonizzato

Perchè Ereticamente.it

Per valorizzare l’eresia considerata come arché, come forza primordiale in eterna espansione, creatrice di ogni trasformazione, iscritta in ogni atomo di materia.

Search Search
2019 © Copyright - Ereticamente.it
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Youtube
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Cookie settingsACCEPT
Privacy & Cookies Policy

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these cookies, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA